La Cina metterà al bando la carne di cane e di gatto

Chow Chow, una delle razze di cani allevato dai cinesi per essere mangiato

Quello degli allevamenti di cani, in genere shar-pei e chow chow, degli imperatori delle dinastie meridionali era uno dei capitoli del mio esame di storia della Cina. Sono passati secoli e una rivoluzione di proporzioni gigantesche, ma l'usanza, per i cinesi, di sfamarsi di gatti e cani ha resistito granitica fino a qualche giorno fa. Infatti, informa The Times che il Paese di Mezzo è sul punto di mettere al bando l'usanza di cucinare la carne di cane e gatto. Ciò che non ha potuto Mao, evidentemente, può il capitalismo e la maggiore disponibilità di cibo e alimenti nelle catene di supermercati sorti come funghi in tutto il Paese.

I cinesi presenteranno il prossimo aprile alla Comunità Europea il loro disegno di legge che prevede il reato di abuso di animale, per chi continuerà a cibarsi di carne di cane o gatto, multe salate da 5000 yuan, circa 500 euro e fino a 15 giorni di carcere; mentre ai venditori di carne potrà essere comminata una multa tra i 10mila e i 500mila yuan. Si spera però che l'esempio dei cinesi possa essere presto seguito da altre nazioni asiatiche in cui vige l'abitudine di mangiare carne di cane e gatto come in Cambogia, Laos e Corea.

Per il gatto la situazione è un po' diversa perché in intere regioni vige la superstizione che vuole che l'anima del gatto ucciso si presentila notte al suo assassino per vendicarsi. Tra gli animali usati dai cinesi per nutrirsi ci sono anche il serpente, la tartaruga, la scimmia e le locuste. Ovviamente questa dieta aveva ragione di esistere in una Cina superstiziosa, rurale e martorizzata dalle continue carestie e guerre, dove ogni risorsa era l'assicurazione per la sopravvivenza accanto alla credenza che le carni non convenzionali potessero aumentare la potenza sessuale dei maschi.

Foto | Flickr

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