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Orso Dino, al summit di Asiago decisa la cattura. In vendita tshirt e torte di mele per la sua libertà

pubblicato da Marina

la thirt per salvare dino Ricordate le belle parole del Ministro Galan a proposito dell’orso Dino? “Che nessuno torca un pelo”. Purtroppo consideratele lettera morta. Al summit di Asiago che si è tenuto oggi tra Daniele Stival assessore regionale alla protezione civile e caccia del Veneto, il Prefetto di Vicenza, le province di Vicenza, Verona e Belluno, amministratori locali e esperti del settore si è deciso che l’orso Dino deve essere catturato, ma non si è ancora deciso dove dovrà essere trasferito.

Intanto Stival dal sito della Regione Veneto annuncia:

Attiveremo immediatamente forme di controllo dell’animale utilizzando la Polizia Provinciale, le Guardie Forestali e anche uomini della nostra Protezione Civile, nel tentativo di impedire o limitare le scorribande.

Per conoscere la nuova residenza di Dino occorrono i pareri di Ispra, Ministro dell’Ambiente e un accordo con la Slovenia, paese da cui Dino è arrivato. Il problema è che a giugno inizia l’alpeggio e sono attese sull’altopiano di Asiago almeno 10mila pecore, cioè ghiotte occasioni per l’orso Dino.

la torta di mele dedicata all'orso dino Ha detto l’assessore Stival:

Il caso di Dino dimostra che alcuni esemplari possono prendere cattive abitudini come quella di predare animali domestici o di avvicinarsi troppo ai centri abitati. E in questi casi è necessario mettere in campo misure affinché le persone si sentano al sicuro, a prescindere dal risarcimento economico.

Intanto il popolo di facebook si mobilita e sono nati dei gruppi di sostegno all’orso. C’è che propone magliette con la scritta Dino free e chi una torta di mele a forma di orso per sottolineare che Dino non è cattivo ma che fa solo il suo mestiere di orso.

Via | L’Arena, Il giornale di Vicenza
Foto | Facebook

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Rapporto Rifiuti 2009: spazzatura in calo ma Italia a due velocità. "Spariti" i rifiuti speciali

pubblicato da alessandra

Il Rapporto sui rifiuti dell’Ispra, presentato ieri a Roma, propone una fotografia dell’Italia, ancora una volta, a “due velocità” per quanto concerne l’andamento della raccolta differenziata che, comunque, ha fatto registrare, nel 2009, un valore sul totale sulla produzione nazionale di rifiuti pari al 30,6% con punte di eccellenza del 45,5%, al nord - che ha superato, in questo modo, l’obiettivo del 45% fissato dalla normativa - e risultati scadenti, invece, per il meridione fermi ad un misero 14,7%. Al centro, deludente la performance del Lazio con il 12,9% mentre la Sardegna compie un progresso rilevante rispetto all’anno precedente (+6,9%).

La regione Campania mostra, ancora una volta, un quadro fortemente contrastato a causa, soprattutto delle province di Napoli e Caserta che registrano un arretramento di due punti percentuali nei volumi complessivi di raccolta differenziata mentre le province di Avellino e Salerno (rispettivamente al 39% e al 33%) mantengono una media alta. Inoltre, è stato registrato un lieve calo dei rifiuti conferiti in discarica dovuto alla crisi conclamata che, riducendo i consumi degli italiani ne ha, di fatto, decurtato anche gli scarti.

Ultima importante annotazione: il Rapporto Ispra sui rifiuti ha volutamente “omesso” la pubblicazione della sezione dedicata ai rifiuti speciali, rinviata a fine anno. Una dimenticanza che ha dato da pensare a molti, anche in considerazione dell’importanza assunta da questa tipologia di spazzatura in termini non solo di pericoli per la salute pubblica e della tutela dell’ambiente, ma anche in virtù del ruolo rivestito, per il suo smaltimento, dalla criminalità organizzata. In proposito, il senatore Francesco Ferrante ha annunciato a breve un’interrogazione specifica al ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo…

Foto | Flickr

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Chi teme il Rapporto Rifiuti 2009? Domani, la presentazione

pubblicato da alessandra

Finalmente, dopo una lunga attesa, il 28 e il 29 aprile a Roma saranno presentati il Rapporto sulla Qualità dell’Ambiente Urbano 2009 e il Rapporto Rifiuti 2009 dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Entrambi i documenti, di cadenza annuale, costituiscono strumenti validi di informazione per le amministrazioni pubbliche e per i cittadini, potendo fungere da volano per la definizione di misure ambientali adeguate.

