Gli hotspot di biodiversità e la vita di Russell Mittermeier diventano un film

lemur Recentemente, un film dal titolo Hotspots (in vendita in dvd) ha ripercorso la lunga e avventurosa carriera di Russell Mittermeier, presidente di Conservation International (una delle più importanti organizzazioni internazionali per la tutela della biodiversità), durante la quale l’Indiana Jones delle scienze naturali, come lo definisce uno dei produttori del film, ha girato il mondo in lungo e in largo alla ricerca di quelle che oggi vengono considerate le aree chiave per la conservazione della biodiversità del pianeta.

Per la maggior parte delle persone gli hotspot sono i punti in una città dove è attiva una rete Wi-Fi ad accesso pubblico.

Per qualunque ecologo o naturalista questa parola ha però tutt’altro significato. Per lui, o lei, gli hotspot sono le aree d’importanza prioritaria per la conservazione della biodiversità del pianeta.

Il termine hotspot venne coniato nel 1988 proprio da Norman Myers per identificare 10 zone di foresta tropicale particolarmente ricche di specie endemiche e, contemporaneamente, particolarmente minacciate dalle attività umane. Successivi studi osservarono un preoccupante aumento di queste aree e, a oggi, sono stati individuati 35 hotspot che, complessivamente, coprono il 2,3% della superficie del pianeta.

Tecnicamente, vengono definite hotspot di biodiversità le aree che ospitano il maggior numero di specie a rischio di estinzione. In particolare, per essere identificata come hotspot di biodiversità un’area deve ospitare almeno 1500 specie di piante vascolari e aver perso a causa dell’uomo almeno il 70% dei suoi habitat originali.

Via | dancingstarfoundation.org
Foto | flickr

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