Inquinamento, in Cina esaurite le mascherine antismog

A Hebei l’inquinamento è trenta volte superiore al limite massimo di concentrazione di polveri sottili nell'atmosfera stabilito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. E a Shijiazhuang un uomo fa causa alla municipalità per il troppo smog

L’emergenza inquinamento non si placa nelle aree nord-orientali della Cina. Una fitta coltre di smog ricopre ormai il 15% del territorio nazionale e a Pechino quest’oggi si è registrato il sesto giorno di allerta arancio, il grado più alto dopo il rosso.

L’atteggiamento delle autorità è simile a quello che viene adottato di fronte alle emergenze meteo: ai cinesi viene chiesto di rimanere a casa e di uscire solo in caso di emergenza. I siti web e-commerce sono stati presi d’assalto e, attualmente, le mascherine anti-smog risultano essere esaurite.

A Pechino la concentrazione di particelle di Pm 2,5 nell’atmosfera è di 500 microgrammi per metro cubo, vale a dire venti volte superiore al limite massimo di concentrazione di polveri sottili nell'atmosfera stabilito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Il record degli ultimi giorni lo detiene Hebei, un piccolo centro alle porte della capitale dove l’inquinamento ha raggiunto quota 761.

Uno studio recente dell’Università di Tsinghua ha evidenziato la presenza di 1300 microbi nell’atmosfera di Pechino e sono tristemente note le statistiche che evidenziano l’esplosione dei casi di cancro ai polmoni nei grandi centri urbani.

La popolazione cinese sta prendendo coscienza del problema e sembra non avere più voglia di subirlo: Li Guixin, abitante di Shijiazhuang, sembra essere destinato a passare alla storia come il primo cittadino cinese ad essersi impegnato in una causa per i danni alla propria salute causati dall’esposizione all’inquinamento atmosferico. L’uomo ha fatto causa alla municipalità chiedendo al suo comune 10mila yuan di risarcimento (1200 euro) per le spese sostenute per fare fronte all’emergenza.

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Video | Youtube

Foto © Getty Images

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