
Una svolta sostenibile per l’aeroporto di Düsseldorf, in Germania, grazie all’installazione di ben 8.400 pannelli solari su una superficie grande quanto sei campi da calcio.
Si tratta di uno dei parchi fotovoltaici più grandi della Germania e dovrebbe diventare operativo entro la fine del 2012.
L’impianto con una potenza installata di due megawatt fornirà energia sufficiente a soddisfare i consumi medi di 600 famiglie (nuclei familiari di quattro membri) di Düsseldorf.
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La Corte di Giustizia Europea ha stabilito ieri che rientrano nel Sistema di Scambio delle Emissioni europeo ETS anche le compagnie aeree del trasporto commerciale (le trovate qui); incluse quelle di Paesi extraeuropei che usano gli aeroporti dell’Unione per le partenze e gli arrivi dei loro veivoli. Sostanzialmente viene rispettato il principio cardine per cui: chi più inquina più paga.
Scrive il WWF:
La decisione presa oggi dalla più alta corte dell’UE conferma che l’innovativa legge europea per ridurre le emissioni dei voli internazionali è perfettamente compatibile con il diritto internazionale, non infrange la sovranità di altre nazioni e si distingue dagli oneri e tasse già soggetti alle limitazioni da parte di altri trattati” ha detto la coalizione internazionale di 6 gruppi ambientalisti composta dal WWF insieme a tre organizzazioni statunitensi (Center for Biological Diversity, Earthjustice, e Environmental Defense Fund) e gruppi europei (Aviation Environment Federation, Transport & Environment, e WWF-UK), che hanno preso parte al processo come parte a sostegno della difesa.
Ma perché si è arrivati alla sentenza della Corte di Giustizia Europea? Facciamo un passo indietro fino al 2003 quando nel sistema di scambio di quote di emissione non rientravano le compagnie aeree, incluse poi dalla Direttiva 2008/101 che impone dal 1° gennaio 2012 l’acquisto e la vendita delle Quote anche per le compagnie di Paesi terzi che transitano in partenza o arrivo in aeroporti europei.
Continua a leggere: Ue, trasporto aereo: le aziende pagheranno per le emissioni di CO2
Più volte su Ecoblog, abbiamo parlato delle quote di di CO2, ovvero di quel sistema ideato e messo a punto dall’Unione Europea che assegna ad alcuni settori produttivi (produzione elettrica, industria pesante) un tetto alle emissioni di anidride carbonica. Il fine ovviamente è quello di stimolare i settori stessi ad investire in tecnologie di produzione più pulite onde evitare di ricorrere ogni anno all’acquisto di permessi di emissione e, in caso di mancato acquisto di questi, in sanzioni pecuniarie.
Alle numerose polemiche che su questo meccanismo si sono succedute negli anni (l’ultima delle quali qualche mese fa da parte degli Stati Uniti), sono arrivate nei giorni scorsi anche quelle feroci da parte dell’ICAO (l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile) a suo dire critica con l’Unione Europea la quale, avendo assoggettato agli obblighi (a partire dal 2012) anche le compagnie aeree non del vecchio continente, avrebbe creato una frattura non di poco conto fra i vettori europei ed extraeuropei. L’UE non ha però intenzione di fare passi indietro sul nuovo sistema che entrerà in vigore dal 2012 e preme invece per un accordo su questo fronte a livello globale, che però stenta a decollare proprio per la reticenza dell’ICAO.
In parole povere l’Ue vorrebbe che le compagnie extraeuropee venissero obbligate a rispettare delle regole sulle emissioni, magari anche con sistemi diversi rispetto al mercato di emissioni di CO2 adottato in Europa, ma comunque in modo da responsabilizzare tutti ad investire per un minor impatto ambientale nel settore aereo senza inficiare la libera concorrenza e la competitività del settore. Qualora questo invito non venisse accolto, tutti i vettori che atterreranno in suolo europeo si troveranno a dover seguire le regole dell’Unione Europea e quindi assoggettati alle regole; ciò significherà naturalmente che anche per le compagnie extracontinentali vi sarà un aggravio di spese.
Continua a leggere: Quote emissioni CO2 per il settore aereo: divampa la polemica fra UE e ICAO
Doppio record grazie alla curiosa invenzione di un gruppo di studenti dell’Università del Maryland. Gamera, un elicottero sperimentale in grado di volare sfruttando soltanto l’energia prodotta da gambe e braccia umane, è stato pilotato dalla studentessa Judy Wexler che è riuscita a farlo sollevare da terra per 12 secondi, abbastanza per il record del mondo di volo ad “energia umana” per una donna e per quello americano assoluto.
