L'Australia lancia un programma poco ambizioso sul taglio delle emissioni di CO2

Bandiera AustraliaMentre in Europa le misure del Pacchetto Clima, sottoscritte dagli Stati membri dell'Unione Europea, vengono definite come poco ambiziose rispetto al ruolo di protagonista nella lotta ai cambiamenti climatici di cui la Comunità si è fatta idealmente carico, c'è chi riesce a proporre soluzioni ancora meno significative.

Parliamo dell'Australia che, attraverso le parole del premier laburista australiano Kevin Rudd, ha annunciato un piano per ridurre le emissioni di gas serra entro il 2020 del 5% rispetto al 2000. Un obiettivo poco ambizioso che si va a scontrare con le richieste degli ambientalisti che chiedevano una riduzione addirittura cinque volte maggiore.

La percentuale, fa inoltre sapere Rudd, potrà però aumentare fino al 15%, ma questo avverrà solo se si raggiungerà un accordo globale in cui anche gli altri Paesi sviluppati si impegnino a riduzioni comparabili. Alla luce di questa dichiarazione viene spontaneo chiedersi se il leader laburista abbia preso in considerazione gli obiettivi del vecchio continente, i quali, per quanto criticati, rimangono sicuramente (almeno sulla carta) decisamente più ambiziosi.

Il quadro del Paese in termini di emissioni gas serra a livello mondiale non è sicuramente uno dei più rosei. L'Australia ha infatti uno fra i più alti tassi di emissioni pro capite al mondo proprio a causa della forte dipendenza dal carbone. Su Ecoblog abbiamo già trattato a proposito di alcune leggi controverse in materia, l'ultima delle quali riguarda il sequestro di CO2.

Il nuovo piano di riduzione prevede uno stanziamento pari a 7 miliardi di euro alle aziende da investire in impianti e tecnologia di energia rinnovabile, e di 3 miliardi di euro l'anno per famiglie e pensionati che permettano di affrontare gli aumenti che seguiranno all'introduzione del mercato delle emissioni nel 2010, che con buona probabilità determinerà un aumento dell'inflazione di qualche punto.

Il piano di carbon trading (questo il nome del documento), coprirà il 75% delle emissioni, imponendo limiti alle 1000 aziende più inquinanti, quali fonderie, raffinerie di alluminio, cementifici, impianti petroliferi e di gas naturale.

Via | Business.theage.com.au
Foto | Flickr

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