Prodotti a chilometri zero: secondo la Cia è ambientalismo retrogrado

Agricoltori contro agricoltori: lotta tra associazioni sindacali del settore primario. Foto di IanzDura la critica mossa dalla Confederazione Italiana Agricoltori. Le dichiarazioni del presidente, Giuseppe Politi, criticano fortemente le prese di posizione di Ermete Realacci, il Ministro ombra per l'Ambiente del PD secondo il quale l'agricoltura dovrebbe avere come centro lo sviluppo di produzioni locali. Lo stesso messaggio che sta passando attraverso i media per fare fronte al caro spesa assieme alla filiera corta.

Secondo il presidente della CIA questo concetto non è altro che "uno spot pubblicitario, uno slogan di un ambientalismo retrogrado e di vecchio stampo per cercare unicamente consensi". In realtà secondo il presidente, in questo modo si farebbe sprofondare il Made in Italy e, da un punto di vista tecnico, non sarebbe possibile utilizzare tutti gli alimenti prodotti dal proprio territorio.

Politi riporta degli esempi come il riso piemontese o gli agrumi siciliani, produzioni così elevate in termini quali-quantitativi che non potrebbero essere consumati tutti a livello locale. Diverse persone sostengono che i prodotti a km zero non facciano così bene all'ambiente. Io credo che parte del discorso di Politi sia sensato ed ha ovviamente ragione a difendere gli interessi economici degli agricoltori che rappresenta.

Queste affermazioni sembrano prendere in considerazione solamente l'economia dell'azienda agricola. Fattore che sarebbe comunque difficile abbandonare di punto in bianco. Così come sarebbe difficile pensare di rinunciare agli agrumi siciliani o al riso piemontese.

Non a caso i gruppi di acquisto solidale, i veri promotori di questa "filosofia", continuano ad utilizzare le arance, i limoni, il riso o la pasta di grano duro o tutte le produzioni tipiche di territori non sempre vicini. Quello che forse la CIA non riesce a vedere è un mercato che sta cambiando, consumatori che pretendono un maggiore rispetto del territorio. Rimane il dubbio se l'agricoltura potrà o meno soddisfare questo bisogno o se si aggrapperà all'ultimo barile di petrolio.

Via | Cia.it
Foto | Ianz

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