Negli ultimi 60 anni le attività antropiche hanno causato l’aumento delle temperature globali. Lo scrivono nero su bianco tre scienziati italiani, Antonello Pasini dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Cnr di Roma, in collaborazione con Alessandro Attanasio e Umberto Triacca dell’Università de L’Aquila sulla rivista Atmospheric Science Letters.
Per giungere al risultato i tre studiosi hanno usato l’ econometria, sviluppata da Clive Granger Nobel per l’economia nel 2003, mettendo a confronto i dati climatici dal 1850 ad oggi.
Ebbene se c’erano dubbi in merito alle responsabilità delle attività umane quali causa dell’aumento della temperatura globale, questi sono stati spazzati via dai numeri. Spiega Pasini:
Esaminando un modello previsionale che utilizzi solo i dati della temperatura nel passato, abbiamo verificato che l’inserimento delle forzanti naturali non ha nessun impatto sulla previsione, mentre considerare i gas serra conduce a un miglioramento previsionale significativo, che permette di ricostruire in maniera accurata la curva di temperature globali degli ultimi decenni. Questo conferma con una confidenza statistica del 99% che i gas serra di origine antropica hanno ‘causato’ la temperatura, nel senso di Granger, cioè hanno avuto un forte influsso sul riscaldamento globale recente, mentre nessun rapporto di causalità è stato trovato per fattori naturali.
Via | Fondazione Univerde, Almanacco della Scienza
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La Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea, come è ormai collaudatissima consuetudine da quasi 20 anni, ha pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee n. C114, l’invito a presentare proposte per i progetti che possano rientrare nella categoria Life+ 2010, lo strumento finanziario principe nell’Ue per lo sviluppo sostenibile e la protezione della biodiverstà. E’, questa, una notizia molto utile in particolare per le piccole e emedie imprese che, in tempi di crisi, “osano” investire nella tutela ambientale attraverso progetti innovativi ma che si trovano strozzate, a vario titolo, dal mercato o dalla scarsità di finanziamenti pubblici.
Quest’anno, facendo leva sui punti cardine del piano strategico pluriennale comunitario, potranno accedere al cofinanziamento gli enti - siano essi pubblici o privati - che intendano investire: nella protezione delle specie in pericolo; nella definizione di strategie di governance ambientale o di tecnologie utili a tutelare e a migliorare lo stato di salute delle acque, a ridurre la concentrazione di C02 nell’atmosfera e i rischi connessi all’uso e alla dispersione di sostaze chimiche inquinanti. Saranno altresì presi in considerazione gli interventi a favore della riduzione del rumore all’interno dei centri abitati o sul posto di lavoro, e lo sviluppo di tecnologie che, a vario titolo, siano considerate suscettibili di sostenere un ambiente sano e pulito. Altro punto cardine del finanziamento, è poi costituito dalle misure a tutela delle foreste nella complessa rete di protezione che va dalla prevenzione degli incendi alla razionalizzazione delle risorse boschive.
Il budget totale a disposizione è di 243.243.603 euro. Di questi, spetteranno all’Italia 21.429.948 di euro e serviranno a coprire, per ciascun progetto approvato, al massimo il 50% dei costi ammissibili. Particolari eccezioni - con un finanziamento previsto fino al 75% - sono invece previste per le azioni rientrati nelle direttive “Uccelli selvatici” e “Habitat”. La data ultima per provare a partecipare a Life+ 2010 è il primo settembre.
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In occasione della seconda festa regionale dei Gruppi di Acquisto Solidale (Gas) della Sicilia abbiamo incontrato Andrea Saroldi, referente nazionale della rete dei Gas italiani. A lui abbiamo chiesto cosa sono i Gas e come possono influire sul rapporto tra produttore, consumatore e ambiente.
La risposta è positiva: i Gas, infatti, tendono a mettere in contatto i vari agenti economici su una scala più piccola possibile. Nel senso che produttore e consumatore devono essere più vicini possibile in modo da mantenere una relazione di fiducia che permette, negli anni, di ottenere vantaggi economici reciproci.
La conseguenza di questo rapporto di vicinanza è un maggior tutela del territorio e dell’ambiente: i consumatori scelgono prodotti a filiera corta, spesso tradizionali o “in via d’estinzione”, molte volte da filiera biologica.
Enel ha consegnato oggi al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, la prima Smart elettrica prevista dal protocollo d’intesa dello scorso primo ottobre.
L’accordo tra Enel e il Comune di Roma prevede la fornitura di 35 vetture elettriche e l’installazione di 150 colonnine di ricarica (100 per uso pubblico e 50 per uso privato) che integreranno la rete già esistente di punti di ricarica, che oggi conta 96 colonnine.
Alemanno sembra aver gradito, oltre al lato ecologico dell’accordo, anche i vantaggi economici:
Oltre a non inquinare, le auto elettriche sono molto più economiche di quelle alimentate da carburante: un pieno di ricarica elettrica costa il 40% in meno rispetto a un pieno di benzina
Roma, ad oggi, è la città italiana più motorizzata e ne paga le conseguenze sia in termini di emissioni di CO2 e PM10 che in termini di traffico e carenza cronica di parcheggi. Con una massiccia diffusione di veicoli elettrici almeno i primi due problemi potrebbero essere alleviati. In attesa di una moderna flotta di mezzi pubblici elettrici.
