Resiste la "Legge Salvacoste" in Sardegna

Costa della SardegnaQualche giorno fa (il 5 ottobre) si è tenuto in Sardegna un referendum popolare valevole per l'abrogazione della cosiddetta "Legge Salvacoste". La legge, in vigore nell'isola dal 2004, continuerà però ad essere operativa almeno sino alle prossime elezioni regionali, poiché non è stato raggiunto il quorum minimo necessario per dare validità al voto.

Che cos'è questa "Legge Salvacoste"? Si tratta di un provvedimento che potrebbe essere definito come "croce e delizia" dell'amministrazione regionale in carica. La legge infatti, approvata fra mille polemiche, fissa a due chilometri dal mare il limite per nuovi insediamenti, abitativi e turistici. Il provvedimento, lanciato dal governatore della Sardegna Renato Soru, ha avuto come slogan quello di fermare la speculazione del turismo.

In sostanza vengono enormemente ridimensionati i poteri decisionali delle amministrazioni locali per quel che concerne l'edificazione nelle aree prossime alla costa. Il principio su cui si basa il vincolo è che il turismo, per rappresentare una ricchezza economica nell'isola, dovrebbe essere fatto innanzitutto di servizi e non di edificazione selvaggia e priva di regole deleterie per l'ambiente e il territorio.

Principio legittimo? Per alcuni sembrerebbe proprio di no. Infatti, dal momento in cui la legge è diventata operativa, ha avuto inizio un lungo braccio di ferro fra la giunta Soru e i sindaci locali (oltre naturalmente agli amministratori dell'opposizione). I contrari, sin dal primo momento, si sono espressi in maniera negativa definendo la legge come un blocco allo sviluppo economico dell'isola.

Infatti l'edificazione costiera, secondo gli oppositori, altro non è che l'anticamera allo sviluppo del turismo. Il luogo comune dei contrari è che questo provvedimento rappresenta "un colpo mortale al settore trainante dell'economia isolana". E' stato per questo motivo che, quattro anni fa, gli stessi ribelli decisero di denunciare al governo nazionale l'incostituzionalità del provvedimento.

Secondo i sindaci e l'opposizione, la legge sarebbe "non costituzionalmente valida" poiché agisce deliberatamente contro i comuni e non in favore degli stessi. L'esito del referendum ha decretato che la battaglia, al momento, è stata vinta dalla maggioranza. L'esito finale del lungo scontro è tuttavia rimandato alla prossima primavera, quando ci saranno le elezioni poliche regionali.

La scelta di optare per un referendum ha però come risvolto negativo il fatto che la questione è stata strumentalizzata tanto da caricare l'argomento (tanto delicato) di un enorme significato politico. Normale conseguenza dei fatti? Spettacolo indecente ed evitabile? E voi, al di là di tutto, che cosa ne pensate?

Via | Regione.sardegna.it
Foto | Flickr

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