Georgia, la sporca guerra per il controllo del petrolio

Ad ogni fine estate la Russia presenta il conto energetico all'Europa. E ogni volta sempre più in anticipo rispetto all'entrata del "Generale Inverno". Questa volta alza il tiro e innesca una guerra nello Stato della Georgia, dove hanno perso la vita circa 1800 civili e con le truppe russe a presidiare il territorio.

Alla base del conflitto, il controllo del nuovo gasdotto che dovrebbe fornire tra qualche anno la Germania e l'Europa. Gasdotto che non tocca il suolo della Confederazione Russa e che passa dalla Turchia, candidata (integralisti permettendo) all'entrata in Europa.

Lo ammette il cancelliere tedesco Angela Merkel che dichiara:

Le difficoltà nelle relazioni con Mosca dovute alla crisi nel Caucaso non incideranno sulla costruzione del gasdotto sotto il Mar Baltico che fornirà a partire dal 2011 direttamente il gas russo alla Germania.


Oggi, intanto, per le 15,00, è stata convocata la riunione straordinaria dei 27 a Bruxelles, presieduta da Monsieur Sarkozy che pure si è dato molto da fare con la diplomazia per far sloggiare i Russi di Putin dalla Georgia che anela a diventare anch'essa europea, con la benedizione e i soldi di Mr. Bush.

Ecco il nodo: la vecchia ruggine tra Confederazione Russa e Europa che sembrava essere stata messa da parte lo scorso marzo quando le diplomazie riuscirono a far rientrare l'embargo riservato alla carne europea che entrava in Russia dalla Polonia sede della futura installazione dello scudo spaziale, progetto voluto da Bush e approvato dall'Europa. Ma insomma, siamo alla fine del mandato elettorale di Bush e se vince, come vince, Barak Obama, che problema c'è? Tra qualche mese, dello scudo, nessuno se ne ricorderà più.

Intanto Putin, in qualità di Primo Ministro minaccia di non entrare nel WTO, dopo aver bloccato di nuovo le importazioni agroalimentari dalla Polonia. La riunione di oggi servirà a Francia, Germania e Italia a stabilire il da farsi per riallacciare il dialogo con Putin. Contro la linea morbida di Sarkò, che vuole evitare sanzioni, la Polonia e l'Inghilterra di Brown che chiedeno invece il pugno di ferro.

Il Cavaliere reduce degli accordi con il Colonello Gheddafi fatti di scuse, inchini e soldi (per l'esattezza un mutuo da 5 miliardi di dollari in 25 anni) che assicurano secondo le dichiarazioni del leader libico:

L'Italia avrà la priorità su petrolio e gas e in altre forme di investimento, perché è uno Stato amico. E la Libia trarrà beneficio dai suoi forti rapporti con l'Italia

propone di tenere comunque in grande considerazione l'amico Putin e la Russia poiché come ha dichiarato:

La Russia non solo è una grande potenza nucleare e atomica, ma è anche una importantissimo fornitore di petrolio e di gas. E noi abbiamo bisogno di quel petrolio e di quel gas e non possiamo certo permettere che Mosca anzichè darlo all'occidente e ai paesi europei decida di darlo alla Cina

Stando così le cose, perché l'Italia e l'Europa non prendono seriamente in considerazione la possibilità di usare massicciamente le fonti alternative di approvvigionamento quali vento e sole?

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