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Tutti gli articoli con tag terra futura

A “Terra Futura” un nuovo modello di sviluppo responsabile

pubblicato da Orangeskies


Il futuro della terra è nell’uscire dalla crisi planetaria con un nuovo modello di sviluppo responsabile, solidale ed equo. In poche parole, una “Terra Futura”, quella dell’omonima mostra sulla sostenibilità che si terrà alla Fortezza da Basso di Firenze, dal 29 al 31 maggio, e che è stata presentata oggi alla sede FAO di Roma.

Il nuovo modello deve venire da una serie di pratiche concrete, già sperimentate da anni nella società civile, dagli enti locali e dalle imprese più responsabili. Case a zero emissioni, energie rinnovabili, finanza etica, biodiversità e sua salvaguardia, vacanze sostenibili.

Questo il sogno degli organizzatori di “Terra Futura” e in primo luogo del suo ideatore, Ugo Biggeri, secondo cui:

Bisogna mostrare a cittadini, istituzioni e imprese che oggi è possibile fare scelte responsabili in tutti i settori economici, visto che il modello fin qui costruito è strutturalmente irresponsabile. Terra Futura dimostra con fatti ed esperienze concrete come sia possibile superare la crisi globale, che e’ innanzitutto una crisi di regole.

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Costruire stufe per passione

pubblicato da lumachina

forno a legna tradizionale

A Terra Futura ho incontrato Giovanni Cavallera, costruttore di forni tradizionali, stufe a calore radiante e camini a circolazione d’aria. Giovanni ha una esposizione dei suoi lavori presso il negozio di bioedidlizia e bioarredamento Artimestieri di Boves, in provincia di Cuneo, ma si sposta in tutta Italia per costruire stufe.

Giovanni, quando hai iniziato ad interessarti di stufe?
A 20 anni, quando mi sono reso contro che quella che avevo consumava un sacco di legna e scaldava pochissimo. Ho cercato di cambiarla per una migliore e ho scoperto che in Trentino erano esperti di stufe. Allora ho provato a farmi insegnare, ma nessuno era disposto a farlo. Solo un pensionato mi ha spiegato un po’ di cose. Ho provato a far da me ma mi sono accorto che dovevo imparare ancora molto sui fumi e le canne fumarie. Alla fine sono andato a lavorare gratis per un fumista, pur di imparare.

Quindi ti sei messo a costruire stufe?
No, ho fatto mille lavori, tra cui il muratore. Anche in quei lavori ho imparato molte delle cose che oggi uso quando costruisco una stufa. Facevo una stufa ogni tanto, in mezzo ad altri lavori. Poi ho capito che fare stufe mi piaceva molto più di tutto il resto e mi ci sono dedicato a tempo pieno.

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Donne in campo

pubblicato da pentolaccia

filatura tradizionale

Dei danni ambientali prodotti dalla delocalizzazione della produzione tessile e dell’abuso di riscaldamento domestico prodotto dall’uso di abiti non abbastanza caldi si era parlato ieri. La buona notizia di oggi e’ che, concretamente, si e’ iniziato a fronteggiare il problema con imprese locali.

Donne in campo e’ una esperienza di filiera corta partita dal Piemonte, nel 1999 con lo scopo di portare sul mercato i prodotti agricoli e artigianali frutto di lavoro femminile. Quest’anno la Rete di donne per la sicurezza alimentare e la salvaguardia della biodiversità promossa dalla Regione Toscana insieme alla Commissione Internazionale per il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura si e’ presentata a Terra Futura.

Si e’ scelto di partire dal comune di Zeri, dove si allevano le pecore zerasche. Dalla lana di queste pecore, il cui numero e’ ora di circa 2500 capi, si è ricostruita la filiera trovando il modo di filare la lana localmente, di tesserla e confezionarla. I tessuti sono stati tinti con tinture naturali per includere anche questo passaggio e conservare anche questo pezzo di tradizione contadina.

Tra i tessuti “antichi” riportati nei negozi e’ da segnalare la mezzalana, con ordito di canapa e trama di lana, e la bisotta, con ordito di cotone e trama di lana.

