Filippo Facci contro i ciclisti: "Vorrei bersagliarvi di multe"

Filippo Facci odia i ciclisti. Su Tempi il giornalista si scaglia contro i "ciclisti alla milanese" e tuona: "Milano non è Amsterdam".

E' una durissima invettiva quella di Filippo Facci sul settimanale Tempi, giornalista noto ormai per la sua robusta vena polemica, contro i ciclisti a Milano. Mentre in molti festeggiano l'arrivo di nuovi operatori di bike sharing nel capoluogo lombardo, con 12.000 biciclette che presto gireranno per la città, Facci se la prende con i "fighetti e benestanti" che usano la bicicletta a Milano.

E non le manda a dire: "siete voi che scassate l'anima perché ogni giorno scoprite che Milano non è Amsterdam, siete voi che potete permettervi di pedalare senza abbruttirvi sugli orridi mezzi pubblici che premono dalla periferia, maledicendo i pendolari, i motorizzati, i normali, noi".

Il "noi" di Facci sono gli altri milanesi, che usano i tradizionali mezzi di trasporto pubblici e privati per andare a lavorare e per spostarsi in città. La critica del giornalista contro "voi ciclisti" si riferisce soprattutto al comportamento poco consono di questi ultimi mentre guidano la propria bicicletta: "Siete lì, ostentate il vostro status da superiori/inferiori e vi sentite in diritto di ogni cosa, ondeggiate pericolosamente e caracollate in mezzo alla strada come a dire che l’errore sono gli altri, siamo noi che ci limitiamo a correre e a brigare come Milano fa da sempre".

Per risolvere il problema, spiega Facci, "Sarebbe ora di bersagliarvi di multe orrende perché siete degli impuniti, andate sui marciapiedi (odiati più dai pedoni che dagli automobilisti) o ve ne fregate dei semafori, imboccate sensi unici, andate con le cuffie, state al cellulare, svoltate senza segnalare, fate correre il cane, vi mettete uno accanto all'altro, andate senza mani, rallentate il traffico più di un Tir: e intanto avete pure quell'espressione insofferente genere “cazzo volete, sono un ciclista”".

Non manca una battuta su "Qualche donnetta" che "pedala perché non ha mai imparato a usare uno scooter", né la critica alla proposta di abbassare la velocità dei mezzi motorizzati a 30 orari, per favorire e rendere più sicura la circolazione in bicicletta. "Dopodiché - afferma Facci - abbatteremo anche i palazzi e distribuiremo retini per farfalle. Che razza di idioti".

I toni, come si può vedere e come c'era da aspettarsi da Facci, non sono affatto pacati e concilianti. Lasciando stare l'accenno alle "donnette", che meriterebbe una trattazione a parte, qualche cosa sulle biciclette a Facci la si potrebbe anche rispondere.

Se il ciclista commette una violazione del codice della strada va punito, su questo non ha dubbi nessuno. Una violazione al codice è sempre una violazione, o la si commette in bici o a bordo di un SUV da 5 e passa metri non cambia nulla. Ha ragione Facci, in quanto ha detto l'ovvio.

Quel che Facci non dice è un'altra cosa: il "milanese imbruttito" non si abbellisce a cavallo di una bicicletta, né a bordo del SUV di cui sopra. Se sei imbruttito lo sei in bici, in macchina e anche a piedi. Se non conosci il codice, o se te ne freghi, ti comporti allo stesso modo con qualunque mezzo di trasporto.

Un ciclista che "cazzo volete, sono un ciclista", molto probabilmente, sei mesi fa parcheggiava il macchinone preso in leasing sul marciapiede. Solo che ora va di moda la bici, più che il macchinone. Perché quella della bici (nessuno ha il prosciutto sugli occhi e può negarlo) di fatto, al momento, è una moda. Andare in giro in bici fa figo. E a Milano, così dice chi ci abita e questo sembra a chi non ci abita, a molti piace fare il figo.

Non esiste, però, nessun "noi" e nessun "voi": noi e voi sono esattamente la stessa città, che segue mode diverse e che fa il figo in modo diverso. E, paradossalmente, lo dice lo stesso Facci: "Le vostre piste ciclabili sono maledette da migliaia di ordinari non-ciclisti, e benedette solo da centinaia di mamme fancazziste che stanno correndo a casa a prendere il suv di otto metri da piazzare davanti alla scuola inglese del figlio".

Tutta moda e niente arrosto, quindi, l'invasione delle biciclette a Milano? Ni, quasi no, si spera proprio di no. Oltre la moda, al netto dei vandali e di eventuale malamministrazione che a Milano non ti aspetti, oltre a un tot di vecchie bici di papà o del nonno rimesse a nuovo resta un servizio di bike sharing proposto da tre operatori (con offerta pubblica e privata) da 12 mila biciclette a disposizione di chiunque le voglia usare.

Un servizio con dei prezzi ragionevoli, a disposizione di tutti, che può effettivamente fare una bella differenza e togliere dalla strada un discreto numero di auto totalmente inutili se usate per spostamenti di nemmeno cinque o sei chilometri.

E allora, caro Facci, se dobbiamo spararla grossa spariamola pure. Ma centriamo bene la mira: Milano non è Amsterdam, perché i milanesi non sono gli amsterdammer. E uso li chiamo così, quelli di Amsterdam, perché abito a Palermo. E anche a Palermo, si sa, ci piace fare i fighi anche se, purtroppo, ancora da noi la moda della bicicletta non si è tanto diffusa.

A Palermo, a dire il vero, c'è un servizio di bike sharing ma lo usano veramente in pochi. Noi siciliani siamo più tradizionalisti dei milanesi e degli amsterdammer e restiamo ancora legati alle nostre antiche passioni: l'Etna, la siccità, il traffico.

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