Studio Bankitalia: far pagare la "carbon tax" alle famiglie

Uno studio di Bankitalia propone di spostare la carbon tax dalla produzione al consumo

La "carbon tax" altro non è che una tassa sulle emissioni di CO2 ed è un meccanismo che, nelle sue intenzioni, dovrebbe scoraggiare chi produce energia dal farlo utilizzando i combustibili fossili. L'idea è quella di far pagare di più l'energia prodotta emettendo più CO2. Il meccanismo è in vigore in diversi paesi nel mondo, Italia compresa, ed è affiancata da un altro sistema che ha lo stesso fine: il mercato delle emissioni, in inglese Emission trading system (Ets).

L'Ets assegna delle quote ad ogni grosso produttore o consumatore di energia in tonnellate di CO2. Se si sfora si paga, o si compra il diritto di emissione da chi ha consumato meno o ha prodotto energia senza emettere anidride carbonica. Carbon tax ed Ets si basano entrambi sul principio del "chi inquina paga" e toccano le tasche di chi produce, non di chi compra. Uno studio della Banca d'Italia, però, propone di invertire la cosa: a pagare devono essere i consumatori. Lo studio in questione, realizzato dalla ricercatrice Daniela Marconi, si intitola "Gli effetti di una tassa ambientale unilaterale sui consumi" e, già dal titolo, si capisce che la tassa la dovrebbero pagare le famiglie e non le imprese. Secondo tale studio

Le evidenze empiriche disponibili per i paesi avanzati indicano che circa la metà delle emissioni di gas serra è riconducibile, direttamente o indirettamente, all’attività di consumo delle famiglie. Studi teorici mostrano che un governo che si concentri sull’abbattimento delle emissioni inquinanti generate dall’attività di consumo piuttosto che di produzione raggiunge il suo obiettivo in maniera più efficiente, conseguendo un innalzamento complessivo del benessere sociale senza compromettere la competitività internazionale del sistema produttivo



Tassare i consumi, invece della produzione, sarebbe utile due volte: la prima perchè otterrebbe risultati migliori, la seconda perchè eviterebbe di penalizzare le aziende che spendono di più per emettere minori quantità di CO2. La riduzione delle emissioni, quindi, non sarebbe il punto di partenza bensì il risultato:

incidendo sulle abitudini di consumo mediante interventi di tipo unilaterale, non penalizzanti per la competitività internazionale del paese, i governi possono generare meccanismi virtuosi a livello globale

A primo acchitto sembrerebbe il solito balzello, una tassa a pioggia sui consumatori che penalizza i redditi più bassi a causa di un aumento dei prezzi orizzontale e generalizzato. Tuttavia l'idea ha anche i suoi punti di forza. Che altro non sono che i punti deboli delle attuali tasse e mercati delle emissioni: a una tassa sui consumi, a differenza di quelle sulla produzione, non si scappa.

La normativa europea sull'Ets, invece, offre ampie vie di fuga: per evitare la delocalizzazione della produzione europea in paesi più "tolleranti" nel novembre scorso l'Europa ha rinnovato il permesso alle aziende più inquinanti di emettere gratuitamente milioni e milioni di tonnellate di CO2.

Via | Banca d'Italia
Foto | Flickr

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