» Donne in campo: i mercati, la storia - Provincia di Grosseto

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Vestiti pesanti e filiera corta: il 20% degli obbiettivi di Kyoto in Toscana

pubblicato da lumachina

Riutilizzo lane locali e impatto dei vestiti sul clima a Terra Futura

Giampiero Maracchi, direttore dell’Istituto di Biometeorologia del CNR, durante il convegno su clima, energie e sfide ambientali di cui parlavamo qualche giorno fa, ha raccontato di come l’istituto biometereologico abbia calcolato che solo vestendosi in maniera più saggia e abbassando di due gradi il riscaldamento nelle abitazioni durante l’inverno, si sarebbe già al 20% dello sforzo necessario per rispettare gli impegni del protocollo di Kyoto.

Fino a 50 anni fa la gente usava vestiti più pesanti della media attuale per proteggersi dal freddo. Per rendere numericamente il concetto un capo di abbigliamento dei nostri nonni pesava mediamente 550 grammi al metro quadro, mentre uno di quelli che usiamo noi si aggira sui 200. Oggi buona parte dei tessuti che usiamo e’ di importazione, mentre fino a pochi decenni fa si usava lana italiana e altre fibre come la canapa; ovviamente, la filiera tessile nasceva e si chiudeva localmente.

Oggi il 95% della lana che viene tosata in Italia finisce in discarica come rifiuto speciale. Quel 5% rimanente viene usato in edilizia, come isolante, o da qualche artigiano che la infeltrisce per farne borsette e cappellini. Certo, la lana delle pecore del cachemire e’ un po’ più morbida della nostra e confezionare i vestiti dove il lavoro costa meno permette di guadagnarci molto, ma in tutto questo discorso andrebbero inclusi i costi ambientali del trasporto che, per ora, i produttori che fanno viaggiare le loro merci scaricano sulla collettività.

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Navdanaya, agricoltura sostenibile in India

pubblicato da lumachina

fiocchi e semi di cotone

150.000 agricoltori indiani si sono suicidati tra il 2001 e il 2007. In particolare questa pratica è diffusa nel villaggio di Vidarbha , al centro della cotton belt ora nota come suicide belt. Gli agricoltori arrivano al suicidio per via dei debiti, contratti per comprare semi sterili sotto brevetto, da piantare in monoculture che richiedono alte dosi di fitofarmaci. Ne parlavamo qualche giorno fa su ecoblog e torniamo sull’argomento con una buona notizia sentita a Terra Futura.

Per cercare di arginare questa piaga sono nate iniziative come le banche dei semi locali, che difendono sia la biodiversità agricola che le possibilità di sopravvivenza degli agricoltori. Il progetto Navdanaya, oltre a rendere disponibili sementi, ha promosso la ricostruzione di una filiera dal basso, basata su coltivazioni biologiche. Nel dicembre 2007 c’è stato il primo raccolto di cotone, che è stato filato, tessuto e portato sul mercato.

Chi volesse supportare questo progetto può adottare un seme, donando una piccola somma per aiutare le banche dei semi, oppure può adottare un acro di terreno, per aiutare un agricoltore a convertirsi al biologico, seguendo un corso di formazione e ricevendo un kit con semi, aiuti per l’irrigazione e per la vendita. Per chi volesse impegnarsi ancora più a fondo ci sono le adozioni di un agricoltore (5 acri) o un intero villaggio (10 famiglie).

filiera del cotone biologico in India

fiocchi e semi di cotonecotone ad un primo stadio della lavorazionecotone pronto per essere filato

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Galline in fuga e fierucole del bio

pubblicato da lumachina

galline in fuga a Terra Futura

Tra gli allestimenti nel cortile della Fortezza da Basso di Firenze, che ha ospitato Terra Futura, c’erano alcune galline giganti di cartapesta, messe in bella mostra per ironizzare sulle assurdità della vita attuale. Nei cartelli si legge, ad esempio, di come non si possano tenere animali da cortile in città per via dell’inquinamento acustico che essi producono. Strana intolleranza, se si pensa a quante altre cose rumorose sono invece ammesse, tollerate e benvenute in ambito urbano.

