Sardegna, Greenpeace contro le centrali a carbone nell'isola verde

Dopo l'azione dimostrativa della settimana scorsa alla centrale a carbone di Torre Valdaliga, ieri una nuova azione, questa volta di sabotaggio,iniziata alle 4 del mattino per evitare blocchi e controlli, organizzata da Greenpeace alla centrale a carbone di Fiume Santo,in Sardegna, di proprietà di E.ON.

Un gruppo di attivisti ha raggiunto con gommoni e piccole lance la centrale a carbone (il servizio del Tg1 delle 20,30) e ha bloccato il nastro trasportatore dell'impianto, impedendone così il rifornimento, come protesta contro i piani di espansione dell'energia ricavata dal carbone della Regione Sardegna.

La Sardegna è la regione italiana che produce metà della sua energia elettrica usando carbone e risultando così una delle regioni che emette più CO2 per unità di PIL prodotto. Dunque una politica di aumento della produzione di energia da carbone si scontra notevolmente con gli impegni imposti dall'Europa con il pacchetto clima 20-20-20.

Scrive Greenpeace nel suo rapporto:

Ad oggi il Piano energetico della Sardegna pianifica invece un sostanziale raddoppio delle emissioni di CO2 rispetto al 1990, in aperta violazione degli accordi internazionali dell’Italia per Kyoto. Secondo gli stessi dati contenuti nel PEARS, infatti, le emissioni sarde di CO2 ammontavano nel 1990 a 16,8 milioni di tonnellate (Mt), salite a 24,6 nel 2000 (+46% in dieci anni). Secondo le proiezioni del PEARS entro il 2015 le emissioni dovrebbero arrivare di 27 Mt considerando interventi di efficienza; senza di questi interventi il livello salirebbe a 29 Mt di CO2. Se volessimo invece proiettare l’obiettivo nazionale di Kyoto su base regionale, la Sardegna dovrebbe riportare le proprie emissioni di CO2 a 15,7 Mt al 2012, operando una riduzione di circa 10 milioni di tonnellate rispetto ad oggi. È dunque scandaloso che la Regione continui a sostenere un potenziamento del carbone, il combustibile con le più alte emissioni specifiche di gas serra, sia nel Sulcis che a Fiume Santo. Aumentare il carbone significa compromettere gli impegni dell’Italia e relegare l’Isola a uno stato di sottosviluppo energetico: per salvaguardare poche centinaia di lavoratori nelle centrali a carbone, si impedisce la creazione di oltre 7.000 occupati nell’eolico.

Infatti secondo le stime sul potenziale eolico queste oscillano tra 2.750 e 5.400 MW. E secondo una stima più bassa la Sardegna potrebbe arrivare a produrre circa 5,5-6 miliardi di kWh (TWh), pari a circa il 50 per cento degli attuali consumi elettrici totali, impiegando appena il 3% della superficie regionale.

Via | Comunicato stampa

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