Ministro Ronchi: Gli obiettivi di Kyoto mettono a rischio la competitività dell'industria Italiana

Fabbriche nella cittàIl governo non approva le misure dell'Unione Europea in materia di cambio climatico. Secondo Andrea Ronchi, ministro per le Politiche Comunitarie, le imposizioni della Comunità Europea costerebbero troppo all' industria italiana. Le parole di Ronchi non sono però piaciute ne all'opposizione, ne tanto meno alle associazioni ambientaliste, secondo le quali la vera priorità è quella di ammodernare in forma sostenibile l'industria nazionale in modo da renderla maggiormente competitiva.

Il tempo è poco in quanto entro dicembre si dovrà già essere in grado di programmare una strategia comune per il 2009, anno in cui partirà il negoziato globale sulla nuova versione di Kyoto. Il rappresentante italiano si scontra con le misure della strategia "20-20-20" per il 2020, ovvero la riduzione del 20% delle emissioni di CO2 , l'aumento medio del 20% delle energie pulite e l'innalzamento della medesima percentuale di efficienza energetica. Ronchi non discute questi obiettivi, tuttavia richiede una modifica delle modalità per il loro raggiungimento.

Questi i punti salienti di quanto chiede l'Italia: esclusione delle piccole imprese dalle quote di CO2; estensione dei permessi gratuiti per quelle più grandi; sconti sulla produzione di energia elettrica con premi per chi ha già investito in tecnologia; politica più permissiva in tema di emissioni nei confronti dell'industria automobilistica italiana in vista delle previste nuove direttive europee nel settore trasporto.

Il governo chiede inoltre di cancellare la promessa europea di portare il taglio di gas serra al 30% in caso di accordo globale sul nuovo Kyoto e mette poi in discussione l'analisi d'impatto di Bruxelles, sostenendo che per l'Italia il prezzo annuo per la realizzazione della strategia sarebbe di 20 miliardi di euro.

Gli investimenti richiesti, ha osservato Ronchi, metteranno in seria crisi la competitività delle nostre aziende sul mercato globale a favore dei paesi emergenti (Cina, India, Brasile, ma anche paesi dell'est Europa) che non hanno nessun vincolo ambientale del Protocollo di Kyoto da rispettare. Tutto ciò si ripercuoterà inevitabilmente su un aumento dei prezzi e sulla frenata del PIL.

Ronchi sottolinea che questo aggravio degli oneri a carico delle aziende e delle finanze pubbliche italiane è ancor più pressante se si considera il rallentamento di crescita delle economie occidentali, l'aumento dei prezzi di cibo ed energia e la crisi finanziaria. Gli interessi globali come spesso accade si scontrano con quelli di casa, aspettiamoci un autunno caldo sui temi energetico-ambientali nel vecchio continente.

Via | Larepubblica.it
Foto | Flickr

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