
Ieri vi avevamo raccontato della curiosa avventura di uno squalo che era rimasto bloccato sul ponte di una nave di ricercatori che, dopo lo spavento, si erano prodigati per liberarlo. Le autorità ecuadoregne hanno fatto un’inquietante scoperta che dimostra come non tutti gli uomini siano impegnati nel difendere, studiare e tutelare la natura.
Al largo delle Galapagos, area protetta nella quale è vietata qualsiasi attività di pesca, una nave è stata sorpresa con i corpi di 357 squali illegalmente cacciati nonostante siano protetti da apposite leggi. I pescatori di frodo saranno perseguiti secondo le leggi ecuadoregne dopo essere stati trovati intenti nelle loro deplorevoli attività proprio all’interno della riserva marina al largo della piccola isola di Genovesa.
L’arcipelago della Galapagos è stato dichiarato patrimonio dell’Unesco fino dal 1979, ma l’area protetta riguardava soltanto le terre emerse, dal 1986 le acque circostanze sono divenute una riserva marina, ma questo evidentemente continua a non fermare pescatori senza scrupoli. D’altra parte il fenomeno della pesca di frodo degli squali ha proporzioni mostruose, almeno secondo chi ha “esperienza sul campo” come Vincenzo Venuto, il conduttore di Missione Natura che nella sua intervista alla nostra Marina ha parlato di “100 milioni di squali pescati solo per staccargli le pinne“.
[Via | Treehugger]

Nonostante ormai la trappola della civilizzazione abbia fatto suo gran parte del suolo terrestre restano dei luoghi ancora poco contaminati dall’uomo.
Vi raccontavamo lo scorso settembre del varo del catamarano alimentato da pannelli fotovoltaici partito da Monaco. Ebbene il viaggio prosegue (qui si possono vedere le varie tappe), si trovano dopo circa 120 giorni di navigazione alle Galapagos. Il catamarano fa il suo dovere a dimostrazione che le energie rinnovabili possono fare la differenza senza inquinare.
Dal diario di bordo del 25 gennaio:
Meteo: bella giornata soleggiata con qualche nuvola. Questa notte ci siamo fermati e ci siamo lasciati trasportare per arrivare in tempo alle Galapagos. Qquesto arcipelago è sempre magnifico. Dobbiamo adempiere a tutte le formalità: visti, dogana. poi prepareremo l’escursione di domani con il WWF che ci accompagnerà. Ci sarà la conferenza stampa, la presentazione del progetto, l’incontro con le autorità e dei rappresentanti del Parco nazionale delle Galapagos. Nel pomeriggio ne approfitteremo per visitare l’isola e per scoprire questo luogo magico.
il viaggio del catamarano solare planet solar
Via | sustainable-mobility
Foto | MarineBuzz, Jacopo Fo, Planet solar

Dopo trent’anni di lavoro, si cominciano a vedere i frutti: le tartarughe della specie Geochelone, diffuse con varie sottospecie nell’arcipelago delle Galapagos, sono un po’ più lontane dall’estinzione.
L’ultimo censimento, infatti, riporta un numero di esemplari pari a circa 1.500, contro i 15 animali degli anni settanta. Decisamente un bel traguardo, anche se limitato al momento alla sola isola di Espanola. Il risultato è stato ottenuto prelevando i 15 esemplari superstiti e iniziando un programma di riproduzioni controllate in cattività.
Le tartarughe, infatti, come molti rettili hanno un grande pregio: incubando le uova a temperatura fissa si può determinare il sesso del nascituro. Ciò permette di immettere in natura, in pochi anni, un gran numero di femmine riproduttive.
Ma questo trucchetto non sarebbe bastato se non fosse stato accompagnato anche da un programma di riduzione delle capre, animale portato dai conquistatori che si è rivelato un concorrente biologico micidiale per le tartarughe: entrambi mangiano erba. Per non parlare, poi, della strage compiuta dai marinai nel corso dei secoli a fini alimentari.
Prossimo obbiettivo: ristabilire l’equilibrio biologico anche nelle altre isole e introdurvi nuovi esemplari di tartaruga gigante per riportare l’ambiente allo stato pre-coloniale.
Via | Modus Vivendi, The Guardian
Foto | Flickr
Non stiamo parlando di estrarre DNA da zanzare o di manipolazioni genetiche, ma di semplice selezione. Da uno studio della Yale University, sembra infatti che, incrociando delle popolazioni di tartarughe tutt’oggi presenti alle Galapagos, sia possibile recuperare delle specie estinte diversi anni fa. Una tecnica che potrebbe servire anche per altre specie e razze animali.
Successivamente agli studi di Darwin, le tartarughe giganti subirono un brusco colpo: vennero uccise per essere consumate come alimento dai pirati o per la produzione di olio usato per l’illuminazione stradale di Quito in Equador. Tuttavia il lavoro di Darwin è servito a qualcosa e, grazie allo studio del genoma delle diverse specie presenti nelle isole dell’arcipelago, i ricercatori sono riusciti a determinare le diverse parentele tra le tartarughe.
In questo modo, confrontando il DNA delle specie estinte si pensa di restituire alle Galapagos alcune delle tartarughe sterminate in breve tempo. Un lungo lavoro di confronto tra database guiderà i ricercatori verso questa nuova frontiera del recupero di specie estinte. In questi casi molti si chiedono se sia giusto o meno cercare di riparare ai propri errori, specialmente se l’ecosistema raggiunge un nuovo equilibrio. Voi come la pensate?
Via | Yale University
Foto | Bensonkua

Si pensava che Lonesome George (George il solitario) fosse l’ultima tartaruga vivente della sua sottospecie: le tartarughe giganti delle Galapagos (Geochelone nigra abingdoni). Forse non e’ vero. Forse c’è ancora speranza.
Dal 1972, anno in cui fu trovato sull’isola di Pinta, vive in cattività presso la Stazione di ricerca Charles Darwin (isola di Santa Cruz). Non essendoci altre tartarughe, femmine in particolare, si pensava che George sarebbe morto senza eredi e che la sua sottospecie si sarebbe estinta con lui.

Ogni 3-4 anni, le tartarughe liuto dell’Oceano Pacifico - rettiloni marini lunghi circa 2 metri, che arrivano a pesare più di 700 kg - nuotano dalla Costa Rica alle Galapagos (1500 km circa) per andare a deporre le loro uova.
Quest’anno alcune associazioni che si battono per scongiurare l’estinzione di queste tartarugone ne hanno munite 11 di un trasmettitore satellitare in grado di comunicare la posizione in tempo reale. Chiunque può seguire la loro corsa verso le spiagge delle Galapagos sul sito “The Great Turtle Race”, dove le tartarughe vengono presentate come fossero personaggi di un cartone animato impegnati in una gara di velocità e dove si trovano anche simpatiche animazioni che spiegano un sacco di cose sulle tartarughe liuto del Pacifico (nella sezione Leatherback World: On the Brink).