I primi dati a nostra disposizione, in attesa dell’incontro di domani, parrebbero confermare per la prima volta dal 1996 una battuta d’arresto nella crescita della produzione di rifiuti urbani in Italia. Positivo, in particolare, dovrebbe essere il trend registrato in Campania che sarebbe passata da una produzione netta degli stessi pari a 2,6 milioni di tonnellate a 2 milioni nel giro di due anni, con un incremento del tasso di riciclo pari a + 11%, veicolato dalle province di Avellino e Salerno in cui si contano alcuni dei comuni più “ricicloni” del meridione. Tuttavia, com’è noto, sono almeno tre le Regioni in cui è ancora presente un’emergenza spazzatura (Lazio, Sicilia e Calabria, specie nel crotonese) in cui ritardi e mala gestione continuano ad accavallarsi ogni giorno di più.

I Dossier, in particolare quello sui rifiuti, come già anticipato, in ritardo di alcuni mesi, avrebbero dovuto essere presentati nel mese di dicembre 2009. Invece, innumerevoli sono state le reiterazioni decise dallo stesso Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo e, pare, non imputabili a pecche dell’Ispra che, conferma, aveva già redatto i documenti, pronti da diversi mesi… Soprattutto, ha fatto discutere la cancellazione dell’incontro in merito previsto nell mese di marzo scorso, a pochi giorni dalle consultazioni elettorali, quasi a voler tentare di rinviare a tempi migliori la scoperta di verità forse scomode… Domani ne sapremo certamente di più. Del resto, però, è innegabile che la questione “rifiuti” costituisca da sempre un tema estremamente delicato, in cui gli errori e la mala gestione della pubblica amministrazione vengono facilmente evidenziati…

Via | Ispra
Foto| Flickr

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Caccia no limits, trovata la mediazione alla Camera: si spara fino al 10 febbraio

pubblicato da Peppe Croce

Trovata la mediazione alla Camera: si spara fino alla prima decade di febbraio

Che il partito delle doppiette non avrebbe avuto una vittoria piena lo si era intuito già dall’altro ieri quando, durante la discussione alla Camera dei Deputati della legge Comunitaria contenente il famoso articolo 43 (che avrebbe permesso alle Regioni di allungare a piacere il calendario venatorio), si era creata una prima spaccatura nella maggioranza.

Il risultato è stato un “subemendamento”, parola poco gradevole ma in questo caso di discreta importanza: le Regioni potranno prorogare il calendario venatorio, previa acquisizione del parere dell’Ispra, non oltre la prima decade di febbraio.

La proroga, inoltre, non potrà essere generica ma dovrà essere autorizzata per ogni specie per la quale ogni Regione farà richiesta.

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Parlamento, brutte notizie per clima e caccia: ok alla mozione anti Kyoto e alla caccia no limits

pubblicato da Peppe Croce

Brutte notizie dal Parlamento per clima e animali

Non è stata una buona giornata, quella di ieri, per l’ambiente e gli animali: in Parlamento, sia alla Camera che al Senato, due votazioni hanno inferto un duro colpo alla lotta al cambiamento climatico e alla tutela degli animali selvatici.

La prima è quella dell’aula del Senato, che ha approvato la famosa mozione dei senatori anti Kyoto, presentata dal senatore D’Alì, che chiedeva al Governo di impegnarsi in favore della riorganizzazione dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) e della sostituzione dell’Accordo Europeo sul 20-20-20.

Dall’opposizione, che hanno tacciato la maggioranza di negazionismo climatico, è stato chiesto di adeguare la posizione dell’Italia a quella giustamente preoccupata degli altri grandi Paesi del mondo, rispettando l’Accordo e mettendo in atto politiche nazionali coerenti con i suggerimenti europei. La mozione D’Alì, però, è passata con 137 voti favorevoli, 112 contrari e un astenuto.

