Parmigiano reggiano e Grana padano, è vera crisi? Intanto Zaia devolve 100mila forme ai poveri

La produzione dei fomaggi duri in Italia

La crisi del comparto è fortissima, dicono al Consorzio del Parmigiano Reggiano, per il principe del nostro "Made in Italy". I produttori lamentano che le vendite non coprono più i costi di produzione. E così il Ministro Zaia ha annunciato che preleverà 100mila forme pagandole non più a prezzo corrente, ma diciamo, così, a listino, giusto per riequilibrare un po' il mercato.

Recupererà poi con calma l'investimento grazie ad una delle tante sovvenzioni della Comunità europea. Marchingegno, però, non ancora individuato completamente.

Le forme così saranno devolute a Onlus che provvederanno a girarle ai più bisognosi che riceveranno formaggio per circa 50 milioni di euro, operazione che sarà gestita dall'Agea, l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura.
Negli ultimi mesi i prezzi sono scesi a 7 euro e 40 al chilo,mentre i costi di produzione superano gli otto euro. A vivere di Parmigiano 4500 aziende che producono 3 milioni di forme all'anno per un valore di un miliardo e mezzo di euro.

Secondo il ministro per le politiche agricole Luca Zaia, la crisi è dovuta alla agropirateria, per cui il prodotto, come molti altre specialità del Made in Italy subisce falsificazioni in giro per il mondo e all''uso smodato di "prodotto civetta" fatto dalla Gdo e specialmente dai discount.

Eppure, qualche mese fa pubblicavo un post in cui emergeva una situazione completamente diversa per tutto il 2007: calava la produzione, cresceva l'export e il consumo interno.

Secondo il Consorzio Grana Padano, la crisi delle dop, a cui aggiunge anche il prosciutto di Parma e il San Daniele è dovuto alla crisi economica. E pertanto chiedono una programmazione della produzione.

Si legge nel loro comunicato:

Le grandi Dop italiane, vale a dire le bandiere dei nostri prodotti di qualità nel mondo (Grana Padano, Parmigiano Reggiano, prosciutti di Parma e San Daniele) sono in forte difficoltà a causa, principalmente, del calo dei consumi alimentari.

Il Consorzio Parmigiano Reggiano, però, scagiona la crisi economica e il calo del consumo delle famiglie in un comunicato stampa dello scorso settembre:

Le insicurezze e le difficoltà economiche delle famiglie, dunque, si riversano su un prodotto d’eccellenza, non già da un punto di vista dei consumi (sostanzialmente stabili), quanto piuttosto nell’aprire la via ad altri prodotti, la gran parte dei quali oggettivamente più costosi e neppure paragonabili al Parmigiano-Reggiano sia dal punto di vista nutrizionale (confermate dal prof. Carlo Cannella tutte le sue virtù per il benessere psicofisico, con nuove acquisizioni circa le sue caratteristiche di antiossidante, anticancerogeno e quelle relative al miglioramento del rapporto fra massa magra e massa grassa del corpo umano) che del valore di processi artigianali (e soprattutto della lunga stagionatura) che assicurano in modo naturale anche la sanità del prodotto, senza il ricorso ad alcun processo industriale e senza l’aggiunta di conservanti.

Insomma, i prezzi sono bassi, troppo bassi, tanto da rendere necesaria una tonificazione delle quotazioni. Ecco come continua il comunicato:

Secondo Paolo Bandini, vicepresidente del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, c’è un bisogno, ritenuto drammatico, di tonificare le quotazioni alla produzione, e si tratta di un processo del tutto compatibile con un contenimento dei prezzi al consumo, in un percorso che veda la distribuzione impegnata a promuovere un prodotto d’assoluta eccellenza e di forte richiamo nei punti di vendita (anche per questo “accontentandosi” di margini magari più modesti rispetto a quelli garantiti da prodotti industriali) e, dall’altra parte, i produttori (e in primo luogo il Consorzio) orientati a sostenere azioni comunicative che non si limitino a far conoscere le ragioni di un’eccellenza alimentare, ma anche le ragioni di un acquisto che risulta sicuramente economico [...]

Detto fatto, nell'incontro di ieri con il Ministro Zaia, come si legge nel comunicato, è stato deciso che:

I Consorzi hanno richiesto di poter destinare il 5% della produzione complessiva annua a destinazioni alternative, dichiarandosi disposti ad intervenire con proprie risorse. Il Ministro ha fornito una prima risposta impegnandosi a stanziare 50 milioni di Euro per destinare 200.000 forme, pari al 3% della produzione, per aiuti alimentari agli indigenti. Il Ministro ha anche evidenziato l’esigenza di maggiori sinergie fra i due Consorzi per attuare azioni promozionali sui mercati esteri, mettendo a disposizione le risorse di Buonitalia per progetti coordinati di penetrazione commerciale.

Via |Emilianet
Foto | Granapadano

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