
Quella che vedete in alto è l’immagine catturata dalla NASA e oggetto di studio e pubblicazione di Brunt Kelly studioso della criosfera al Goddard Space Flight Center. Dopo lo tsunami dello scorso 11 marzo che ha seguito il devastante sisma in Giappone, si sono staccati diversi iceberg dalle coste dell’Antartide.
Kelly non si è limitato a registrare l’evento ma ha seguito l’evolversi degli effetti dell’onda sulla piattaforma di Sulzberger che da circa 46 anni era rimasta intatta. Per realizzare lo studio è ricorso alle immagini catturate da diversi satelliti della NASA e i risultati sono stati pubblicati sul Journal of Glaciology in cui si rimarca il legame tra tsunami e nascita di iceberg.
Il video della NASA dopo il salto.
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L’ecologia può essere d’ispirazione per l’arte contemporanea? Il lavoro di Paul D. Miller, musicista, artista concettuale e scrittore, parte dal cambiamento climatico per tramutarlo in espressione creativa. L’oggetto è l’Antartide, il disabitato Polo Sud del mondo, l’orologio geologico che racconta, visivamente, come le variazioni della temperatura (non importa in questo contesto se dovute al comportamento dell’uomo o meno) provochino lo scioglimento dei ghiacci e modifiche indelebili del paesaggio.
Nel suo Book of Ice Miller immagina un ipotetico Movimento per la liberazione dell’Antartide, un pretesto simbolico per applicare la cosiddetta “propaganda art”, fonde la sua particolare “musica del ghiaccio” del progetto Terra Nova: Sinfonia Antarctica con rare immagini di repertorio delle prime esplorazioni di uno dei territori più inesplorati del pianeta. La fascinazione artistica di un fenomeno che siamo abituati a percepire come un pericolo per la vita come la conosciamo, lo scioglimento dei ghiacci “perenni”, un punto di vista che tramuta qualcosa di distruttivo come un rimescolamento.
[Via | Brainpickings]

Nonostante ormai la trappola della civilizzazione abbia fatto suo gran parte del suolo terrestre restano dei luoghi ancora poco contaminati dall’uomo.
Già da qualche settimana, ormai, è cominciata l’affannosa ricerca di mete e sistemazioni appetibili per le vacanze estive… Grecia, Inghilterra, Spagna, Norvegia … Ma anche Brasile, Messico, Thailandia e le vaste pianure africane si susseguono in una girandola di emozioni e suggestioni potenti… Sì, perchè il viaggio è un dono che mette in comunicazione culture, bellezze, nature e alterità differenti ma che, perciò stesso, richiede particolari rispetto e lungimiranza, specie quando i posti che si intende visitare hanno nomi che solletticano l’immaginario collettivo e che vengono presi letteralmente d’assalto dall’umanità viaggiante più variegata…
A questo proposito, alcuni giorni fa, il sito statunitense Mother Nature Network, ha pubblicato la classifica dei 15 posti al mondo più minacciati dal turismo di massa dove, in breve tempo, famelici turistici mordi e fuggi “stipati” in bus deluxe e in lussuosi alberghi “all inclusive”, identici in qualsiasi parte del globo, hanno spesso preso il posto dei paesaggi incontaminati e dei concilianti riposi dell’anima… Mentre la maggior parte dei profitti tintinnano nelle mani delle solite multinazionali o degli investitori stranieri a danno dell’ambiente e delle comunità locali.
Machu Picchu- inserito anche dall’Unesco nella List of World Heritage in Danger- con i suoi 2.500 visitatori al giorno si è aggiudicato, purtroppo, il primo posto, seguito dalla Grande Barriera Corallina Australiana, stritolata tra il turismo di massa, i cambiamenti climatici e l’uso sempre più massiccio dei pesticidi sulla terraferma, anche qui principale causa della sparizione di molte, vulnerabili, specie marine. Seguono, tristemente, anche le Galapagos, ai tempi di Darwin esempio della Natura Madre, fiera e invincibile, poi Teotihuacan, dove il Sole e la Luna, il femmineo e il mascolino della realtà, venivano celebrati e amati in tempi precolombiani… Incredibilmente, anche l’Antartide rientra in questa spiacevole classifica a causa delle navi da crociera che solcano le sue gelide acque così come la riserva faunistica del Masai Mara in Kenya e il magico Angkor Wat in Cambogia, Stonehenge e lo stesso Everest su cui si susseguono le gesta eroiche di scalatori rei di abbandonare, troppo spesso, nei suoi crepacci ogni sorta di spazzatura. Seguono, poi, il Taj Mahal in India, le Phi Phi Islands - colpite tragicamente dalla maledizione del film “The Beach”che spinge ogni anno migliaia di turisti scellerati a fingersi novelli Di Caprio immergendosi nelle sue verdi acque cristalline… Chiudono la classifica, infine, il Cratere di Ngorongoro, Cozumel, la Grande Muraglia Cinese e l’isola di Bali….
Foto | Flickr
Ci sono posti nel mondo dove l’uomo non arriva, ma la plastica sì. Perché la plastica arriva là dove l’uomo non può spingersi (se non in surf), inquinando spiagge e baie racchiuse in angoli nascosti. Questo il messaggio del video della Plastic Pollution Coalition in cui i due surfisti Chris e Keith Malloy, leggende del surf alla ricerca di aree sconosciute in cui surfare, lottano per la tutela degli oceani.
