
Il WWF del Piemonte e della Valle d’Aosta a muso duro contro le biomasse forestali: secondo l’associazione ambientalista si tratterebbe di uno “sperpero di denaro pubblico e un enorme danno ambientale”. Il WWF se la prende con la legge regionale 4/2009 che ha dato il via allo sviluppo della filiera delle biomasse in Piemonte, con numerosi progetti di centrali di produzione di energia elettrica e calore da questa fonte.
Per contrastare questa tendenza il WWF ha redatto un dossier contenente pesanti critiche:
dallo scarso rendimento degli impianti alle loro emissioni, dalla necessità di tagliare milioni di tonnellate di alberi alla possibilità, prevista dalla legge, che si taglino i boschi senza il permesso dei proprietari che, a detta dell’associazione, possono trovarsi da un giorno all’altro con il bosco tagliato senza saperlo:
Attraverso il meccanismo della gestione provvisoria associativa (L.R. 4/2009, art. 18), in Piemonte il taglio del bosco oggi può venir eseguito senza darne comunicazione diretta al proprietario. Se il proprietario vuole conservare il bosco, tocca a lui rincorrere le amministrazioni che ne deliberano il taglio e opporvisi; se non fa nulla si trova il bosco tagliato!
Continua a leggere: Biomasse Piemonte, allarme del WWF. E l'Europa resta a guardare
Le cose stanno così: l’Italia si appresta a costruire centrali nucleari e servono soldi, tantissimi soldi da recuperare il più velocemente possibile. Dunque via ai tagli in quei settori ritenuti non indispensabili. E se si sceglie il nucleare cosa risulta essere di troppo? Le energie ricavate da fonti rinnovabili, quali eolico, fotovoltaico e biomasse. Ebbene ecco che da qualche giorno, tra gli industriali del settore gira il documento contenente gli emendamenti alla finanziaria 2010 che appunto tolgono soldi alle energie rinnovabili.
In sostanza salta il finanziamento CIP 6/92 dopo 6 mesi dall’approvazione dell’emendamento; i produttori di energia da fonti rinnovabili devono dotarsi di adeguati sistemi di accumulo e in assenza di tali sistemi i coefficienti di incentivazione si ridurranno del 10% dal 1°gennaio 2010 e del 20% dal 1° gennaio 2011. Capitolo certificati verdi: saranno dimezzati e da 85,00 €/MWh si passerà a circa 40,00 €/MWh; Terna avrà il potere di indicare quanta energia dovrà essere prodotta che sarà poi erogata con continuità. Ovviamente le questioni più spinose oltre al dimezzamento degli incentivi sono il sistema di accumulo e il fatto che le energie ricavate da fonte rinnovabile non sono per loro natura stabili e che dunque non si potrà indicare a priori quanta energia dovrà essere prodotta, piuttosto andrebbero potenziate infrastrutture e reti per produrne la maggior quantità possibile.
Dichiara Gianni Chianetta, presidente Assosolare a Zeroemission Tv:
Non ha alcun senso prevedere l’accumulo dell’energia, così come previsto da alcune ipotesi di modifica alla finanziaria avanzate dal governo ma sarebbe più opportuno dedicare le risorse al potenziamento della rete, anziché pensare di adeguare la crescita delle rinnovabili alla rete esistente. Il problema della saturazione e l’obsolescenza della rete elettrica rendono difficile immettere l’energia prodotta dalle nuove centrali e i ritardi di allacciamento stanno causando delle perdite non programmate da parte degli investitori.
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La Puglia in questi giorni fa parlare di sé con notizie prevalentemente negative dal punto di vista ambientale: dalla scoperta dei rifiuti tossici dell’ Operazione Leucopetra alle cifre delle emissioni di diossina dell’Ilva di Taranto.
Cade a pennello la proiezione del “J’accuse” di Peppino Basile, consigliere provinciale misteriosamente assassinato nel giugno 2008, che sarà mostrata in un video inedito presso il Palazzo della Provincia di Lecce, all’interno dell’evento “L’energia rubata al Salento”.
Nel video è riproposto il discorso di Peppino Basile che aveva attaccato le politiche sulla produzione di energia della Regione Puglia, accusandola di voler devastare il territorio del Salento a di agire a scapito dell’agricoltura e della qualità della vita dei cittadini.
Basile accusava l’amministrazione regionale di speculare sulle energie rinnovabili (torri eoliche destinate all’area del basso Salento) a danno del paesaggio e disse nel suo discorso che con:
La stessa speculazione delle rinnovabili avrebbe previsto anche la distruzione di ettari di prati e campi agricoli per lasciare spazio a centrali a biomasse o inceneritori.
