Nel parco di Jane Goodall gli scimpanzé stanno morendo di AIDS

scimpanzéI ricercatori hanno a lungo ritenuto che il virus SIVcpz, l’antenato dell’HIV umano che infetta gli scimpanzé, non provocasse conseguenze mortali per gli individui colpiti.

Recentemente, una ricerca condotta da un’equipe dell’università dell’Alabama ha però riscontrato sintomi simili a quelli causati dall’AIDS e un elevato tasso di mortalità tra gli scimpanzé infetti.

Fino dalla sua scoperta, nel 1989, si è ritenuto che il sistema immunitario degli scimpanzé si fosse evoluto per rispondere efficacemente al SIVcpz, tuttavia solo recentemente i ricercatori dell’università dell’Alabama sono riusciti a mettere a punto un metodo per testare rapidamente la presenza del virus, attraverso l’analisi delle feci degli scimpanzé selvatici (a proposito del fatto che la “analysis dropping” – come la chiamerebbe Francesco Cramer – sia inutile e ridicola), e accumulare così una mole di dati sufficiente per valutare l’effetto del virus sulle popolazioni di scimpanzé selvatici.

Con questo nuovo metodo, il gruppo di ricercatori ha testato un gran numero di individui che vivono nel Gombe Stream National Park, in Tanzania (parco famoso per le ricerche di Jane Goodall), osservando un tasso di infezione compreso tra il 9% e il 18%, tasso simile a quello riscontrato per l’infezione di HIV nella popolazione umana nello stesso paese.

Tra gli scimpanzé infetti il tasso di mortalità è quindici volte più alto che in quelli non infetti e gli esemplari presentano dei sintomi simili a quelli causati nell’uomo dall’AIDS.

L’interesse di questa ricerca emerge sotto molti punti di vista. Prima di tutto, chiarendo il meccanismo della risposta immunitaria scatenata dal virus, potrebbe fornire informazioni importanti per l’eventuale produzione di un vaccino per l’AIDS.

Poi, fornisce dati essenziali per capire le cause della riduzione delle popolazioni di scimpanzé che si sta osservando in Tanzania e in tutta l’Africa. Infine, evidenzia ancora una volta quanto lo scimpanzé e l’uomo siano simili, non solo in termini di sequenze di DNA ma anche di meccanismi fisiologici e risposte immunitarie.

Via | Sciencemag.org
Foto | Flickr

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