Perché il vortice di rifiuti del Pacifico e la discarica dell’Atlantico non sono che i fratelli maggiori di altri enormi accumuli di plastica galleggianti negli Oceani o abbandonati sulle spiagge. Dall’Antartide alla Nuova Caledonia, anche nelle spiagge più remote e deserte, là dove non vi era alcun segno dell’arrivo dell’uomo, la plastica era già lì ad accogliere i fratelli Malloy, perché arriva prima e non scompare.
via | Treehugger
La Natura non smette mai di stupirci e dimostra di saper creare la vita anche nelle condizioni più estreme. Ed è sempre una scoperta commovente. Nell’ambito della conferenza dell’Unione Geofisica Americana, scienziati provenienti da ogni parte del mondo si sono scontrati con l’evidenza di ciò che, solo fino a pochi mesi fa, si sarebbe ritenuto impossibile. Ovvero: la presenza di forme di vita complesse ad una profondità di oltre 180 metri sotto i ghiacci antartici. In condizioni talmente avverse da far pensare che le uniche forme di vita eventualmente in grado di resistervi potessero essere costituite solo da microrganismi estremamente semplici.
Invece, alcuni indagini effettuate nella zona occidentale dell’Antartide, sotto la piattaforma ghiacciata del Mare di Ross, hanno permesso di immortalare la quotidianità di un ignaro Lysianassidae , un simpatico crostaceo di colore rosso lungo circa 7 centimetri e facente parte dell’ordine degli anfipodi, lontano parente dei più noti gamberetti. Insieme a lui, nelle medesime condizioni di vita, l’occhio fotografico ha immortalato anche una medusa…
Gli scienziati sono rimasti talmente colpiti da questa scoperta da domandarsi se non sia possibile la vita anche su Europa, il satellite di Giove che presenta analogie con i mari ghiacciati terrestri…
Via |nasa research in Antartica
Foto | Flickr
Un pinguino imperatore nero è stato scoperto da Andrew Evans, un fotografo del National Geographic, sull’isola di South Georgia in Antartide nei giorni scorsi. E l’amico, forte della sua unicità, è già diventato celebre mettendo in moto la fantasia di biologi e studiosi che, provenienti da ogni parte del mondo, stanno elucubrando sulle motivazioni genetiche alla base di un simile fenomeno. Già.. perché una simile monocromia è davvero strana a quelle latitudini e impedisce al simpatico pinguino di passare inosservato che, frattanto, rimane insensibile al frastuono sollevatosi intorno a lui e, per fortuna, con le sue stazza, forza e bellezza esclude ogni origine di tipo patologica alla sua strabiliante unicità.
Via | blog.nationalgeographic
Foto | blog.nationalgeographic
Da una collisione tra un iceberg e il Ghiacciaio di Mertz in Antartide si è staccato un altro gigantesco iceberg. E’ la prima volta che viene registrato un evento che riguarda una simile portata di ghiaccio. Gli scienziati ora sono preoccupati per le possibili ripercussioni ambientali e stanno valutando se dichiarare o meno lo stato di calamità naturale.
L’iceberg che si è spezzato a seguito della collisione misura 78 chilometri di lunghezza e 39 chilometri di larghezza, e ha una superficie di 2.500 chilometri quadrati. Non sono sotto accusa i cambiamenti climatici.
Spiega Meteogiornale:
In particolare, Steve Rintoul, uno dei maggiori esperti del clima, afferma che il ghiaccio potrebbe costituire un ostacolo all’acqua densa e fredda ad affondare e quindi, alterare gli equilibri delle Correnti profonde, e persino attivare delle modifiche alle Correnti che influenzano il Clima Mondiale. Insomma, al momento, a detta degli esperti, si è attivata quella che potrebbe divenire una catastrofe naturale. Ma le regioni che ne saranno coinvolte non sono note, ma è molto probabile che l’Europa e tutto il Nord Emisfero, subiranno influenze assai ridotte.
Sotto le acque ghiacciate dell’Antartide, in un luogo tanto inospitale quanto meraviglioso, c’è vita, così come testimoniano le ricerche condotte dalla Bas e le fotografie di esseri viventi meravigliosi.
I ricercatori della Bas, inviati a studiare le diverse forme di vita nelle acque del mar di Bellingshausen in Antartide, hanno scoperto sotto le acque ghiacciate degli esemplari rarissimi di flora e fauna marine. Là dove le temperature degli oceani salgono più rapidamente, il fotografo Peter Bucktrout ha fotografato gli esemplari incontrati ad uno ad uno.
I ricercatori hanno scoperto, fotografato e catalogato fiori dei fondali, stelle marine, pesci, alghe ed altri esseri viventi dalle caratteristiche particolari, prima tra tutte quella di poter vivere ed adattarsi ai freddi fondali dell’Antartide. Molte delle specie fotografate sono molto sensibili ai cambiamenti di temperatura, e con l’innalzamento della stessa, l’ecosistema e la biodiversità delle acque antartiche sono a rischio.
via | bas

Un iceberg gigante, staccatosi dai ghiacci dell’Antartide, si muove adesso verso la parte occidentale dell’Australia. L’iceberg, noto come B17B, è lungo 19km e largo 8.
Secondo lo studioso Neal Young, dell’Australian Antarctic Division, l’iceberg è uno dei più grandi al mondo ad essere arrivato intatto così vicino a una costa: il ghiacciaio si trova ora a circa 1700km a Sud-Ovest della costa occidentale dell’Australia e si muove verso nord così come si muove la corrente prevalente nell’Oceano.
A causa delle temperatura dell’acqua il grande pezzo di ghiaccio inizierà pian piano a rompersi in pezzi più piccoli, così come è accaduto agli altri iceberg staccatisi dalla Barriera di Ross da una decina di anni a questa parte.
Via | news.com.au