"Il nucleare non ci serve". Intervista a Umberto Guidoni

Umberto Guidoni

Se Umberto Guidoni, 54 anni astrofisico e astronauta che ha viaggiato nello spazio in diverse missioni della NASA dice che nel futuro del mondo non c'è il nucleare c'è da crederci. Oggi, sullo scienziato ha preso il sopravvento il politico: Guidoni è un parlamentare europeo eletto nelle liste dei comunisti italiani, impegnato tra l'altro, nelle Commissioni ambiente e cambiamenti climatici.

Raggiungo Umberto Guidoni al telefono durante la sua risicata pausa pranzo. L'ho inseguito per diversi giorni e l'intervista si svolge su tempi strettissimi, ma credo perché sia abituato a fare il giro del mondo in 80 minuti.

Umberto Guidoni Umberto Guidoni Umberto Guidoni

D.: Parliamo dell'emendamento bocciato, proprio sul nucleare e della Direttiva europea 20-20-20 per cui la Comunità obbliga i suoi paesi membri a rivedere i propri piani energetici partendo dalle energie rinnovabili.

R.: Si, In pratica si era tentato di far passare un concetto particolare: considerare l'energia nucleare tra le energie rinnovabili. L'idea è stata bocciata. Finalmente ci sono obiettivi vincolanti per gli Stati membri. L'Italia sembra non averlo compreso: un anno fa, quando il Consiglio Europeo ha definitivamente approvato la riduzione , entro il 2020, del 20% delle emissioni di gas serra, agendo sul +20% di efficienza energetica e sul +20% di energie rinnovabili, l'Italia ha risposto con un aumento delle emissioni del 15% per cui dovremo pagare di penalità circa 13 miliardi di euro.

D.: La Direttiva europea, dunque, cozza con la recente approvazione italiana di una legge (la 133/08 NdR) che autorizza la costruzione sul nostro territorio di centrali nucleari.

R.: La direttiva europea per essere valida dovrà essere discussa in Plenaria. Ma a parte ciò la legge a cui fa riferimento e che si trova nel pacchetto della finanziaria dice solo che si autorizzano a costruire centrali nucleari. Ma non indica né il come né il quando. Mancano dunque parecchie disposizioni ancora.

Come manca un Piano energetico che stabilisca le quote di energia rinnovabile così come ci è stato chiesto dalla Ue e che definisca il futuro energetico del nostro Paese. E' da precisare che in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi UE, saremo costretti a pagare delle penalità, che ricadranno sulle spalle dei cittadini. E queste multe non si esauriscono nel pagamento una tantum ma sono applicate a scadenze regolari e finché gli obiettivi non sono raggiunti. Credo che attualmente ne gravino sull'Italia circa 80.

D.: Dunque è nel Piano energetico, che il Ministro Scajola ha annunciato pronto per il 2009, che si giocherà la partita delle energie rinnovabili contro il nucleare?

R.: Il Governo italiano, una volta presentato il Piano, lo dovrà sostenere alla Commissione Europea che potrà rilevare non conformità rispetto alle direttive in materia. E dovrà rispettare l'obiettivo vincolante del 17% di energie rinnovabili entro 2020.

D.: Rispetto ai biocarburanti che accordi avete trovato?

R.: Abbiamo raggiunto un compromesso su un obiettivo intermedio del 5%, entro il 2015, e uno complessivo del 10% entro il 2020 specificando però che almeno il 40% deve essere ottenuto con elettricità e idrogeno da fonti rinnovabili, o biocarburanti di seconda generazione ottenuti dai rifiuti. E' prevista una revisione nel 2014 con la possibilità di abbassarne il target.

D.: E a quegli amministratori locali, che rifiutano sul loro territorio di ospitare ad esempio impianti eolici off-shore (Crocetta, Sgarbi e Greco) cosa dice?

R.: Su questo bisogna essere coerenti e non rinchiudersi sul fronte del no. Però gli amministratori locali vanno ascoltati e va valutato quello che hanno da dire. Di certo se c'è una costa a vocazione turistica non ci si mette un impianto eolico ma si studiano altre soluzioni. Però una volta presentato un piano, sulla base di una valutazione complessiva, non si torna indietro. Anche perché non è l'amministratore locale a dover decidere sulle varie localizzazioni degli impianti. Inoltre bisogna puntare e molto sulle realtà locali e sulla produzione di energia su piccola scala.

Umberto Guidoni
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E qualche ora dopo sul suo sito (quello che riprende la sua attività politica) è apparso un suo post relativo al perché l'Italia non debba e non possa costruire centrali nucleari. Eccone i motivi:

[...]il nucleare produce esclusivamente elettricità, che è solo una parte dei consumi energetici. Tutto il nucleare presente nel mondo (440 centrali) soddisfa poco più del 6% dei consumi finali; gran parte dell'energia è utilizzata in aree dove l'atomo non può sostituire i combustibili fossili: trasporti, industria, riscaldamento, agricoltura.

Al contrario di quanto afferma Scajola, l'energia nucleare è costosa e non ci libera dal petrolio. La Francia produce il 78% dell'energia elettrica da fonte nucleare ma consuma ed importa più petrolio dell'Italia che non produce un singolo chilowattora dall'atomo. Inoltre stiamo ancora pagando, a 20 anni dalla chiusura, i costi di smantellamento degli impianti nucleari (componente A2 della bolletta Enel).

Infine c'è un terzo punto per cui occorre contrastare la scelta nucleare: il modello di società. Con la scelta nucleare, si tende a remunerare il capitale investito invece di creare nuovi posti di lavoro e non c'è redistribuzione del reddito prodotto nella comunità in cui sono localizzati gli impianti. Forse è proprio la ragione per cui questo governo, che difende gli interessi dei gruppi industriali e dei poteri forti, ha rispolverato il nucleare. Come per Alitalia, si usa denaro pubblico per far crescere i profitti dei privati.

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