Il ritorno delle pecore sambucane

pecora sambucana A vederle ricordano quelle del presepio, ma sono gagliardissime pecore della Valle Stura (Cuneo). Adatte alla vita di montagna, si sanno arrampicare su pendii rocciosi molto scoscesi con naturalezza. Negli anni '80 ne erano rimasti pochissimi esemplari, che però oggi, grazie all'aiuto della Comunità Montana della Valle Stura, sono più di 5.000. Stanno così bene che colonizzano nuove valli, come la Valsesia (Vercelli).

E a noi che cosa ne viene? Ecco: oltre ad avere qualcuno che cura il territorio montano, pare che la carne sia ottima, il formaggio pure (visto che brucano all'aperto) e la lana spettacolare. Chi può li provi e poi ci racconti.

Tradizionalmente queste pecore si autogestivano, cioè restavano al pascolo in alpeggio da sole e il pastore saliva solo un paio di volte a settimana a dar loro il sale e un'occhiata. (Nel frattempo il pastore si occupava del fieno per l'inverno in valle, non è che restasse in panciolle con le mani in mano!). Da quando sulle Alpi sono tornati i lupi (che sono mancati per poco più di 100 anni, ma abbastanza a far cambiare le abitudini dei pastori) e si sono diffusi i cani selvatici (quelli abbandonati in autostrada, per capirci) questa tradizione è cambiata. Adesso i pastori passano tutta la stagione con le pecore a difenderle dagli assalti.

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