Nuovi studi confermano l'allarme sulla moria delle api

Ape su una pianta melliferaAppena qualche giorno fa abbiamo parlato dell’iniziativa del governo francese di distribuire lungo le strade del Paese numerose piante mellifere per far fronte al problema della diminuzione delle api. In riferimento a quella notizia mi sembra interessante segnalare come nell’ultimo periodo siano stati pubblicati diversi studi in materia che ci indicano come il problema della riduzione del numero di questi insetti sia un fenomeno sempre più preoccupante.

Secondo un primo studio francese si sarebbe scoperto infatti che il problema dell'estinzione starebbe riguardano soprattutto alcune specie di api. Sarebbe infatti emerso che quelle che si nutrono di polline di diverse piante avrebbero un sistema immunitario più forte rispetto a quello che hanno le api che si nutrono invece di una sola pianta.

Tale studio ha concluso che proprio nelle specie di api incapaci di non variare la loro alimentazione si starebbero verificando le più marcate diminuzioni di specie. Vi sarebbe perciò un collegamento tra la varietà alimentare delle api ed il loro sistema immunitario. In sostanza si è scoperto che le api che venivano alimentate con cinque diversi tipi di polline avevano livelli più elevati di glucosio ossidasi (GOX), rispetto a quelle che si nutrivano di un solo tipo di polline di fiore.

Le api producono il glucosio ossidasi per produrre il miele e per proteggere gli alimenti da larve microbica e di conseguenza la colonia da possibili infezioni. Secondo lo studio sarebbe perciò proprio la diminuzione di alcune specie di piante mellifere la principale causa della diminuzione di specie.

Poco tempo fa è stato inoltre pubblicato uno studio dalla University of Reading che confermerebbe che la popolazione delle api in Gran Bretagna avanza ad una velocità doppia rispetto al resto d'Europa.

Negli Stati Uniti, ci indica inoltre la ricerca, il problema sarebbe ancora peggiore. Lì, intere colonie sono scomparse. Negli Stati Uniti per fermare il fenomeno hanno già cominciato ad investire ingenti risorse nella ricerca per capire meglio dove e come intervenire.

Foto | Flickr

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