L’allestimento è stato realizzato dall’Associazione La Fierucola, che organizza eventi di interesse “contadino” come varie fierucole di prodotti locali, a Firenze. Ogni appuntamento ha un tema agreste, dal riutilizzo delle lane locali alla filiera corta del pane, fino alle varietà antiche di frutta e ortaggi. tra le altre vi segnalo il 29 giugno a Fiesole si parla di “fare e coltivare”, il 20 luglio a Firenze di grano, il 6 settembre di pane, 4 ottobre di ceramica, il primo novembre di lane e pastori, e il 16 novembre di olio nuovo.

Info sulle fierucole del bilogico su piccola scala, l’artigianato manuale e la vita vernacolare possono essere richieste scrivendo a lafierucola@libero.it.

fierucole del biologico e dell’artigianato in Toscana

cervello di gallinagalli troppo rumorosigalline in fuga a Firenzegalline di cartapestapolli e grillifierucole del biologico

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Fiori di plastica riciclata per il disagio psichico

pubblicato da lumachina

calle di plastica

I fiori di plastica che abbiamo visto a Terra Futura e che vi presentiamo in questa gallery sono oggetti di artigianato artistico riciclato, prodotti dagli utenti del Centro di Salute Mentale di San Cipriano d’Aversa. Il laboratorio dove si producono i fiori di plastica è parte di un percorso di riabilitazione e di inserimento lavorativo degli utenti.

Nel laboratorio si fa largo uso di materiali riciclati come rame, vetro, stoffa, carta e legno che vengono portati direttamente da privati cittadini sensibili sia al problema dei rifiuti che al disagio psichico. La plastica viene invece direttamente dalla Socib, che imbottiglia CocaCola per tutto il Sud Italia.

Il ricavato della vendita di questi oggetti viene diviso tra i membri della cooperativa sociale Gotha che hanno lavorato nel laboratorio. I fiori e gli altri oggetti realizzati dalla cooperativa si possono anche acquistare on line dal sito www.tuttostore.it, realizzato grazie alla collaborazione con Suntek (che si occupa di energie rinnovabili/risparmio energetico e ha quindi sposato l’impegno ecologico di Ghota. I proventi delle vendite on line serviranno anche a sostenere le iniziative di didattica ambientale dell’associazione PAEA.

fiori di plastica ottenuti riciclando della bottiglie

crisantemi da bottigliegirasoli realizzati da persone con disagio psichicorose di plastica colorata

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Modelli da non imitare: il paradosso della felicità statunitense

pubblicato da lumachina

PIL, FIL, BIL, a Terra Futura

Stefano Bartolini, al convegno su PIL e BIL (Prodotto o Benessere Interno Lordo) che si è svolto l’altro ieri a Terra Futura, ha raccontato di come negli USA economisti e sociologi si siano chiesti come mai ad aumento del reddito negli ultimi 30 anni non è corrisposto un aumento della percentuale di popolazione che si ritiene felice. Questo è il famoso paradosso della felicità statunitense.

Si è visto che l’aumento del reddito ha un effetto positivo sul benessere, che viene però compensato dal declino dei beni relazionali. Paura, instabilità familiare, fratture generazionali, minor solidarietà e onestà percepita nel prossimo… questi i sentimenti sempre più diffusi tra la popolazione. A questo malessere si sommano il declino della fiducia nelle istituzioni (sono in crisi tutte le principali istituzioni economiche, politiche, religiose… escluse le forze armate fino al 2004). L’ultimo fattore che impedisce di godere dell’aumento del reddito sono i paragoni sociali: se il reddito aumenta per tutti, allora non sarà mai abbastanza per superare i propri vicini di casa.

