Sarah Palin promuove carburanti fossili

Sarah PalinDa quanto esortò una folla a raccogliersi in preghiera per un oleodotto in Alaska, indicandolo come "volontà di Dio", Sarah Palin ha collezionato tutta una serie di scivoloni mediatici. L'ultima esternazione a mio parere fuori luogo l'ha fatta ieri a Toledo, in Ohio, durante un discorso sulle politiche energetiche, che ha fatto rivolgendosi alla Xunlight Corporation, costruttrice di pannelli solari.

Nel discorso la Palin ha invocato, com'è d'uopo, una rottura con la politica dell'attuale amministrazione Bush, ma non l'ha fatto certo per prospettare un futuro di energia pulita e rinnovabile, e nemmeno di indipendenza energetica.

Davanti ad una compagnia costruttrice di pannelli solari, la Palin non ha trovano niente di meglio che sottolineare la necessità di espandere la produzione interna di petrolio e di gas naturale, quando è lampante che in questa direzione non si migliora l'indipendenza energetica degli Stati Uniti; la domanda americana infatti è così elevata che dovranno sempre e comunque importare la stragrande maggioranza del petrolio per il carburante dei loro voraci SUV.

Un'altra perla destinata a rimanere negli annali delle eco-eresie è che, a quanto afferma la candidata repubblicana alla vicepresidenza, smettere la produzione interna di carburanti fossili danneggierebbe l'ambiente.

"... Quindi, le politiche che ostacolano la produzione interna non proteggono il nostro ambiente. Semplicemente esaltano e premiano metodi estrattivi che sono più pericolosi e meno puliti, in paesi che applicano pochi o nessuno dei sistemi di salvaguardia ambientale. Mentre ai nostri avversari piace porsi come difensori dell'ambiente, all'atto pratico il loro rifiuto di supportare la produzione interna non fa altro che danneggiare l'ambiente. Non fa niente di buono."

Capirei se affermasse che la decisione di non investire nella produzione interna di carburanti fossili, è pericolosa per l'economia, o per il Pil o per quello che volete volete voi, ma secondo la Palin il pericolo è ... per l'ambiente. Come si fa a collegare la produzione in altri paesi con la mancata produzione interna per dire che non si sta proteggendo l'ambiente in America?

La terza e, per ora ultima, uscita è che la campagna elettorale dell'avversario Obama sarebbe improntata al "We can’t", cioè alla logica del "Non possiamo", riferendosi con ciò alle attenzioni ambientaliste democratiche.

Infatti ha affermato

"Parlano sempre delle cose che non dobbiamo fare in America ... dicendo al pubblico americano perché non dobbiamo fare qualcosa, perché non dobbiamo produrre qualcosa, perché le raffinerie non si possono costruire e perché non dobbiamo approvare più giacimenti e perché non dobbiamo usare il carbone"

A dire il vero la campagna di Obama ha dato supporto a molte delle cose di cui la Palin accusa i democratici di ostruzionismo. Infatti si è sentito spesso parlare di carbone pulito, energia nucleare (ormai sdoganata anche in Italia) e inoltre Obama ha talvolta espresso sentimenti non del tutto contrastanti verso i giacimenti petroliferi offshore, al punto che il Congresso ha da poco concesso che fosse abbattuto l'ultimo baluardo sulle trivellazioni, che ora sono concesse.

Comunque fra le cose cui di sicuro la campagna democratica non è contraria, direi anzi che ne è portabandiera, c'è che l'energia rinnovabile dovrà essere quella fondante per il futuro energetico negli Stati Uniti.

Il fatto che Sarah Palin parli in questi termini ad una compagnia che costruisce pannelli solari tradisce quello che veramente è il pensiero sottostante e cioè, per dirla con parole sue, che "le soluzioni relative alle energie rinnovabili sono lontano dall'immediato e richiedono oltre 10 anni per essere sviluppate", come a dire che Ecoblog può chiudere domani.

Via | TreeHugger
Foto | sskennel

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