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Costruire col pisè per ridurre l’impatto ambientale

Trovo sempre molto stimolante riscoprire tecniche usate in passato per costruire manufatti. Con queste tecnologie non solo si sono mantenuti in buono stato, ma abbiamo ignorato, se non perso, delle conoscenze tecniche tutt’altro che primitive. Ecco che quindi le case di paglia e quelle in terra cruda risultano ai miei occhi avere un fascino particolare.

Tra le varie tecniche alcuni ricercatori hanno puntato l’attenzione sul Pisè utilizzata per costruire, tra le altre, la Grande Muraglia cinese. Proprio dalla Cina nasce e si diffonde questa modalità costruttiva oltre 4.000 anni fa. L’interesse si è concentrato maggiormente per il restauro di questo ed altri manufatti ma essendo una tecnica sostenibile potrebbe tornare di moda, chissà.

Alla base c’è il concetto dei castelli di sabbia, quelli che si fanno da bambini. Così come si riesce a produrre un castello usando semplicemente dell’acqua che funge da legante, così, con l’aggiunta di argilla e ghiaia, poca acqua e casseformi, gli antichi producevano opere giunte sino a noi.

La tecnica produttiva è semplice, si miscelano i materiali suddetti e si pressano all’interno delle casseformi di legno. Una volta che si è asciugato è possibile continuare a costruire spostando le strutture lignee per proseguire. Non molto diverso da quello che si fa con il cemento attualmente.

Nelle giuste condizioni di temperatura ed umidità, quando le mura si asciugano, trattengono una piccola quantità di acqua. Quest’ultima all’interno, forma dei legami tali che rendono l’aggregato stabile e robusto. In alcune realtà climatiche questa modalità costruttiva potrebbe tagliare fuori il cemento, responsabile del 5% delle emissioni complessive di anidride carbonica.

Via | Duhram University
Foto | d’n’c

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