
Il botanico Phil Lambdon è partito in missione dal Kew Gardens di Londra: ha il compito di salvare l’ultimo esemplare di un albero della gomma dell’Isola di Sant’Elena (Commidendrum Rotundifolium, in inglese Bastard Gumwood) che sta per morire ed estinguersi.
Per sopravvivere, la pianta dovrebbe essere impollinata, in modo da produrre semi fertili, ma ottenere un seme dall’albero non è cosa semplice perché la pianta si dovrebbe auto-impollinare con pollini fertili. L’albero, conosciuto è stato messo in isolamento, per prevenire l’impollinazione incrociata con il suo vicino, il Falso albero della gomma.
Ogni giorno il team di botanici raccoglie granelli di polline, ma solo 1 granello ogni 10.000 ha la mutazione genetica che permettere il verificarsi dell’auto-impollinazione. In più, l’unico modo per scoprire se i semi prodotti siano fertili è piantarli, con la probabilità che il 99,99% sia sterile.
L’Isola di Sant’Elena ha già perso un’altra pianta rara: nel 2003 l’Olivo di Sant’Elena, unico esemplare al mondo, è scomparso. Veder morire anche l’albero della gomma bastardo, nonostante il suo nome, sarebbe un’altra grave perdita.
via | bbc
La moria di api che sta affliggendo gli Stati uniti continua a mietere vittime e i prezzi dei prodotti agricoli potrebbero salire. La mancata impollinazione causa la mancata produzione: i danni all’economia stanno richiamando l’interesse del congresso.
La Colony Collapse Disorder, di cui parlavamo il mese scorso su ecoblog, pare si sia diffusa anche in Francia. Questo problema si somma al declino decennale dell’apicultura d’oltralpe, che era stato collegato a due insetticidi Régent TS (BASF) e Gaucho (Bayer) e all’arrivo dalla Cina di un predatore di api, la Vespa velutina, che si sta riproducendo senza controllo per mancanza di nemici naturali.
Secondo alcuni la moria delle api negli USA e’ causata da nuovi insetticidi che “sbagliano bersaglio” o da qualche miscela di prodotti chimici di cui non erano stati studiate adeguatamente le possibili alterazioni in natura.

Una epidemia misteriosa sta sterminando le api negli Stati Uniti. Si stima che il 50% delle api sia già morto. I genetisti sono in corsa per capire che cosa sia accaduto, visto che le api presentano contemporaneamente tutti i sintomi delle malattie delle api registrate nel Paese negli ultimi 100 anni e che spariscono intere colonie (la malattia e’ stata battezzata Colony Collapse Disorder).
Le api di una colonia sono tutte figlie della stessa regina, per questo si ipotizza che siano state colpite da una malattia genetica con effetto simile all’AIDS capace di debilitare il sistema immunitario.
La Coldiretti riferisce di una ricerca canadese in cui si dimostra che le api sono in grado di distinguere tra colza normale e colza geneticamente modificata. Pare che i campi di colza transgenica non vengano impollinati quanto gli altri.
La Coldiretti indica che le api sono un bioindicatore della qualità degli agroecosistemi e porta questo fatto a sostegno della sua tesi di non volere colture gm in Italia.
“Si tratta di risultati - continua la Coldiretti - che giustificano la crescente contrarietà agli organismi geneticamente modificati nel piatto: tre italiani sui quattro (74 per cento) che esprimono la propria opinione è convinto che i prodotti contenenti Organismi Geneticamente Modificati (Ogm) non fanno bene alla salute”.