Sarà l'acqua la prossima causa del conflitto tra Israele e Territori palestinesi?

L\'acqua la prossima causa di un conflitto tra territori palestinesi e Israele Grazie alla segnalazione di _Fox_ approfondisco il discorso fatto ieri Striscia di Gaza: il gas offshore la vera causa del conflitto? sulle probabili reali cause della immane tragedia che si è conclusa con una tregua qualche settimana fa.

Secondo il dossier (curato da Antonio Picasso del Centro Studi Internazionali -Ce.S.I.) La situazione economica dei territori palstinesi del Senato della Repubblica Italiana, XV legislatura, nel 2007 , invece, non solo i giacimenti di gas offshore sono un buon motivo per il conflitto, ma lo sarà anche il controllo dell'acqua.

Fox, invece, mi fa notare che Debora Billi, una collega di rango peraltro e molto stimata, dal suo blog scrive di non essere d'accordo sul fatto che a scatenare la guerra possa essere stata la necessità di ricorrere al gas presente nei fondali marini di Gaza.

Per la verità Debora Billi da Radio Radicale ne aveva parlato un anno fa dei giacimenti offshore di Gaza e dei balletti per approvviogiornarsene, tesi appunto presentata dal prof. Michel Chossudovsky pubblicata l'8 gennaio 2009, diciamolo, che se non aggiunge niente di nuovo, cuce assieme le fonti e ne fa un quadro organico.

E anche secondo il dossier del Senato, come si legge a pag.19:

D’altra parte, sarebbe improprio valutare i Territori come un’area assolutamente priva di risorse nel settore. Le stime suggeriscono, infatti, che le potenziali risorse di gas naturali disponibili soprattutto a Gaza – grazie ai giacimenti offshore di Gaza Marine – potrebbero soddisfare almeno il 10% della domanda energetica interna, riducendo così i prezzi, garantendo nuovi posti di lavoro e cambiando la direzione della curva produttiva.

Ma viene anche detto a pag.18 che:

Tutte le politiche di approvvigionamento, infatti, vengono definite da Israele, sia in termini tecnici, quanto negli aspetti più pratici. Il controllo dei valichi e le ripetute operazioni militari costituiscono la realizzazione di una politica strutturale volta a contenere – ma con Gaza in mano ad Hamas, anche ad annichilire – l’eventualità che dei benefici di uno sviluppo economico generale traggano vantaggio anche le attività di guerriglia e di terrorismo, nelle loro peculiarità.

Il dossier però va oltre e dopo aver disegnato lo scenario su cui l'ultima azione "piombo fuso" si è andata a collocare spiega che la prossima guerra sarà fatta per gestire la risorsa acqua.

Debora scrive nel suo post che:

In certe zone del Medio Oriente l'acqua è talmente preziosa che anche un fiumiciattolo può giustificare una guerra, ma decisamente non è questo il caso.

Secondo il dossier invece e senza per questo smentire Debora Billi:

Gli squilibri nello sfruttamento delle acque costituiscono uno dei motivi più remoti dello scontro tra arabi e israeliani. A suo tempo anche il defunto Premier israeliano, Yitzhak Rabin riconobbe che “se risolviamo tutti i problemi in Medio Oriente ma non soddisferemo quello dell’acqua, la nostra regione esploderà. La pace quindi non sarà possibile”.

E dunque aggiunge il dossier:

Per preservare le sue risorse, Israele ha adottato una politica di sfruttamento idrico molto rigida, ma anche funzionale, impostata sull’assegnazione di quote d’acqua, prezzi calmierati, riciclaggio delle acque reflue e desalinizzazione. Ma queste misure sono quasi impossibili da adottare da parte dell’ANP. L’occupazione israeliana, infatti, ha ostacolato lo sviluppo di strutture che potrebbero garantire una migliore utilizzazione delle risorse esistenti.

Insomma, Israele avrebbe adottato attraverso azioni militari ma specialmente economiche uno strozzamento delle risorse al fine di controllare la crescita dei territori lasciati di fatto senza energia e senza acqua così da far estinguere ogni possibilità di autonomia e sviluppo.

Si legge nel dossier a pag. 19:

Paradossalmente, la situazione è ancora più complessa in Cisgiordania, dove l’ANP controlla solo relativamente il territorio. La presenza del contingente militare israeliano e la rete di posti di blocco hanno frammentato in modo capillare la regione, non permettendo il transito di merci e quindi nemmeno di risorse energetiche.

Un inciso: il dubbio circa la reale causa del conflitto, ma non sono d'accordo sulle stime fatte da Billi (di questi tempi coprire anche il 10% del fabbisogno energetico è una chance in più), è venuto anche a me e mi sono chiesta: ma se è una guerra nata per le risorse, perché i palestinesi non lo hanno gridato a mezzo mondo che combattevano per difendere il loro gas e la loro acqua?

Foto | Flickr

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