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Il decreto 193 cancella l'autonomia della ricerca ambientale e dell'Ispra

pubblicato da missunderstanding

ispra futuro

I ricercatori dell’Ispra sono scesi dal tetto, ma l’indipendenza e il valore della ricerca ambientale in Italia sono ancora fortemente minacciati: se passasse il regolamento in discussione alle Camere sarebbero affidati al Ministro dell’Ambiente i poteri di controllo gestionale, scientifico e contabile dell’ISPRA.

L’eventuale approvazione del decreto governativo 193 comporta l’annullamento dell’autonomia dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale. Massimiliano Bottaro, ricercatore precario dell’Istituto sceso giù dal tetto e candidato indipendente nelle liste del Pd, ha così commentato la situazione dei ricercatori e dell’istituto:

La prima speranza che avevamo, al di là dell’ovvio obiettivo di salvare i nostri posti di lavoro era che all’ISPRA, il più importante istituto pubblico che si occupa di ricerca e controllo ambientale, si cambiasse finalmente registro, tornando a svolgere le nostre attività a favore della collettività, valorizzando le professionalità. (…) Il regolamento in discussione alle camere cancella completamente l’autonomia della ricerca, rendendo l’Istituto una semplice succursale del ministero dell’ambiente, che deciderà tutto, dalla nomina del consiglio di amministrazione e del presidente alla loro revoca, fino all’entità e la distribuzione dei finanziamenti all’Ispra“.

A commentare la situazione non soltanto i ricercatori, ma anche relatori della maggioranza: Giuseppe Marinello e Roberto Tortoli del Pdl hanno espresso preoccupazione riguardo all’accentramento che potrebbe derivare dall’unione dei poteri politico, gestionale e scientifico e riguardo ad un possibile futuro asservimento dell’Ispra al Ministro dell’Ambiente di turno, con una conseguente politicizzazione della ricerca ambientale, che dovrebbe rimanere libera ed indipendente.

via | Giornalettismo

Vino nel motore e aria più pulita

pubblicato da alessandra

Che un bicchiere di vino al giorno faccia buon sangue è cosa nota. Lo è forse meno che faccia anche l’aria “buona”. E’ questo il fulcro del progetto che la Magigas, nota azienda pistoiese operante nel settore nella distribuzione di Gpl nel nord Italia, sta portando avanti per la riduzione delle emissioni di sostanze inquinanti, in particolare di particolato, delle vetture più vecchie a partire proprio da una miscela composta da sottoprodotti del vino e normale gasolio.

La sperimentazione, al momento, è condotta su motori di autobus Iveco Euro 0 e Euro 2 presso il Centro Ricerche europeo JRC di Ispra, in provincia di Varese, e sta evidenziando risultati decisamente positivi con una riduzione del 50% di PM10 prodotti. Sulla base delle rilevazioni effettuate, l’emissione specifica di un autobus equipaggiato con motore Euro 2 che circola in area urbana - responsabile i media di 0,55 grammi di PM10 per chilometro - si ridurrebbe, in questo modo, a circa 0,18 gr/Km.

L’idea è stata salutata con estremo interesse, fra gli altri, dalla Regione Veneto che ha deciso di utilizzare in via del tutto sperimentale, nell’arco di 6 mesi (marzo-agosto), la miscela denominata D7 sulla flotta di autobus dell’Actv in servizio al Lido di Venezia. Se i dati a seguito del rapporto di metà periodo dovessero essere almeno quelli attesi, poi, con una riduzione prevista di PM10 almeno pari a 185 Kg, a 2.656 tonnellate di C02 e al 5-10% per l’ossido di azoto, la Regione ha fatto sapere che convertirà anche altri motori inquinanti tra cui, in primis, quelli dei vaporetti. Nell’attesa, ha comunque finanziato il progetto con 100 mila euro mentre, ancora, la polemica sull’effettiva sostenibilità dei biocarburanti perdura.

Via | Magigas
Foto | Flickr

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Approvata al Senato la caccia "no limits". Associazioni ambientaliste sul piede di guerra

pubblicato da alessandra

Un colpo di mano per qualcuno. Un abominio per (quasi) tutti: l’articolo 38 del ddl comunitario sulla caccia che allunga la stagione venatoria ai mesi di febbraio e agosto, è stato approvato al Senato. Con estrema leggerezza e nonostante le vive proteste delle 150 associazioni ambientaliste, purtroppo inascoltate.