Gamera ha la forma di una X con il pilota seduto al centro di una mastodontica struttura con le 4 braccia lunghe 18 metri e 4 rotori da 12 metri l’uno. Costruito con un misto di legno e fibra di carbonio pesa appena 95 kg e riesce a sollevarsi da terra con la sola energia di gambe e braccia di un’esile, ma determinatissima, ragazza. L’obiettivo del team di studenti è comunque quello di vincere i 250 mila dollari del Sikorsky Prize, consegnato dall’American Helicopter Society. Avranno bisogno di far volare il loro Gamera per almeno 30 secondi a tre metri da terra, non sarà facile.
Via | Inhabitat

Dal 1 gennaio 2012 l’Unione Europea ha intenzione di imporre anche alle compagnie aeree americane che operano nel vecchio continente la stessa regolamentazione sulla riduzione delle emissioni di CO2 che viene “subita” dalle compagnie europee. American Airlines, Delta, US Airways e le altre che operano con voli da e per l’Europa dovranno scegliere fra le solita (discutibile) alternativa: far scendere in un anno le emissioni del 3% rispetto ai valori medi 2004-2006 oppure pagare e comprare i soliti “certificati verdi”.
Le compagnie americane sono imbufalite e sostengono che questa imposizione rischia di far costare in media 57 dollari in più un volo da New York a Londra, ma il ricorso alla Corte Europea non ha avuto esito positivo e la scadenza del 1 gennaio si avvicina inesorabile. Il maggior costo è stimato a regime in 3 miliardi di dollari nel 2020, un obolo che gli americani speravano di potersi risparmiare, nonostante le tratte da e per l’Europa siano un’importante voce nei loro ricavi.
La presa di posizione europea sta creando tensioni anche a livello diplomatico, lo dimostrano le parole di Wendell Albright, direttore del Dipartimento che si occupa dei rapporti fra stato federale e compagnie:
L’Unione Europa sta imponendo questa regolamentazione alle compagnie americane senza il nostro consenso. Nel rispetto dei limiti delle emissioni dovremmo decidere noi le azioni appropriate per le nostre compagnie.
L’UE non ha alcuna intenzione di cedere, al contrario. Chiarissima in questo senso Connie Hedegaard, commissario dell’Unione:
In Europa stiamo provando a fare qualcosa con i cambiamenti climatici, ora abbiamo obiettivi di riduzioni delle emissioni settore per settore. Includono l’industria, includono i produttore di energia, perché non dovrebbero includere le compagnie aeree?
[Via | NYT]

Secondo uno studio pubblicato su Science dal titolo Formation and Spread of Aircraft-Induced Holes in Clouds gli aerei sarebbero in grado di innescare una tempesta. Ossia, se un aereo entra in una nube e la scava come fosse un tunnel, è molto probabile che da quel tunnel si scateni una tempesta. Queste nubi con il buco al centro sono dette hole punch clouds e sono state oggetto di analisi da parte dei ricercatori coordinati da Andrew Heymsfield del National Center for Atmospheric Research (Usa).
Ecco come descrive Galileo cosa accade a una nube quando viene bucata da un aereo:
Quando un aereo passa attraverso una nuvola modifica la pressione e abbassa la temperatura dell’aria anche di 20-30°C. In questo modo, promuove la condensazione delle gocce d’acqua in cristalli di ghiaccio, fenomeno che dà luogo ai caratteristici fori. Man mano, i cristalli attirano altra gocce d’acqua e i buchi si ingrandiscono sempre più: è un processo che può durare oltre un’ora arrivando a creare tunnel lunghi anche cento chilometri. Quando infine i cristalli di ghiaccio diventano troppo pesanti, precipitano sotto forma di pioggia o neve.
C’è da precisare che il fenomeno riguarderebbe l’atmosfera locale e non avrebbe influenze sul clima globale.

Si chiama VoltAir e si tratta di un progetto recentemente presentato dalla multinazionale paneuropea dell’aeronautica EADS (European Aeronautic Defence and Space Company) con un obiettivo particolarmente ambizioso: mettere a punto velivoli alimentati ad elettricità. La sfida sembra proprio di quelle impossibili, dato che per mettere a punto un simile sistema bisognerebbe equipaggiare un velivolo con batterie potenti, ma che rispetto alle tradizionali, non siano troppo pesanti.
Eppure, nonostante le palesi difficoltà, la EADS con il suo progetto VoltAir si dice possibilista sulla cosa: per farlo testerà un sistema di questo tipo (con batterie potenti e leggere) utilizzando nuovi materiali superconduttori ad alta temperatura che dovrebbero consentire di realizzare motori ad alta densità energetica, poco pesanti e capaci di fornire molta energia. Il progetto prevede la messa a punto di un sistema costituito da due batterie capaci di alimentare una grande elica carenata posta nella coda dell’aereo.
