Miniere di bauxite tra diritti umani, foreste e montagne sacre

Pochi giorni fa su Ecoblog abbiamo parlato dell’importanza di riciclare l’alluminio allo scopo di evitare inutili sprechi energetici. In effetti, il problema della produzione di questo materiale a partire dalla bauxite, da cui viene estratto, è estremamente complesso e travalica, spesso, le problematiche connesse alle immissioni di Co2 nell’atmosfera per confrontarsi direttamente con il mancato rispetto dei diritti umani e delle specie protette.

Il battito d’ali di una farfalla in Africa genera un uragano in Giappone, si dice, e, per quanto faccia comodo pensarla diversamente, purtroppo, è proprio così. La prova è data dalla vicenda che vede contrapposti i Dongria Kondh, nello Stato indiano di Orissa e la multinazionale dell’alluminio Vedanta Resoruces, che pure si fa vanto delle attività di sviluppo sostenibile portate avanti nel mondo.

La popolazione dei Dongria è costituita da circa 8000 individui suddivisi in svariate tribù sulle colline di Niyamgiri, in India, dove proliferano dense foreste che offrono protezione a numerose specie animali e vegetali gravemente minacciate tra cui l’elefante indiano, il leopardo e la tigre. Queste genti, altrimenti note come Jharnia, i “protettori dei torrenti”, hanno il compito atavico, tramandato di generazione in generazione, di proteggere la montagna sacra, lo Niyam Dongar, e i fiumi che sgorgano tra l’intrico dei suoi alberi. Sfortunatamente, però, questo territorio si è rivelato anche estremamente ricco di bauxite, tanto da smuovere la Vedanta Resources, una delle cento società più capitalizzate e quotate allo Stock Exchange di Londra (FTSE-100). In pochissimo tempo, così, hanno preso il via i lavori preparatori per la costruzione di una grossa miniera a cielo aperto alle pendici della montagna sacra che comprometterebbe la vita dell’intero ecosistema e di tutti gli individui presenti.

Tuttavia, lo scorso ottobre, grazie all’intervento di Survival International che ha presentato un ricorso presso il Punto di contatto nazionale britannico dell’OCSE (Organizzazione internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), il governo britannico è intervenuto duramente sulla vicenda dopo una lunga serie di analisi. Il cambio di condotta da parte della Vedante Resources è stato considerato assolutamente essenziale. La compagnia, infatti, non solo è rea di non rispettare i diritti dei Dongria Kondh e la protezione dell’ambiente nell’area di loro competenza ma non ha mai neppure collaborato con il governo durante le indagini. Eppure, nonostante la storica presa di posizione a danni di una multinazionale estremamente influente dopo quasi 3 mesi nulla è cambiato e le attività della compagnia continuano indisturbate. A testimoniarlo, gli stessi esponenti di Survival International, che in questi giorni - tra attacchi e minacce di vario tipo - si sono nuovamente recati sul posto. I Dongria Kondh continuano a ripetere che la condizione è drammatica e non si sa quanto a lungo essi potranno ancora resistere...

Foto | Emiliano Pretto

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