Via | Enel, Comune di Roma
Foto | Comune di Roma

Bruttissime notizie per l’accordo, firmato lo scorso gennaio, tra Sharp, Enel ed St Microelectronics per la costruzione di una grossa fabbrica di pannelli fotovoltaici a Catania.
Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, infatti, i giapponesi di Sharp si sterebbero arrabbiando a causa dei tempi lunghi della burocrazia italiana: il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), infatti, non ha ancora esaminato la pratica per il maxifinanziamento (200 milioni di euro su 320 di investimento totale, nella prima fase) promesso alle tre aziende.
E, come si suol dire, senza soldi non si canta messa. Anche se, sempre secondo il Sole, il problema a Roma non sarebbero i soldi che l’Agenzia delle Entrate avrebbe già messo a disposizione il 21 aprile scorso. I soliti italiani?
Via | Il Sole 24 Ore
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Aspo Italia, ramificazione italiana dell’Associazione per lo studio del picco del petrolio e del gas, ha inviato ieri una lettera ai presidenti delle Regioni e Province italiane e alla Conferenza Stato-Regioni contenente una nota informativa su petrolio, economia e società.
Nel documento si legge che l’attuale crisi economica deriva anche, se non in gran parte, dalle dinamiche del mercato del petrolio:
Sussistono ragioni molto fondate per ritenere che la crisi finanziaria, partita nel 2007 in modo graduale ed evoluta nel 2008 in un vero e proprio ridimensionamento dell’economia globale, tragga in gran parte la propria origine nell’incapacità di estrarre petrolio greggio in quantità sufficienti, e a costi sufficientemente bassi, tali da sostenere la crescita imposta dall’economia aperta di mercato ormai affermata in tutto il mondo
Continua a leggere: Aspo Italia: la crisi economica? Viene dal petrolio. Il picco tra 18 mesi
Favola Industriale Blues è il racconto di 60 anni di vita nel polo petrolchimico più grande d’Europa, quello compreso nel triangolo avvelenato di Priolo-Melilli-Augusta, in provincia di Siracusa.
Alessio Di Modica, autore ed attore di Favola Industriale Blues, accompagnato dal sassofonista Gaetano Santoro (attualmente in forze alla Roy Paci & Aretuska Band), narra la nascita del petrolchimico su un sito archeologico e sismico e la conseguente devastazione ambientale del territorio.
Ma ciò che più conta oggi, a sessant’anni di distanza dalla posa della prima pietra del petrolchimico, è la devastazione culturale del luogo causata da una trasformazione forzata di una economia agricola e di pesca in una industriale.

Incurante del momento di scarsissima stampa di cui, si fa per dire, “godono” le piattaforme petrolifere off shore in seguito al disastro ambientale causato dalla Deepwater Horizon, Shell torna alla carica sulla già contestatissima questione delle esplorazioni nel Canale di Sicilia.
In una recentissima intervista al Corriere della Sera Economia Marco Brun, presidente e amministratore delegato di Shell Italia, torna a parlare delle ricerche sismiche tridimensionali che da qualche mese sta effettuando la Atlantic Explorer al largo delle isole Egadi. E ne parla assai bene:
I risultati della sismica tridimensionale rilevati in mare ci diranno se varrà la pena costruire il primo pozzo esplorativo per scandagliare i fondali che, secondo le nostre rilevazioni, potrebbero custodire un autentico tesoro
Il Parco degli Iblei non esiste. Attualmente è solo un progetto e, per di più, con molti oppositori. Dovrebbe abbracciare parte delle province di Ragusa, Siracusa e Catania mettendo insieme, in un solo parco, diverse zone di alto pregio naturalistico che già fanno parte di riserve o aree tutelate.
Contro il parco ci sono moltissimi sindaci e politici locali che temono che l’istituzione del nuovo ente blocchi l’economia locale con una sere infinita di prescrizioni e vincoli. La tesi della politica contraria al Parco degli Iblei, oltre che da considerazioni economiche, parte dal presupposto che il territorio da tutelare non sarebbe poi di gran pregio.
In favore del parco, invece, oltre al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che è siracusana e conosce molto bene la zona, una discreta parte della cultura locale nelle tre province. Artisti, architetti, archeologi e naturalisti del sud est siciliano, con varie sfumature, sono in larga parte favorevoli al parco partendo dai presupposti opposti ai precedenti: il territorio che verrà tutelato è un patrimonio di biodiversità e può diventare anche un’occasione economica.
Continua a leggere: Parco degli Iblei: un documentario per convincere i politici
Ecoblog Intervista a Flavio Morini Pres Comm Ambiente Anci
In occasione della recente assemblea nazionale delle Agende 21 locali italiane abbiamo intervistato Flavio Morini, presidente della Commissione Ambiente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani.
Presidente Morini, incontri come quelli di Agenda 21 servono anche per fare il punto su obbiettivi e risultati dei singoli Comuni, visto che ci sono realtà molto diverse in Italia…
E’ vero, ma i Comuni hanno fatto dei grandi progressi. Basta guardare i rapporti per capirlo: nel 2005 erano 120 i Comuni che avevano fatto investimenti nelle fonti rinnovabili mentre oggi sono 7.000, su 8.100 totali.
Quindi nei Comuni c’è la consapevolezza che dobbiamo andare in questa direzione. E questo perchè per i Comuni diventa economia: tutti questi investimenti mettono in moto una serie di green job e una green economy che sostanzialmente, oltre a far bene all’ambiente, producono reddito.