"Sono messicano e non ho l'influenza", la testimonianza via mail di Claudio Obregon

Una voce fuori dal coro: sono messicano e non ho l'influenza Una testimonianza dal Messico arriva a Ecoblog, che ha deciso di raccoglierla, nonostante non sia completamente in tema con la nostra linea editoriale, perché rappresenta una voce fuori dal coro e fuori dai sistemi informativi. Ci scrive Claudio Obregón Clairin di Cancun, che racconta la sua esperienza a proposito dell'influenza A, conosciuta fino a qualche giorno fa come suina, ma che con i suini poco c'entra, non essendoci in Messico e nelle zone in cui si è sviluppata questa infezione virale alcun caso negli allevamenti di maiali.

Lo abbiamo detto in altri post su Ecoblog che l'inflenza A è un infezione virale umana che si trasmette da uomo a uomo il cui ceppo è stato isolato in Messico dove si sono verificati i primi casi anche mortali. Esente dalla infezione anche la carne di maiale che può continuare ad essere consumata regolarmente, cotta oltre i 70 gradi come d'abitudine.

E a proposito ci scrive Claudio:

É vero che la malattia esiste, mio zio e a la sua famiglia si sono ammalati a Cittá di Messico un mese fa ma non é cosi contagiosa come si puo pensare e non è neanche mortale, se si controllano i primi sette giorni non succede niente.

Eppure il Governo messicano ha dichiarato circa 300 morti.

Spiega Claudio nella sua mail:

Perché ci sono soltanto morti messicani? Perché il nostro servizio sanitario è un disastro. Ufficialmentte le cifre dei morti variano in base a chi le riferisce e in media non ci sarebbero più di 2000 contagiato e meno di 100 morti da riferire ai 20 milioni di abitanti di Città del Messico e provincia. Negli Stati Uniti, che ha una sanità diversa muoiono ogni anno, a causa dell'influenza 30mila persone. Cittá di Messico non ci sono quarantene. Il primo contagiato dal A/H1N1 è stato Edgar Hernández Hernández un bimbo che viveva nel miserabile paesino La Gloria, vicino a Perote, Veracruz. E' guarito miracolosamente soltanto con il paracetamolo e l'amoxicillina e le carezze e i baci della mamma e lei non ne è stata contagiata.

Per Claudio alla base di questa epidemia, che potrebbe essere elevata a livello di pandemia, ci sono interessi economici in gioco. Dice nella sua mail:

Curiosamente il brevetto del Tamiflu apparteneva al segretario della difesa degli Stati Uniti al tempo di Bush, che poi l'ha venduto a la Roche. Dopo la SARS, diversi paesi, tra cui la Spagna hanno comperato dosi per un milione i euro. Il presidente francese è venuto poco fa come testimonial per un investimento francese da 101 milioni di dollari per produrre antivirali in Messico ma nessuno se n'è reso conto abbaggliati anche dal fascino della moglie.

E conclude Claudio:

I messicani non meritiamo essere stigmatizzati per gli interessi delle multinazionali farmaceutiche. Una volta che ci sarà la vacinazione tutti quanti potremo convivere con il virus A/H1N1 come facciamo d'altronde già con la SARS o Ebola e con tanti altri virus di cui ignoriamo l'esistenza: ritornate in Messico amici italiani, vi trattiamo bene e siamo come cugini nel sappere vivere bene!

Foto | Flickr

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