Sardegna: cade la Repubblica di Malu Entu

"Repubblica" Malu EntuLa “Repubblica di Malu Entu” non esiste più. Per capire di che cosa stiamo parlando è fondamentale partire un po' da lontano e spiegare quando ha avuto inizio questa particolare vicenda. L'isola di Mal di Ventre (Malu Entu in lingua sarda) è un vero e proprio paradiso naturale della Sardegna di circa sette chilometri quadrati.

Si tratta di un'isola disabitata, di proprietà dell’ingegnere americano Rex John Miller. L'acquisto dell'isola da parte di Miller, avvenuto alcuni decenni fa, aveva come obiettivo principale quello dell'edificazione. Visti i vincoli paesaggistici imposti dalla Regione Sardegna, Miller avrebbe prima tentato di venderla alla stessa Regione Sardegna (ad una cifra che l’amministrazione ha giudicato troppo elevata) poi ad un’associazione di naturisti americani.

Fu proprio in virtù di quest'ultima possibilità che venne presa, nell'agosto scorso, la decisione da parte del Partito Sardo Indipendentista di occupare l'isola dichiarandola appunto Repubblica di Malu Entu e mandando un chiaro messaggio di non vendibilità. La sede centrale del nuovo Stato (prima della caduta della "Repubblica") era simbolicamente rappresentata da una tenda da campeggio.

E' infatti notizia di questi giorni come gli uomini della guardia forestale e della capitaneria di porto siano sbarcati sull’isola mettendo la parola fine all’autoproclamato stato indipendente, guidato da Salvatore Meloni, leader appunto del partito indipendentista.

Le autorità hanno fatto sgomberare le tende e le attrezzature da campeggio, compreso il pannello solare ed il generatore eolico che accompagnavano gli occupanti nelle loro attività quotidiane. Gli attivisti del partito (in lingua sarda Partidu Indipendentista Sardu) sono stati accusati di aver trasformato in area abitativa una zona sulla quale ci sono stretti vincoli ambientali.

L’accusa è per tutti di aver realizzato nell’isoletta lavori e rifugi senza essere in possesso di alcuna autorizzazione, di aver danneggiato l’ambiente tagliando arbusti e cespugli per accendere fuochi e anche di aver smaltito illecitamente i rifiuti solidi urbani prodotti durante il loro soggiorno.

E’ questo, dunque, il presupposto di un sequestro motivato con la necessità di evitare che il protrarsi dell’occupazione produca danni irrreparabili al delicatissimo ambiente naturale dell’isola oltre a quelli che secondo l’accusa sono già stati provocati dagli occupanti.

Non si sono fatte attendere naturalmente le grida di protesta da parte dei seguaci del partito. Favola finita? Non sembra proprio, c'è chi giura che il secondo capitolo della vicenda sia dietro l'angolo.

Via | Larepubblica.it
Foto | Flickr

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