Dopo le polemiche dei giorni scorsi con il Ministro Tremonti a proposito della Legge di Stabilità, stamattina alla Commissione Ambiente del Senato, Stefania Prestigiacomo ha proposto un emendamento al testo legislativo in via di approvazione che dovrebbe essere sufficiente a mettere “parzialmente a reddito” e quindi più o meno al sicuro, le aree protette.
Secondo il Ministro dell’Ambiente, infatti, per la tutela dei parchi attualmente esistenti sul nostro territorio occorrono finanziamenti annuali pari ad almeno 35 milioni di euro per il possimo triennio. Il valore proposto cozza, però, con quello specificato (27 milioni di euro) nel testo della finanziaria attualmente in via di approvazione. Inoltre, ha aggiunto la Prestigiacomo, per il riordino e un’effettiva migliore gestione e funzionalità dalle nostre aree protette sarebbe necessario prevedere, al più presto, l’approntamento di una nuova legge ad hoc…
Più in dettaglio, secondo le stime di Federparchi, i 27 milioni di euro attualmente garantiti dal DDL di stabilità all’intero sistema dei parchi sarebbero di fatto insufficienti a coprire anche solo il pagamento degli stipendi ai dipendenti delle AP, per i quali occorrerebbero non meno di 31 milioni di euro l’anno. Approvare il testo della finanziaria così com’è, quindi, come già paventato da più parti, rischierebbe di inficiare lo stesso carattere “pubblico” dei parchi che, anche sulla base degli accordi presi a Nagoya, dovrebbero presto aumentare in numero, superficie e livello di salvaguardia. Ci troviamo in pieno ossimoro, insomma, a meno che non si apra la strada a “fonti autonome di finanziamento” oppure all’apertura a “pagamento” di alcuni tra le maggiori AP del nostro paese…. Facendo, di fatto, scadere la loro godibilità da “diritto” gratuitamente consegnato alla collettività a una semplice “macchina per fare soldi” che ne snaturerebbe completamente le caratteristiche…
Via | federparchi, senato della repubblica
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In questi giorni la commissione Bilancio alla Camera sta discutendo la nuova legge finanziaria, meglio conosciuta sotto il nome di “legge di stabilità”. E i numeri che emergono lasciano ben poche speranze all’ambiente… E’ quanto ha affermato oggi il WWF nel dossier “L’agonia del Ministero dell’Ambiente e delle politiche ambientali in Italia”in cui si lamenta lo stato di demoralizzante paralisi operativa imposta al citato dicastero… La tutela dell’ambiente complessivamente intesa, infatti, appare assolutamente schiacciata dal peso di tagli dell’ordine del 60% rispetto al 2009, con finanziamenti pari ad appena il 2,97% del totale delle spese previste per il prossimo triennio 2011 - 2013.
Decisamente meglio, va al settore della difesa e delle infrastrutture strategiche (alta velocità e autostrade in primis) che a fronte di tagli irrisori dell’ordine del 3-4% dovrebbero ottenere, in termini assoluti, oltre 4,836 miliardi di euro, pari al 36% del valore complessivo degli stanziamenti nazionali previsti. Si tratta, in sintesi, di un segnale tangibile del governo circa l’importanza - ormai degradata - consegnata al settore vitale e fondamentale dell’ambiente che appare certo agli ultimi posti fra gli interessi del nostro Paese. E questo, nonostante i segnali incoraggianti della green economy - che meriterebbe maggiori investimenti - e l’urgenza di interventi non più procrastinabili a difesa - fra gli altri - del mare e del suolo. E’ proprio quest’ultimo settore, condanna il WWF, uno di quelli maggiormente colpiti da un taglio di risorse dell’ordine dell’81%; passando da stanziamenti valutabili in circa 175 milioni di euro nell’anno in corso a 32,7 milioni di euro per il 2011…
In che modo, quindi, si chiede il wwf, riuscirà a incidere a livello politico e concreto un simile Ministero dell’Ambiente? E perché, i giusti sacrifici, non vengono suddivisi in maniera più equa tra i dicasteri? Al solito, l’Italia ha un suo modo del tutto particolare per salutare l’anno della biodiversità ormai al termine ed è impossibile astenersi dal chiedersi con che mezzi il nostro Paese riuscirà, tra le altre cose, a supportare la lotta al bracconaggio e alla tutela delle specie protette….
Dalla giornata di ieri i Parchi e le Aree Protette del nostro Paese sono vestite a lutto. Nell’anno che avrebbe dovuto conferire nuovo “sprint” alle AP, in quanto anno internazionale della biodiversità, queste si ritrovano indietro di almeno 50 anni, secondo quanto ammesso dallo stesso Fulcro Pratesi. In un comunicato stampa, Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi - Europarc Italia, ha urlato con rabbia tutta la propria delusione nei confronti della politica italiana, sottolineando, amaro, l’inaffidabilità dei gruppi parlamentari del senato che, incontrati prima dell’approvazione del maxiemendamento sulla manovra finanaziaria che ha imposto il drastico decurtamento del finanziamento statale, avevano promesso tutt’altro esito. Senza cambiamenti sostanziali al testo, i Parchi nazionali si troveranno presto sull’orlo del collasso.