E aggiunse anche di provare solitudine nel:
lottare contro l’eolico selvaggio per la tutela dell’ambiente e della salute del suo amato Salento.
Siete d’accordo con lui sulla speculazione delle rinnovabili o trovate giusto che in Puglia debbano continuare ad aprire nuove centrali per la produzione di energia da fonti rinnovabili?

I giorni delle Rinnovabili, iniziativa giunta alla sua nona edizione, è un evento dedicato a sensibilizzare ed informare i cittadini italiani sul tema delle Rinnovabili. Chi lo desidera può visitare impianti diversi, dal fotovoltaico al solare termico, dall’idroelettrico alle biomasse, per raccogliere materiale o per capire da vicino come funzionano gli impianti che producono energia da fonti alternative.
Le tre giornate delle Rinnovabili, ieri, oggi e domani, sono organizzate da ISES Italia e nel 2008 hanno visto l’apertura di 120 impianti in tutto il paese, hanno accolto 15000 visitatori e hanno intrattenuto il pubblico con più di 50 eventi a tema.
Trovate qui la lista degli impianti aperti divisi per regione dell’edizione 2009 e vi aspettiamo al ritorno su ecoblog con i vostri racconti.
Che i rifiuti possano diventare una risorsa Ecoblog lo ha sempre saputo. Basta vedere alcuni dei post scritti sul tema, come Bioetanolo dai rifiuti, Produrre metano da rifiuti umani, e
Barcellona, la discarica esausta convertita in campi agricoli e in centrale per il bio-gas. Ora ne parliamo perché Legambiente ha scritto un dossier sulle potenzialità energetiche dei rifiuti organici.
Eccovi i punti salienti. Secondo il rapporto ISPRA più recente, nel 2006 abbiamo prodotto 5,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani biodegradabili. Il 76% di questo tipo di rifiuto è stato raccolto al Nord, e qui si trovano anche la maggior parte degli impianti per il compostaggio.
Impianti aumentati - da 215 a 237 - così come i quantitativi trattati: da 3.013 milioni di tonnellate a 3.185 - il confronto è sempre tra 2005 e 2006. Dati importanti che potrebbero crescere ancora: se la raccolta differenziata dell’organico fosse diffusa in modo capillare in tutta Italia, si potrebbero raggiungere le 9 milioni di tonnellate.
Questa enorme montagna di rifiuti si stima che abbia prodotto, nel 2006, circa 353,8 ktep di biogas. Un ktep, per intenderci, equivale a 1000 tonnellate di petrolio. All’incirca l’80% di questa produzione è stata fatta nelle discariche per i rifiuti solidi urbani. E secondo Legambiente si potrebbe fare - più o meno - sei volte tanto. Basterebbe seguire i migliori esempi europei, diffondendo su tutto il territorio nazionale l’integrazione della digestione anaerobica con il compostaggio. La potenzialità stimata da Legambiente è di 8 miliardi di metri cubi di metano all’anno: il 10% circa della domanda di gas italiana del 2007.
Via | Legambiente
Foto | Flickr
A partire dal 2009 la John Brown University, in Arkansas, sarà la prima università con un corso di studi specifico sulle energie rinnovabili, il “Bachelor of Science degree in Renewable Energy”. Gli studenti potranno scegliere fra corsi su solare, eolico, biomasse per poi specializzarsi in uno dei tre indirizzi previsti: progettazione, installazione o sviluppo internazionale.
A questo proposito Fernando Vega, responsabile del nuovo programma di studi ha affermato: “Negli USA le risorse energetiche rinnovabili stanno diventando una quota importante nella fornitura di energia” aggiungendo anche che la “John Brown University sta sviluppando questo programma e cercherà di integrare argomenti sulla sostenibilità negli altri corsi per corrispondere alle domande di questo trend emergente”.
Fra i corsi da seguire ci sono argomenti come “pratiche di progettazione”, “costruzioni”, “monitoraggio dei generatori per le energie rinnovabili” ma sarà possibile anche seguire corsi di ingegneria, scienze, tematiche interculturali ed economia.
Che effetto vi fanno notizie come questa in questi tempi di tagli alle nostre università?
Via | www.jbu.edu
Foto | Rainer Ebert

Gli studiosi dell’Università Massachussets-Ahmerst hanno scoperto come ottenere del carburante dalla cellulosa. Lo studio è apparso sulla rivista Chemistry & Sustainability, Energy & Materials e dimostra la possibilità di ottenere carburante a partire da biomasse sostenibili. Non stiamo parlando dell’etanolo, ma delle due più importanti componenti della benzina finora ancora non replicate in laboratorio: toluene e naftalene.
