Xinjiang, la Cina vuole il petrolio e il gas degli uiguri

La rivolta degli uiguri, che sta tenendo banco in queste ore sulla scena internazionale facendo registrare oltre 160 morti e 900 feriti, è contro il Governo Cinese. Per l''esattezza gli uiguri, i cui antenati provenivano dalla Turchia, rivendicano l'autonomia culturale e amminstrativa dello Xinjiang, il territorio su cui vivono. Ma questa autonomia vuole anche dire poter gestire la ricchezza di petrolio e gas che c'è nel sottosuolo mongolo. Le rivolte sono partite domenica sera da Urumqi capitale della regione autonoma dello Xinjiang. Scrive l'agenzia Asianews:

Secondo Forum 18, agenzia protestante con base a Oslo, la persecuzione religiosa nello Xinjiang ha ragioni anzitutto economiche ed è finalizzata a stroncare l'identità della popolazione Uiguri per spogliarla delle ricchezze della zona, ricca di petrolio e gas naturale. Per questo Pechino da anni favorisce la migrazione nella regione di milioni di cinesi Han, che ormai sono almeno il 50% dei circa 20 milioni di residenti: essi hanno preso il controllo dei commerci e dei posti di potere, mentre gli Uiguri (42%) sono soprattutto contadini.
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