La mancata politica verde nel settore dell’elettronica

Gli ingranaggi di un personal computer Dopo tre anni dalla data della pubblicazione, non è roseo il resoconto delle adesioni alla ecoguida ai prodotti elettronici verdi di Greenpeace da parte delle società che si occupano di elettronica, il che fa pensare che c’è ancora molta strada da fare per affrontare l’emergenza ambientale del settore.

Tra le multinazionali disinteressate, la prima della lista nera è Philips, alla quale è stata indirizzata la recente cyberazione di Greenpeace "Gestisci i tuoi rifiuti elettronici!".

L’ecoguida dell’elettronica, nata nell’agosto del 2006, stila una lista di interventi concreti da seguire, primi fra tutti lo smaltimento dei rifiuti elettronici e l'impiego di sostanze chimiche pericolose nella produzione di prodotti tecnologici come personal computer e cellulari.

L’ecoguida è stata abbracciata da multinazionali come Nokia, Sony Ericsson, Toshiba e Samsung che però, come anche Motorola, Microsoft, Dell, Apple, Lenovo, Nintendo ed LG Electronics, non hanno risposte positivamente in termini di taglio delle proprie emissioni di gas serra.

La maggior parte delle multinazionali, poi, usa poca energia proveniente da fonti rinnovabili, seppure alcune producono proprio pannelli solari. Fa eccezione Nokia con una quota impiegata di energia rinnovabile del 25 per cento e l'obiettivo di elevarla al 50 per cento entro il 2010. Apple perde posto in classifica, nonostante abbia migliorato il suo punteggio per i nuovi iPods privi di PVC e ritardanti di fiamma.

Via|Greenpeace
Foto | Flickr

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