Negli ultimi 30 anni gli statunitensi hanno aumentato il numero di ore settimanali di lavoro (che in Europa sono diminuite) e contemporaneamente il loro reddito pro capite ha avuto un grande incremento. Perché gli americani si dannano a lavorare sempre di più e sono sempre più infelici? Una delle ipotesi per spiegare quanto osservato è che gli statunitensi si buttino nel lavoro per mancanza di relazioni soddisfacenti e che sia proprio il tempo dedicato al lavoro ad impedire loro di coltivare relazioni soddisfacenti, in un circolo vizioso.

Luca De Biase, sempre nello stesso convegno sul PIL di cui parlavamo ieri, rifletteva su come il successo nelle relazioni umane conti molto per la soddisfazione nella vita, e quando si parla di aumentare le ore di lavoro per far salire il PIL non si tiene conto della distruzione di questo bene “fuori mercato”. In conclusione, inseguire il PIL ci porterebbe ad aggravare l’abuso delle risorse naturali a cui assistiamo già oggi, senza tradursi in una migliore qualità della vita e soddisfazione personale. Non si è riusciti a passare dal ben-avere al ben-essere, quindi, forse, è il caso di domandarsi quali modelli di sviluppo sia saggio inseguire prima di accorgersi troppo tardi di essersi condannati con le proprie mani.

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Terra Futura: qualche foto

pubblicato da lumachina

piantine di canapa sativa

Oltre a seguire i convegni abbiamo intervistato alcuni degli espositori, per potervene parlare nei prossimi giorni. In particolare vi anticipiamo alcune delle cose che abbiamo visto a Terra Futura.

Nella sezione abitare naturale oltre a vari esempi di isolanti naturali ho visto Ricciolo, che è una seduta ottenuta semplicemente arrotolando un pezzo di cartone. Non troppo comodo, ma utile per seguire una conferenza da bordo sala. Nella parte sul riciclare, ho trovato dei fiori fatti con le bottiglie di plastica, un modo gradevole per riciclare questi oggetti di abuso quotidiano, perfetti in sostituzione, ad esempio, di altri fiori finti.

Zona abbigliamento, oltre al cotone bio e alle t-shirt con messaggi ecologici di ogni sorta c’erano molti stand di canapa, da cui si ottiene davvero di tutto. Alimentazione e dintorni: ho “dovuto” assaggiare per voi le girelle vegane della foto, che ho trovato assai gradevoli. All’esterno c’erano forni e cucine solari, usati grazie al sole che ha accompagnato i tre giorni di fiera.

alcune delle cose esposte a Terra Futura

piantine di canapa sativarose di plastica riciclataisolanti naturaligirelle veganericcilo di cartone per sedersicucina solare

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Un piano sperimentale Arpat contro le alghe tossiche in Toscana

pubblicato da silvia

Mare increspato E’ partito quest’anno un nuovo progetto sperimentale dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat) per il monitoraggio e lo studio dell’alga tossica Ostreopsis ovata. Di questo nemico dei nostri mari, in particolare del Tirreno, ne avevamo già parlato oltre un anno fa descrivendone caratteristiche e pericoli. Oggi, nel corso di Terra Futura a Firenze, Fabrizio Serena, responsabile dell’Area Mare del Dipartimento provinciale di Livorno dell’Arpat ha parlato del progetto sperimentale che l’Agenzia sta da poco portando avanti.

Si stanno effettuando approfondimenti tecnici e attività specifiche su tutta la costa della regione. Inoltre, si sta attuando anche uno specifico controllo operativo con la Asl territorialmente competente, mentre è attiva una sorveglianza sanitaria da parte dei servizi di Igiene e Sanità pubblica delle Asl per studiare gli effetti di questa alga. Si tratta di oltre 360 punti di rilevazione controllati ogni 15 giorni.

In questa attività di monitoraggio anche la collaborazione dei cittadini è utile e importante. Per informazioni o segnalazioni si può contattare il numero verde Arpat 800800400 oppure il sito www.arpat.toscana.it. Attenzione però, “non è facile riconoscerla”, dice Serena. “In molti casi sono necessari campionamenti con l’aiuto dei subacquei, perché l’alga si attacca in fondo al mare”.

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