Giappone, strage di balene: 333 uccise in meno di tre mesi

Residents attempt to save melon-headed whales beached on the shore of Hokota city, northeast of Tokyo on April 10, 2015. More than 130 melon-headed whales, a member of the dolphin family usually found in the deep ocean, beached in Japan on April 10, sparking frantic efforts by locals and coastguards to save them.   AFP PHOTO / TOSHIFUMI KITAMURA        (Photo credit should read TOSHIFUMI KITAMURA/AFP/Getty Images)

Nonostante le continue denunce della violazione della legislazione internazionale, il Giappone non mette un freno alla mattanza di balene. Dal 1 dicembre 2015 ad oggi ne sarebbero state ammazzate 333 esemplari da parte di barche della flotta nipponica dell'Istituto di ricerca dei cetacei. Il 90% delle balene uccise era in stato di gravidanza.

A denunciare la strage, è stata l'associazione Wdc che si occupa della tutela dei cetacei. L'organizzazione ha condannato il fatto che si possa cacciare nelle acque dell'Antartide senza avere l'autorizzazione della Commissione Baleniera Internazionale (IWC). Inoltre, ha rilevato che c'è stata una violazione del divieto di caccia per fini commerciali.

C'è poi da segnalare che le imbarcazioni hanno disatteso anche le richieste della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite. Questa, nel 2014, ha chiesto al governo di Tokyo un blocco immediato delle attività delle sue baleniere nell'Oceano Antartico perché non dotate dei requisti di ricerca scientifica.

Secondo quanto riportano i media internazionali, Icr (Istituto Giapponese di Ricerca dei Cetacei) ha subito risposto con un comunicato stampa. Ivi, ha reso noto che il Sol Levante si impegnerà a cacciare altri 4 mila esemplari nel prossimo anno.

Astrid Fuchs, capo programma del Wcd, ha così commentato quanto è accaduto:

"Il Giappone ha ripetutamente dimostrato che vuole a trascurare la scienza, il diritto internazionale e la cooperazione internazionale quando si tratta di operazioni di caccia alle balene. Ma ciò che occorre ora per la tutela delle balene non è più soltanto una protesta diplomatica. Chiediamo che l'Unione Europea e la Comunità Internazionale considerino di prendere adeguate misure economiche e giuridiche nei confronti di un Paese che si sta palesemente esentando dal tenere fede agli accordi internazionali ogni volta che questi si scontrano con i suoi interessi"

Il sospetto degli osservatori è che la caccia alle balene non abbia alcuna connessione con la scienza, ma sia soltanto un escamotage per far sì che la carne del cetaceo possa essere venduta dai ristoranti. Ricordiamo che in Giappone la carne di balena è un cibo tradizionale molto amato.

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