Il ribasso del petrolio: un nemico per la diffusione delle rinnovabili

Emissioni CO2Negli ultimi tre mesi abbiamo assistito ad un brusco calo del prezzo del barile di petrolio, passato dai 147 dollari di luglio ai circa 60 attuali. Se da una parte, come è ovvio che sia, a gongolare sono soprattutto gli automobilisti e il comparto produttivo greggio-dipendente, a farne le spese è invece il futuro della diffusione delle energie rinnovabili.

Sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda, fatto sta che questo argomento è stato trattato con una certa preoccupazione da Angus Mc Crone, caporedattore di un servizio di informazione londinese che si occupa nel particolare di energie rinnovabili e tecnologie eco-sostenibili. A soffrire questa situazione, puntualizza l’esperto, sarebbe sopratutto il mercato europeo ETS, ovvero la piattaforma che permette lo scambio di quote di CO2.

Il motivo per cui si potrebbe verificare una frenata al passaggio alle rinnovabili è che una quota di CO2 viene attualmente scambiata a soli 19 euro mentre, secondo la maggior parte degli esperti di economia del settore, solo un prezzo minimo di 25 euro potrebbe rivelarsi efficace per il sistema. Infatti dei prezzi troppo bassi stimolerebbero più ad acquistare permessi di emissione che non investire in tecnologie pulite.

In questa situazione saranno pertanto interessanti le politiche in innovazione tecnologica pulita che i diversi Stati della Comunità Europea saranno capaci di proporre. Saprà l’Italia farsi valere in questo senso? I segnali al momento non sembrano indicare scenari positivi.

Purtroppo il nostro Paese, oltre alle poco brillanti performance in sede di Comunità Europea in tema di “Pacchetto Clima”, è anche in grave ritardo per quel che riguarda l’uscita dei decreti attuativi della Finanziaria 2008 per l’incentivazione a tutte le energie rinnovabili.

Via | Euractiv.com
Foto | Flickr

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