Nelle Filippine, denunciare la deforestazione uccide

La deforestazione è un argomento scottante. Non soltanto perchè abbraccia una miriade di problematiche diverse (tutela della biodiversità, lotta al cambiamento climatico, diritti delle popolazioni indigene e strapotere delle multinazionali...) ma anche per la fitta, omertosa e silenziosissima rete di intimidazioni e violenza che soggiace a tutto questo.

Emmanuel Ansihagan è un giornalista filippino e un leader indigeno che, nonostante le innumerevoli minacce, ha continuato a portare avanti la sua battaglia contro il taglio illegale delle foreste nel Misamis Orientale e contro la complicità delle amministrazioni - in particolare dello stesso Dipartimento per l'Ambiente e le Risorse Naturali -. Almeno fino a giovedì scorso, quando, dopo aver denunciato alla polizia ulteriori intimidazioniricevute e dopo aver sostenuto di essere stato lungamente pedinato, la sua voce a radio DXRS si è improvvisamente zittita ed è scomparso. Nel nulla.

Si teme il peggio. Anche perchè esistono degli odiosi precedenti: nel 2008, il suo collega Arecio Pedrigao è stato ucciso da ignoti dopo aver denunciato l'omertà della polizia sulle vicende legate al taglio illegale degli alberi nella stessa zona. La notte di San Silvestro del 2009, invece, è toccato a Datu Berting Pinagawa, parente di Ansihagan nonché leader di un'associazione ambientalista, perdere la vita per gli stessi motivi.

Smetti di opporti al taglio e alle miniere, o finirai ucciso come gli altri come i capi indigeni.

Aveva sentenziato macabramente Ansihagan in una delle sue ultime trasmissioni radiofoniche...

Via | gmanews.tv

Foto | Flickr

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