Le biomasse affossano i mobilifici Made in Italy: la questione dei trucioli

Le biomasse non solo non convincono molti ambientalisti ma non piacciono sopratutto ai mobilifici del Nord-Est poiché a causa degli incentivi destinati stanno affossando tante piccole imprese del Made in Italy

I mobilifici italiani sono particolarmente preoccupati per il consistente sostegno a base di incentivi che viene erogato alle biomasse. In effetti le biomasse sono state presentate da certi ambientalisti come una delle declinazioni della Green economy: d'altronde bastava prendere i residui boschivi e bruciali per ottenere calore e energia. Le cose non sembrano stare proprio così, almeno secondo quanto spiega Fabiana Scavolini responsabile commerciale della Scavolini che dice:

Il truciolo, sottoprodotto del legno, ha più valore come combustibile, piuttosto che come materiale di recupero: questo per via delle centrali a biomasse, che sempre più proliferano sul territorio nazionale e che possono godere di incentivi del governo, concessi per la termovalorizzazione ai fini energetici del legno. Questa clamorosa stortura, se non viene risolta il prima possibile porterà, oltre agli aumenti che già ci sono stati, a ulteriori significativi aumenti del prezzo del pannello semilavorato, che in molti casi diventerebbe impossibile da reperire.

Siamo arrivati al punto per cui tutti i principali produttori nazionali di pannelli truciolari quali Saviola, Frati Fantoni e Saib, che forniscono il 90 per cento del semilavorato nazionale per l'industria del mobile, sono a chiedere al ministro per l'Ambiente di riusare il legno invece che incenerirlo negli impianti a biomasse.

I pannelli di legno sono praticamente la materia prima usata per costruire mobili del Made in Italy. Ci lavorano in questo settore 400 mila addetti che assieme portano al nostro Paese un fatturato da 27 miliardi di euro. Noi italiani siamo l'eccellenza mondiale nel riciclo del legno, tanto che portiamo a nuova vita 3 milioni di tonnellate di legno post consumo e senza incentivi statali, mentre le centrali a biomasse ne bruciano 4,5 milioni di tonnellate e incentivate. Nel 2012 bruciare legno è costato 390 milioni di euro in incentivi statali. Oggi accade però, che per dare combustibile alle centrali a biomasse, questa preziosa risorsa del legno da riciclare sia destinata alla produzione di energia elettrica, mettendo in difficoltà il comparto del legno arredo che deve ricorrere a forniture estere e dunque a un aumento dei prezzi per l'intero settore e che coinvolge dunque anche il cliente finale.

Federlegno arreda ci ricorda che:

Rispettare l’uso sostenibile del legno, significa:
- Vantaggi ambientali – un recente studio scientifico attesta un impatto ambientale doppio della combustione rispetto al riciclo;
- Vantaggi sociali – per ogni tonnellata di legno riciclato si genera occupazione 10 volte maggiore rispetto alla combustione;
- Vantaggi economici per la collettività – Bruciare legno, nel 2012, è costato 390 milioni di euro di incentivi statali.

Proprio qualche mese fa, il 29 ottobre tutto il comparto è stato impegnato in un Action Day europeo voluto da EPF (European Panel Federation) proprio perché il problema del riciclo dei pannelli truciolari investe l'Europa tutta.

La richiesta fatta al ministro Galletti è di abolire gli incentivi alle biomasse e non solo come proposto nel Collegato Ambientale che si usi per le centrali a biomasse solo legno non trattato perché come ricorda Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli:

l’azione intrapresa con tutto il settore arredo non è una battaglia contro le centrali a biomasse, fondamentali per il recupero ai fini elettrici e termini di moltissime materie prime, ma un atto buon senso per recuperare una materia prima e contenere i costi di produzione, riducendo le emissioni di CO2.

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Via | Pu24, Federlegnoarredo, Cronache Lodigiane
Foto | Assopannelli

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