Pacchetto clima: conti italiani Vs conti europei

le tabelle europee

I colleghi di e-gazzette hanno pubblicato in esclusiva il documento riservato fatto girare tra gli italiani lunedì scorso al summit di Bruxelles per la definizione degli impegni sul pacchetto clima 20-20-20.

Si legge nel documento:

La stima riportata nella prima riga della tabella 1 - “proposta CE senza commercio di fonti rinnovabili” - rappresenta l’opzione che potrebbe consentire all’Italia di “avvicinarsi”, più di ogni altra, al raggiungimento degli obiettivi assegnatigli e, pertanto, sembrerebbe essere quella più rappresentativa per la valutazione di impatto economico. L’ipotesi selezionata prevede costi per investimenti addizionali, finalizzati alla riduzione di gas serra e allo sviluppo delle fonti rinnovabili, pari allo 1,14% del PIL al 2020, mentre il costo cumulato nell’intero periodo 2011-2020 è pari a 181,5 miliardi di euro, con una media annua di circa 18,2 miliardi di euro.


Il documento europeo con il riferimento alla tabella 1 citata dal documento italiano, enumera una serie di dati e stabilisce le percentuali e le quantità di energia da ricavare da fonti rinnovabili, tappa per tappa, fino a giungere agli obiettivi prefissati.

Ma gli italiani ne sanno di più e giungono a spiegare che le stime europee sono errate a causa del "paradosso italiano". In pratica il nostro Paese sarebbe penalizzato poiché assieme ad altre nazioni avrebbe un "sistema energetico efficiente", e dunque si ritroverebbe a pagare due volte questa efficienza:

Il notevole costo del pacchetto clima per l’Italia deriva non solo dagli ambiziosi obiettivi posti dalle direttive ma anche e, soprattutto, dalle modalità di trasferimento del costo che penalizza proprio quelle nazioni, in primis la nostra, che partono da posizioni di eccellenza in tema di efficienza energetica, sia nell’ambito di impianti di produzione che di apparecchiature di consumo.

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