Senza la modifica del comma 24 dell’articolo 7 si chiudono di fatto molti dei 24 parchi nazionali che subiranno il dimezzamento del finanziamento statale riducendolo a 25 milioni di euro, senza che questo comporti alcun risparmio per lo stato. Tagli che per le aree protette in oggetto sono insostenibili tanto da non permettere loro il pagamento dei costi di gestione. In questo modo è a rischio l’attuazione della Strategia nazionale per la biodiversità, di recente pubblicata dal ministero dell’Ambiente, l’adempimento agli accordi internazionali della Carta di Siracusa firmata dal nostro governo e di tutti quei progetti che i parchi in modo costante attivano per aiutare e far crescere l’economia delle realtà circostati”
Inotre, come se non bastasse, avverte l’Aidap, Associazione italiana direttori e funzionari aree protette, oltre al dimezzamento dei fondi, la Finanziaria presenta moltissime norme che bloccano di fatto il lavoro delle AP tanto che ogni iniziativa dovrebbe venire autorizzata dal Ministro dell’Ambiente. Follia pura… Per non parlare delle inevitabili ricadute economiche che un taglio così drastico avrà sulla comunità del Parco tutta. Sinceramente mi domando quale sia la lungimiranza, non dico ambientale, ma almeno sociale ed economica dei nostri governanti quando è già avidente che senza modifiche sostanziali all’emendamento i parchi non riusciranno neppure a mantenere gli impegni contrattuali già presi nei campi della vigilanza, della fruizione, dell’educazione e della tutela dei biotopi, motivo precipuo giustificante la nascita e la proliferazione delle stesse AP che, da sole, garantiscono la conservazione della natura per quasi l’11% del territorio italiano… E che dire di tutti quegli animali che, minacciati dal bracconaggio, resistono solo grazie alla protezione delle riserve naturali e alla vigilanza garantita, per il momento, dalla guardia forestale? Come non ricordare, poi, l’enormne mole di specie che solo grazie alla tranquillità delle Oasi naturali riescono a riprodursi e a vivere in pace?
Via | federparchi, wwf
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L’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, oggi ritiratosi dalla politica per condurre attività accademica, critica aspramente l’art. 45 della legge finanziaria che mette mano al meccanismo dei certificati verdi (CV).
L’articolo in questione, se venisse approvato, abolirebbe l’obbligo da parte del GSE di acquistare i CV in eccesso e modificherebbe in maniera drastica il mercato delle rinnovabili. L’obbligo di acquisto è da tempo aspramente criticato da più parti: non permettendo che i certificati verdi restino invenduti ne tiene alto il prezzo che, altrimenti, dagli 80-90 euro attuali passerebbe a 20-30 euro a certificato.
Molti puristi dell’economia, ma soprattutto molti detrattori delle energie rinnovabili, non vedono l’ora che i CV crollino di prezzo: essendo il metodo principale con cui lo stato paga le rinnovabili, un crollo del prezzo renderebbe decisamente meno vantaggioso produrre energia pulita.
Secondo Ronchi, però, sarebbe sbagliatissimo:
circa l’80% degli investimenti in nuovi impianti eolici e da biomasse, cioè 3.300 MW, sono finanziati per oltre 5,3 miliardi con business plan che si basano sulla normativa vigente
Il che vuol dire che se cambia la normativa, e crolla il prezzo, ci troveremmo con l’80% dei progetti fuori mercato. Se non è una strage, poco ci manca…
Via | QualEnergia

Dopo una breve, ma significativa e fallimentare, esperienza di semi-privatizzazione della gestione dell’acqua la Sicilia torna sui suoi passi. La finanziaria regionale, approvata 48 ore fa dopo una maratona all’Assemblea Regionale Siciliana, contiene anche un emendamento del Pd, votato anche dal Pdl Sicilia, che azzera la precedente gestione privata o semiprivata.
Aboliti gli Ato Idrico, si dovrà adesso tornare a legiferare sulla materia. Il precedente sistema, quello delle società d’Ambito Territoriale Ottimale (Ato) aveva dato risultati molto diversi da provincia a provincia ma, sostanzialmente, anche dove la privatizzazione era passata in maniera più compiuta non si erano fatti passi avanti nella qualità del servizio.
Ora, invece, si rimette la palla al centro e si riafferma che il bene pubblico dell’acqua deve avere una gestione pubblica. Tutto questo per via legislativa e non referendaria: il Pd, che ha proposto l’emendamento nella finanziaria siciliana, in tutta Italia non aderisce alla campagna per i tre referendum contro la privatizzazione della gestione dell’acqua.