Per il momento non sa molto di più, per questo sarà importante seguire con attenzione l’avanzamento del progetto. La sfida è di quelle suggestive ed assume una valenza ancora maggiore se ci si sofferma sulle parole dei progettisti della EADS. Gli stessi infatti si dicono possibilisti sul fatto che con lo sviluppo di questo nuovo sistema il settore aereo fra venti anni potrebbe subire una vera e propria rivoluzione non solo tecnologica, ma anche ambientale: i velivoli, sottolineano, saranno infatti molto più silenziosi rispetto a quelli attuali e a bassissime emissioni di gas serra negli alti strati dell’atmosfera.
Via | Trendhunter.com; Eads.com
Foto | Flickr

KLM ha annunciato che da settembre i 200 voli Amsterdam Parigi saranno alimentati grazie al biokerosene derivato da oli usati in cucina (Used Cooking Oil) che ha ricevuto la certificazione ASTM. Il biocarburante che sarà usato da settembre è prodotto dalla Dynamic Fuels con SkyNRG, consorzio nato per sviluppare biocarburanti e fondato nel 2009 da KLM, North Sea Group e Spring Associates. Con loro anche la sezione olandese del WWF,Solidaridad e l’Istituto Copernico dell’Università di Utrecht. Secondo l’Energy Report del WWF sarebbero proprio i biocarburanti l’alternativa ai combustibili fossili per l’aeronautica.
Ha detto Camiel Eurlings managing director per KLM:
Nel novembre del 2009 abbiamo dimostrato che era tecnicamente possibile volare con alimentazione a biokerosene ed ora, un anno e mezzo dopo il nostro primo volo test alimentato con carburante derivato dalla pianta della Camelina, siamo passati ad una nuova fase, certificata, di biokerosene. L’obiettivo del 100% di biocarburante è ambizioso. I costi dei biocarburanti devono abbassarsi significativamente ed in maniera definitiva e questo può essere fatto solo tramite l’innovazione, la collaborazione ed un impianto legislativo che ne stimoli lo sviluppo e garantisca un’onesta competizione.
Via | Guidaviaggi, Il Volo, SKYnrg
Foto | Flickr
Si fa un gran parlare di “mobilità sostenibile”, ed ecco che spunta il progetto che non ti aspetti. Flynano è un “personal aircraft” elettrico creato dall’inventore finlandese Aki Suokas e presentato recentemente all’Aero Show 2011 di Friedrichshafen.
Qui è il caso di parlare tra virgolette, perchè questo mezzo non è classificato come un vero e proprio aeroplano. Il peso massimo al decollo è di 200 kg, che significa appunto che non è tecnicamente considerato un aereo e può essere usato in alcuni Paesi senza brevetto o licenza. Negli Stati Uniti ad esempio potrebbe essere omologato come “light-sport aircraft”, per il cui utilizzo è necessario un patentino piuttosto semplice da ottenere.
Ma veniamo all’aspetto tecnico. Viene dichiarata una velocità massima tra i 70 ed i 140 km/h ed una distanza operativa massima di 70 km. Non male, considerando la possibilità di effettuare percorsi “in linea d’aria”. Ma è tutto oro ciò che luccica?
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Per ora si è trattato di un esperimento riuscito. Molto presto potrebbe diventare una consuetudine: fare il pieno a un F-22 Raptor, caccia militare in forza all’aeronautica Usa, per il 50% con carburante per jet e per un altro 50% con biofuel ottenuto da Camelina Sativa.
Il test con il biofuel si è svolto lo scorso 18 marzo e un Raptor ha volato fino a 40.000 piedi - superando una volta e mezzo la velocità del suono. Jeff Braun, direttore della USAF’s Alternative Fuels Certification Division, ha detto che l’aereo ha avuto una risposta “impeccabile”. L’obiettivo dell’esperimento è portare a regime l’uso dei biocarburanti nelle flotta dell’USAF, l’Areonautica militare Usa entro il 2016.
Ma i biocarburanti non sempre convincono gli ambientalisti. Spiega Sebastian Risso, portavoce per Greenpeace:
Per coltivare piante destinate a produrre biocarburanti occorre molto terreno che viene sottratto all’agricoltura e alla prodizione di piante per l’alimentazione umana. La maggior parte del territorio è già impegnato e dunque si forza a cambiare la produzione aumentando la coltivazione verso altre zone e aumentando l’emissione di gas serra. Non siamo sicuri che una crescita del mercato del biodiesel rappresenti una volta positiva; dobbiamo prima sapere da dove proviene e se la fonte è sostenibile.
Non sembra essere il caso della Camelina, che produce biocarburante di prima generazione e può essere coltivata su siti da bonificare o su terreni non adatti all’agricoltura. Secondo gli analisti entro il 2025 un miliardo di galloni di biocarburante prodotto da Camelina sarà destinato all’aviazione per un valore di mercato pari a 5,5miliardi di dollari. Il problema è che produrre biocarburanti richiede ancora troppa energia.
Via | BusinessGreen, Euractiv
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