Ecopolis, le città e l'ambiente del 2100

Ecopolis, le città del 2100

E' un'architettura viva, in osmosi con l'ambiente e l'uomo l'"archibionict", cioè architettura più biotecnologie più ICT. Il suo creatore è il giovane architetto belga Vincent Callebaut che ha iniziato ad immaginare il mondo del 2100. E ci parla di un Pianeta che ha subito il cambiamento climatico, di oceani le cui acque si sono ingigantite a causa dello scioglimento dei ghiacciai ai poli, ma anche di una rinnovata e redenta umanità che prova a ricostruire attraverso il patto di pace con l'architettura, la sua comunione con la natura.

E ci parla, attraverso i suoi progetti, di spazi anti-smog, di isole autosufficienti, Lilypad, come l'Arca di Noè, di torri avvolte da edere e rampicanti, la Foresta Profumata, che stabilisce come un axis-mundi o un cordone ombelicale, il ritorno alla natura attraverso materiali sostenibili, costruzioni a impatto zero, autosufficienza energetica.

Tutti i suoi progetti sono da considerarsi come piante, alberi, cespugli che sopravvivono grazie al contatto con la terra e al nutrimento del sole, del vento e dell'acqua, la cui energia accumulata alimenta l'uomo e tutte le creature che gravitano intorno al nuovo ecosistema. Sono loro, le architetture, il centro dell'universo e l'uomo una delle tante creature che con esse interagiscono.

Foto | mdolla, inhabitat

Ecopolis, le città del 2100

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L'architetto diviene artista, filosofo e tecnico multidisplinare e declina i diversi elementi: le turbine eoliche ad asse verticale (VAWT); la raccolta e filtraggio dell'acqua piovana; il rivestimento di TiO2 che interagendo con le radiazioni ultraviolette e le particelle d'aria abbatte alcune sostanze inquinanti e contaminanti.

Sono le Ecopolis trasversalmente costruite, anzi immaginate come in una premonizione, da Parigi a New York, da Hong-Kong a Bruxelles, riconoscendo e rispettando in ogni luogo la sua biodiversità, rispettando il "glocal" e dialogando sempre con l'ambiente, fosse anche di sola polvere. Nelle immagini, alcune delle visioni di Callebault, sperando che diventino realtà in un mondo che non sia giunto al break-down climatico ma che un passo prima abbia deciso di ravvedersi.

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