Tifone Haiyan, per l’Onu è effetto dei cambiamenti climatici

Alla conferenza sul clima di Varsavia la delegazione filippina chiede aiuti concreti

È stato il tifone Haiyan l’argomento principale della Conferenza sul clima di Varsavia. Nella sessione inaugurale della diciannovesima edizione dell’evento sono state ricordate le vittime del tifone forza 5 e la segretaria generale della United Nations Framework Convention on Climate Change, Christiana Figueiras, ha parlato di legame evidente fra i cambiamenti climatici e ciò che è avvenuto nelle Filippine.

Ci riuniamo con il peso di due tristi verità: siamo i primi umani a respirare 400 parti per milione di CO2 con ogni respiro, il secondo è il devastante impatto del tifone Haiyan.

Yeb Sano, delegata filippina per il clima, ha chiesto aiuto alle popolazioni danneggiate:

Le Filippine sono il secondo paese più vulnerabile al riscaldamento globale, con 22 tifoni annuali in media, qualcosa di insostenibile che genera danni impossibili da limitare.

Uno degli obiettivi della conferenza sarà la definizione delle compensazioni, da parte dei paesi industrializzati, dei danni provocati ai paesi in via di sviluppo. L’emissione di diossido di carbonio è una delle principali cause di fenomeni di questo genere, ma non l’unico. La formazione di tifoni è, secondo il meteorologo Angel Rivera, “un puzzle complicato”.

L’intensità dei cicloni tropicali dipende da due fattori: la temperatura superficiale dell’oceano e la differenza dell’intensità del vento fra i livelli alti e bassi della troposfera. Quanto maggiore è la prima e minore la seconda, più intensi sono,

ha spiegato nel dettaglio Manuel de Castro, docente di Fisica dell’Atmosfera all’Università della Castilla-La Mancha. Il riscaldamento delle acque è, dunque, un fattore determinante in fenomeni di questo genere.

I tifoni vengono generati quando l’acqua supera i 28 gradi centigradi e nei giorni precedenti al disastro le acque oceaniche hanno toccato addirittura i 31 gradi.

Intanto Sano Naderev, un altro delegato filippino in Polonia, ha iniziato un digiuno che si protrarrà fino a quando non verranno prese decisioni significative:

La crisi climatica è una follia. E noi qui, a Varsavia, possiamo fermarla. Il mio Paese si rifiuta di accettare una 30esima e poi una 40esima conferenza per risolvere il problema dei cambiamenti climatici,

ha dichiarato. Gli ha fatto eco un’altra delegata filippina, Alicia Ilaga, che ha chiesto di trasformare i negoziati in azioni concrete per invertire la rotta ed evitare disastri simili a quello di Haiyan.

Via | El Pais

Foto © Getty Images

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