Dissesto idrogeologico: in Italia 4 comuni su 5 sono a rischio

L’81,5% dei comuni italiani è in aree a forte rischio di dissesto idrogeologico

dissesto idrogeologico

Negli ultimi mesi l’Italia ha dovuto fare i conti con periodi di siccità autunnale e invernale senza precedenti, ma quando tornerà a piovere bisognerà far fronte alle conseguenze di un territorio nazionale del quale non si è stati capaci, dagli anni del boom fino a quelli della crisi, di effettuare una manutenzione intelligente.

Alla presentazione del dossier Le città italiane alla sfida del clima, realizzato dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con Legambiente, sono stati forniti i dati sulle zone a rischio di dissesto idrogeologico del nostro Paese. L’81,2% dei comuni italiani si trova in aree a rischio e in queste zone abitano 6 milioni di persone, il 10% della popolazione italiana.

Fra il 1944 e il 2012 sono stati spesi 61,5 miliardi di euro per far fronte ai danni provocati da eventi estremi sul nostro territorio. Il nostro Paese – a causa della sua forte antropizzazione e di una cementificazione dissennata - è fra i primi al mondo per quanto riguarda la spesa relativa a questo tipo di danni. I cambiamenti climatici, uniti a un’edificazione selvaggia, hanno provocato gravi disagi, ingenti perdite economiche e 5459 vittime dal 1950 al 2015, in circa 4000 eventi fra frane ed alluvioni.

Si tratta di argomenti che vengono sollevati ciclicamente in occasione delle emergenze, come quelle degli ultimi anni a Genova e nelle Cinque Terre. Poi tutto viene dimenticato e i fondi per la manutenzione del territorio restano bloccati nelle maglie della burocrazia.

Negli ultimi 5 anni, inoltre, si sono moltiplicati gli episodi di allagamento anche nelle grandi metropoli impermeabilizzate da decenni di cementificazione: in un lustro ci sono stati 91 giorni di stop a metropolitane e treni urbani nelle principali città italiane e 43 giorni di blackout elettrici.

“I cambiamenti climatici stanno determinando impatti sempre più evidenti nelle nostre città con rischi per le persone e le infrastrutture resi ancor più drammatici dal dissesto idrogeologico, da scelte urbanistiche sbagliate e dall'abusivismo edilizio. Urge pertanto un cambio radicale delle scelte urbanistiche da parte dei Comuni”

ha detto Rosella Muroni, presidente nazionale di Legambiente, alla presentazione del dossier suggerendo le strade da percorrere per uscire dal vicolo cieco in cui una visione distorta del progresso ha condotto il nostro Paese:

“Occorre fermare il consumo di suolo e riqualificare gli spazi urbani, le aree verdi e gli edifici per aumentare la resilienza nei confronti di piogge e ondate di calore”.

Via | Rai News | Legambiente

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