Portando ad alta temperatura il legno tramite un catalizzatore e riportandolo velocemente a temperature molto basse, si ottiene un prezioso liquido che contiene toluene e naftalene, che da soli costituiscono un quarto dei componenti della benzina. Gli altri componenti della benzina sono già noti e ampiamente riproducibili. Questo processo è ben meno dispendioso di energia rispetto alla produzione di etanolo e ben più sostenibile dal punto di vista ambientale, visto che possono esser utilizzati tutti gli scarti della lavorazione del legno e dei suoi derivati.
Certo che se questo sistema fosse impiegato su scala mondiale non ci sarebbero i drammatici problemi dovuti agli aumenti ei prezzi degli alimenti che si traducono nel pericolo carestie per 100 milioni di persone, come la Fao ha annunciato nello scorso weekend. Questa pratica consentirebbe di destinare colture agricole alla sussistenza piuttosto che alla produzione di bioetanolo e allo stesso tempo permetterebbe la discesa del prezzo del petrolio, la cui recente impennata ha frenato l’economia mondiale.
Via | LaStampa.it
Qualche tempo fa avevamo parlato della produzione di biodiesel da alghe; oggi torniamo in argomento per conoscere una tecnologia produttiva più efficace. La Valcent sta infatti sperimentando ad El Paso in Texas, un impianto per la produzione di alghe con una capacità produttiva di biodiesel ad ettaro nettamente maggiore rispetto ad altri sistemi.
La particolarità di questo impianto sta nella caratteristica struttura, infatti le alghe non sono contenute in vasconi-acquario come sarebbe lecito aspettarsi, bensì vengono fatte crescere verticalmente (da qui il nome Vertigro) all’interno di borse in plastica trasparente che consentono un maggiore sfruttamento di tutta l’energia irradiante.
Questo vuol dire che è possibile utilizzare al meglio lo spazio disponibile, quindi aumentare la produttività dell’area fino a stimare una produzione di circa 60.000 litri di olio vegetale all’anno per ettaro. Il tutto utilizzando poca acqua - a detta dei ricercatori - e sfruttando aree non utilizzabili per fini agricoli.
Per fare un confronto un ettaro di soia produrrebbe annualmente qualcosa come 880 litri, o ancora la coltivazione della palma da olio darebbe circa 11.500 litri. Attualmente la sperimentazione sta cercando di focalizzare meglio i limiti produttivi variando il pH, la concentrazione di anidride carbonica ed altri parametri.
Via | Valcent
Spesso si sente parlare di biomasse e della loro utilizzazione sotto forma di combustibile di varia natura. Le critiche ai sistemi per la produzione di massa biologica sono ormai note e fanno sostanzialmente capo alla riduzione di superficie agricola con conseguente aumento dei prezzi dei beni di prima necessità.
Le alghe potrebbero risolvere questo problema. Solazyme, una start-up di San Francisco, ha progettato un sistema per la produzione di alghe che consente all’industria di ottenere dei risultati altrimenti difficili da raggiungere. Il processo infatti permette di produrre olio combustibile dalle alghe utilizzando la tecnologia attualmente presente.
Il punto di svolta, rispetto ad altri processi, sta nella possibilità di produrre olio senza la necessità di utilizzare energia per la conversione e la distillazione del combustibile, come invece accade per altri processi (ad esempio per la produzione di bioetanolo) ed un risparmio in termini energetici a seguito della mancata coltivazione.
Al momento il processo abbisogna di piccoli quantitativi di zucchero per avere grandi produzioni, ma la Solazyme si dice fiduciosa. Personalmente preferisco di gran lunga questa strada rispetto a tante altre fonti di biomassa perchè ritengo essere più semplice gestire un ciclobiogeochimico fondato sull’acqua. Voi invece?
Via | Cleantech
In Bangladesh è stata inaugurata una piccola centrale elettrica a biomasse. Questa centrale, finanziata dal Rural Electrification and Renewable Energy Development Project e sponsorizzato dal Global Environmental Facility e della World Bank, produrrà l’energia elettrica destinata ad una cittadina, Kapashia, fino a ieri esclusa dalla rete elettrica.
L’aspetto interessante è che verranno usati per la sua alimentazione gli abbondanti scarti dell’agricoltura locale, lavorazione del riso in primis. Quindi, come per altri progetti simili, si tenta di recuperare il più possibile dall’agricoltura senza togliere i frutti del raccolto dai mercati.
In Italia, una centrale simile è quella della Riso Scotti per la cogenerazione di energia elettrica e vapore di Bivio Vela nei pressi di Pavia. Anche in questo caso vengono usate biomasse ricavate dagli scarti della lavorazione del riso e dagli scarti del mondo agricolo.
Via | Biopact.com