Vertice Copenaghen: difficoltà per portare il target di diminuzione delle emissioni al 30%

Cambiamenti climaticiIl titolo non inganni. Non si è infatti ancora arrivati ad una decisione definitiva, tuttavia trapela dal vertice di Copenaghen come gli impegni degli Stati membri siano colmi di difficoltà. Ovvio, non potrebbe essere altrimenti, dato che in gioco ci sono gli interessi economici di tutti i Paesi del pianeta. Intanto però è interessante analizzare il quadro provvisorio del summit per cercare di capire quale sia la situazione degli Stati membri dopo che, nella giornata di ieri, è stata riportata la notizia delle difficoltà provocate da Tuvalu e l'associazione delle Isole del Pacifico.

Per quel che riguarda l'Unione Europea sembra che al momento non sia stata stabilita nessuna cifra sull'aiuto immediato per i Paesi sotto sviluppati oltre esserci delle serie difficoltà sul passaggio dal 20 al 30% dell'obiettivo di riduzione dei gas ad effetto serra entro il 2020, rispetto al 1990. A tal proposito la presidenza svedese di turno della Ue ha deciso di proseguire in nottata le trattative con i partner per raccogliere offerte per il fondo 'fast start' (avvio rapido), da destinare dal 2010 al 2012 ai Paesi più poveri per prepararli all'entrata in vigore di un nuovo trattato sul clima (un post-Kyoto) che dovrebbe partire dal gennaio 2013.

L'obiettivo a cui punta la presidenza è quello di raccogliere sei miliardi di euro spalmati in tre tranche da due miliardi ciascuna per il prossimo triennio 2010-2012. Al momento sarebbero dodici i Paesi che avrebbero dato il via libera alla concessione di contributi volontari, per un totale di circa 4,5 miliardi di euro. Francia, Germania e l'Italia non sono incluse in questo gruppo, anche se sembra che il Paese teutonico si starebbe orientando ad impegnare una cifra consistente. Ma al momento tutto sarebbe in fase di contrattazione.

Capitolo riduzione emissioni. Mentre l'Europa, seppur a fatica, sta cercando di mettere a punto un piano per il passaggio dal 20 al 30% nell'obiettivo di riduzione di CO2 entro il 2020 rispetto al 1990, non sarebbe soddisfatta da quanto proposto da altri Stati, in particolare dagli Usa, le cui posizioni, per quanto finalmente traspaia la volontà di firmare un accordo, sono apparse troppo soft.

Intanto però arriva una notizia che induce all'ottimismo: dal Senato americano sarebbe stato firmato un compromesso in vista di una futura legge americana sull'effetto serra. La strada per un accordo soddisfacente a livello planetario rimane però ancora troppo lontana e a tal proposito è intervenuto il presidente Reinfeldt che ha dichiarato come gli impegni presi dagli americano non sono al momento comparabili con quelli assunti dall'Unione Europea. Aspettiamo intanto l'evolversi del quadro per fornirvi notizie più dettagliate e aggiornate.

Via | Lanuovaecologia.it
Foto | Flickr

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