I gruppi di acquisto solidale G.A.S. funzionano. E lo dimostrano i dati crescenti di queste auto organizzazioni di consumatori giunte a circa 600 in tutt’Italia (sommando i soli G.A.S. registrati in rete!). Un G.A.S nasce nel momento in cui un gruppo di persone decidono di dire basta ai sistemi di consumo alimentare e non, legate alla grande distribuzione organizzata, che di fatto decide cosa debba esserci sulle nostre tavole.
I gruppi, che possono nascere nella cerchia di amici e parenti, si attivano per trovare prodotti sani provenienti da piccole fattorie locali che vanno a conoscere direttamente sia per stabilire un rapporto di fiducia, sia per ridurre drasticamente i consumi energetici. I prodotti devono essere ottenuti in condizioni di lavoro rispettose della dignità umana e dei ritmi e dei tempi delle stagioni e della terra.
Ad Aversa in provincia di Caserta c’è uno splendido esempio di G.A.S. che conta circa 120 iscritti. Il suo coordinatore Nicola Ciccarelli è volontario presso l’Ospedale psichiatrico di Aversa e con i degenti ha organizzato degli orti naturali che forniscono prodotti biologici e di stagione rivenduti al G.A.S.
Mentre ci raccontate le vostre esperienze in merito al “Conto Energia” fotovoltaico, la Conferenza Unificata Stato Regioni ha approvato il decreto ministeriale che, attuando l’art. 7 del Dlgs 387/2003, riconosce per 25 anni una tariffa incentivante per la generazione di energia elettrica da impianti solari termodinamici, ammettendo in Finanziaria un fondo di 20 milioni di euro.
Il passo successivo è il via libera del Consiglio dei Ministri, che dovranno deliberare per l’obiettivo di potenza nominale di circa 200 MW da installare entro il 2016. Per ora gli accordi sono tra il Ministero dell’Ambiente e le regioni di Puglia, Calabria, Lazio e Sardegna per la costruzione delle prime centrali basate sulla tecnologia del solare termodinamico.
Come conseguenza di qusta approvazione è stato “rispolverato” il “Progetto Archimede” ideato dal premio Nobel Carlo Rubbia, per la costruzione, presso la centrale Enel di Priolo Gargallo in provincia di Siracusa, di un impianto sperimentale, realizzato da Enel ed Enea, che utilizza il solare termodinamico integrandolo con un ciclo combinato di gas.

Da Bruxelles battono continuamente sul tema della riduzione dei consumi di energia domestica ed in particolare dopo il recepimento della direttiva 2002/91/CE in Italia si è cominciato a vedere qualche risultato. La finanziaria 2008 ha confermato le agevolazioni fiscali previste dalla precedente inerenti le migliorie su edifici esistenti (per quelli nuovi c’è l’obbligo di certificazione energetica).
Sara possibile detrarre dalle imposte il 55% delle spese sostenute per:
L’agevolazione potrà esser ripartita in periodo tra i 3 e i 10 anni a scelta del contribuente e potrà riferirsi solo alle spese sostenute entro la fine del 2007, purché l’edificio:
Per accedere ai benefici fiscali il contribuente dovrà:
Via | AltroConsumo n° 212
La Finanziaria 2008 da un punto di vista ambientale si può considerare facilmente una proroga di quella precedente, infatti, fatta esclusione per le poche novità (sotto elencate), in essa vengono semplicemente prorogate le manovre della scorso anno.
Ancora una volta si è preferito investire sulla mobilità su gomma, investendo 4 Miliardi di Euro per la costruzione di strade e autostrade, riservando alle problematiche energetiche e dei cambiamenti climatici troppo poco. Eppure i trasporti rappresentano circa un terzo dei consumi nazionali.
Forse investendo qualche Euro in più, occasioni così importanti, potevano essere sfruttate meglio, soprattutto pensando al forte ritardo che ha il nostro paese rispetto agli obiettivi di Kyoto e al caro petrolio.
Le novità rientrano in quattro punti fondamentali:
Il primo riguarda le manovre atte a sostenere lo sviluppo delle fonti rinnovabili: i Comuni, a partire da Gennaio 2009, avranno la possibilità di ridurre l’ICI per quelle abitazioni che hanno installato tecnologie rinnovabili, ( i comuni di Montepulciano e Torrita di Siena sono stati i primi comuni a prendere questo provvedimento, anticipando la finanziaria di qualche mese).

Vittoria per l’ambiente? Tremino le eco-mafie? Non proprio. La battaglia continua e l’esito non è scontato.
Scavalcando le discussioni già in corso nelle commissioni parlamentari competenti, in Senato la maggioranza ha infatti centrato il blitz - grazie all’errore di voto di un senatore di Forza Italia - ed ha portato a casa la class action, inserendo nella Legge Finanziaria 2008 un emendamento dei senatori Manzione e Bordon.
Titoloni sui giornali, associazioni dei consumatori che esultano e Confindustria “arrabbiata”.
Ma la realtà è un pò più complessa.
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