Ma sono stati ignorati anche i pareri negativi del Ministero dell’Ambiente - secondo cui l’articolo si configura come peggiorativo rispetto alla situazione di infrazione dell’Italia sulla caccia -; quello dell’ISPRA - l’autorità scientifica nazionale che si occupa della materia - e anche quelli delle Commissioni competenti della Camera e dello stesso Governo.

Ora, spetta alla Camera decidere. Se malaguratamente anche in questo consesso il testo dovesse passare inalterato, la stagione venatoria rimarrà di cinque mesi solo per alcune tipologie di mammiferi mentre alle Regioni verrà concessa libertà di deroga per uccelli migratori e altre specie. Inoltre, i limiti temporali finora vigenti per la caccia all’avifauna saltarebbero del tutto permettendo l’estensione proprio a quei mesi in cui i migratori sono più vulnerabili, per via della riproduzione e quando, in piena estate, la stagione turistica è al massimo. Un danno multiplo, dunque, per la biodiversità e per il turismo ma anche, in fondo, per l’immagine di un’Italia sempre più incapace di far fronte agli impegni presi in sede europea e internazionale.

Per fortuna, fanno sapere le associazion i ambientaliste, Lipu in testa,

La battaglia alla Camera, per cui comincia da subito la mobilitazione, sarà epocale!

Via | Lipu
Foto | Flickr

Partire dalla Calabria per riscrivere i libri di biologia marina

pubblicato da missunderstanding

corallo nero calabria
In seguito alle scoperte di nuove specie nei fondali calabresi, nell’ambito del progetto per la salvaguardia e la tutela della biodiversità marina, l’assessore regionale all’ambiente Greco ha sostenuto che:

I fondali del Mediterraneo sono tutti da scoprire. In particolare quelli della Calabria che presentano alcune varietà che ci inducono a riscrivere i libri di biologia marina.

Durante le ultime ricerche sui fondali calabresi sono stati ritrovati esemplari nuovi e sconosciuti di fauna marina, che portano a considerare con maggiore attenzione la qualità e la ricchezza del basso Tirreno. Tra Pizzo Calabro e Lamezia sono stati individuati banchi di corallo nero di una rarissima specie, la Antipathes dicotoma. Inoltre, è stata segnalata anche la presenza del corallo nero Parantipathes laryx, specie ancora più rara, mai vista nei mari della Calabria e segnalata raramente in tutto il Mediterraneo.

Nel corso delle ricerche, oltre ai coralli, sono stati scoperti spugne, molluschi e conchiglie, alcuni dei quali mai segnalati nei mari italiani. La campagna, promossa dall’Ispra, ha permesso l’esplorazione di 50 siti rocciosi da cui sono state tratte 5000 fotografie e circa 70 ore di filmati che illustrano la ricchezza in termini di biodiversità dei fondali calabresi.

Foto | Flickr

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Studio ISPRA: i porti italiani sono inquinati

pubblicato da Orangeskies


Arriva dal mare il maggior incremento per quanto riguarda le emissioni in atmosfera. In generale, in Italia le emissioni dei settori industriale ed energetico sono in calo ormai da anni (quasi del 50% tra 1998 e 2006), ma è quasi raddoppiato l’ossido di zolfo (SOx) proveniente dal settore marittimo.

Il dato è contenuto in un estratto del rapporto ISPRA (Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale) “Porti e ambiente”, di prossima pubblicazione. Dal 1998 al 2006, la presenza in atmosfera dell’SOx, estremamente dannoso per la salute e per l’ambiente, si è quasi dimezzata, passando da circa 1 milione di tonnellate a 500 mila.

A registrare la riduzione maggiore il settore energetico che da oltre 644.000 tonnellate arriva a circa 184.000, con un calo del 71%. Salgono invece, da 177.000 a 189.000 tonnellate (con un aumento del 6%), le emissioni dei trasporti. E’ proprio in questo ambito che diventa determinante il contributo del traffico marittimo nazionale e soprattutto internazionale, che nel periodo di riferimento risulta responsabile di più dell’80% delle emissioni totali da trasporto e diventa la principale fonte di ossido di zolfo.

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