Insorge il Terzo Mondo contro il programma di forestazione globale

ForestaI programmi di forestazione e riforestazione del pianeta sono misure contemplate dal Protocollo di Kyoto per permettere ai Paesi più industrializzati di diminuire le proprie emissioni di gas a effetto serra. Questi programmi prevedono la possibilità di piantare alberi, da parte dei Paesi più ricchi, anche in aree appartenenti a stati del cosiddetto Terzo Mondo. Il fine è quello di sequestrare a livello planetario grosse quantità di anidride carbonica.

Attraverso ciò, ai Paesi più ricchi, viene quindi permesso di aumentare la soglia limite alle emissioni di gas serra. Ottima iniziativa? Non sembrano pensarla allo stesso modo gli abitanti indigeni dei luoghi delle aree meno sviluppate del pianeta. Questo malumore è emerso nell'ambito del Congresso dell' Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) che si è tenuto a Barcellona (Spagna), al quale hanno partecipato organizzazioni indigene quali l'Amazon Alliance, Forest People Programme, oltre ai rappresentanti delle comunità americane, africane e asiatiche.

Dal congresso è emerso che i leader delle comunità indigene, provenienti da varie parti del pianeta, sono pronti a ribellarsi ai piani per combattere le regole del Protocollo di Kyoto e, più in particolare, quelle che riguardano direttamente i loro cittadini. Secondo i rappresentanti infatti le misure di forestazione e riforestazione agiscono negativamente sulla loro qualità di vita: viene impedito loro uno sviluppo locale indipendente a causa della creazione di aree protette nel loro territorio che li obbliga spesso ad abbandonare i luoghi.

Durante il congresso la testimonianza di Tony James, presidente di un'associazione indigena, è stata particolarmente esplicativa: i nostri governi, dato il sempre maggior interesse dei paesi più ricchi, danno concessioni ad imprese straniere che convertono le aree forestate in zone protette e inaccessibili alle popolazioni che per anni le hanno mantenute e rispettate.

I governi inoltre, continua James, concedono le foreste senza che la popolazione locale venga consultata. Il problema delle quote di CO2, rimarca infine il presidente, per quanto globale, non appartiene ai Paesi più poveri. In sintesi questo è il pensiero di tutti i rappresentanti dei Paesi non sviluppati accorsi al convegno di Barcellona. La speranza per i rappresentanti è che vengano prese in considerazione le proposte delle popolazioni locali e che l'ONU appoggi queste lecite richieste.

Si tratta di un problema sociale che potremmo definire "colonialismo ambientale" e che alle nostre latitudini non viene spesso preso in considerazione. Sarà pertanto un problema aggiuntivo che gli Stati più sviluppati dovranno valutare insieme ad altre questioni, altrettanto complesse, che sino ad ora hanno accompagnato (e continueranno a farlo) il percorso di questo tormentato Protocollo di Kyoto.

Via | Elmundo.es
Foto | Flickr

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