
Fra le spese energetiche più gravose c’è quella per il riscaldamento o la produzione di calore, che, durante la stagione fredda, può arrivare a rappresentare circa i tre quarti del consumo energetico complessivo di una casa. A chi si chiede quale sia il sistema di riscaldamento più adatto è difficile dare una risposta sincera e concreta, ma la cosa più importante è che la scelta deve essere fatta sulle proprie esigenze individuali. In sintesi un risparmio energetico, legato all’impianto di riscaldamento domestico, per esempio, si basa su due semplici regole:
Con una caldaia a condensazione, rispetto ad una caldaia tradizionale, si risparmia dal 20% al 50% sulle spese in bolletta.
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Dopo le numeroso proteste dei cittadini è stato bloccato dal consiglio regionale dell’Abruzzo la procedura di autorizzazione al metanodotto della Snam, ossia un gasdotto per metano lungo 700 Km che da Taranto arriva a Bologna.
Si legge nel comunicato stampa:
La Seconda Commissione del Consiglio regionale ha espresso, all’unanimità, parere favorevole sulla proposta di legge volta a fermare il processo autorizzativo del metanodotto Snam, contro il quale sono insorti comitati, associazioni ed enti locali della Valle Peligna e della provincia dell’Aquila. Trattasi di un intervento dal fortissimo impatto ambientale e paesaggistico che dovrebbe attraversare l’intera dorsale appenninica, dalla Puglia fino alla Pianura Padana, e che in Abruzzo attraversa aree a rischio sismico.
Resta però da completare l’iter politico con il voto del consiglio Regionale del prossimo 22 marzo che dovrebbe sancire definitivamente il blocco. Con la Libia in fiamme sembrava forse più facile far accettare alle popolazioni locali il metanodotto della Snam. Il progetto è conosciuto anche come “Rete Adriatica” e consiste nel creare un metanodotto di 700 Km che da Massafra vicino Taranto arriva a Minerbio vicino Bologna.
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La notizia non è nuova, girava da tempo e un po’ era anche messa nel conto. Perciò, perché ancora ci si meraviglia del fatto che l’Arabia Saudita abbia stimato oltre il 40% le riserve di petrolio? Perché lo svela Wikileaks attraverso The Guardian?
Debora Billi su Petrolio spiega che già nel 2007 Mr. Sadad Al-Husseini, ex responsabile della produzione petrolifera presso la saudita Aramco, divenuto pensionato di lusso, decise di svelare al mondo la reale consistenza delle riserve di petrolio Saudite e OPEC e scriveva:
Le riserve provate sono gonfiate con 300 miliardi di barili di risorse puramente speculative, principalmente nei Paesi OPEC. (Il petrolio) ci sta dicendo qualcosa. Dovremmo ascoltare quello che ci dicono i numeri, non quello che dicono i politici… Non si tratta solo di economia, puoi aumentare i prezzi ma non necessariamente alzare la produzione. Le riserve sono confuse e di fatto gonfiate. Molte delle cosidddette riserve sono solo risorse. Non sono state delineate, non sono accessibili, non sono insomma disponibili per la produzione.
Oltre a essere tutti figli di Putin (necessitiamo del suo metano) siamo anche tutti figli della speculazione sul petrolio? Sarà per questo che fino a oggi non si considerano seriamente gli investimenti per le energie rinnovabili? Sarà per questo che quattro anni dopo le rivelazioni di Al-Husseini facciamo finta di impressionarci?
Foto | Opec
L’Autorità per l’energia e il gas qualche giorno fa ha invitato le Commissioni Trasporti e Attività produttive della Camera a non introdurre nuovi oneri alle bollette elettriche e ciò per favorire il diffondersi delle auto elettriche. Nella Memoria viene ribadito che è necessaria:
L’eliminazione di alcuni vincoli normativi per consentire le ricariche in luoghi privati; introduzione di tariffe ad hoc; promozione di progetti sperimentali per la ricarica in luoghi pubblici.
Infatti secondo l’Autorità:
La mobilità elettrica, considerate le sue ricadute positive in termini di risparmio energetico, di riduzione dei gas serra e di minor dipendenza dai combustibili fossili, è un tema di estrema importanza per il sistema elettrico italiano e, più in generale, per la politica energetica, industriale, ambientale del Paese (anche come efficace strumento per diminuire l’inquinamento nei centri urbani).
Insomma, la strada va spianata (è il caso di dirlo!) alle veture elettriche e l’approvvigionamento, se viene richiesto lo svincolo dai combustibili fossili, evidentemente si svilupperà sulle rinnovabili. Ma a Fiat evidentemente non basta e decide di puntare sullo sviluppo di auto a metano sopratutto sul mercato americano, smentendo, evidentemente quelli che sono gli investimenti che stanno sostenendo le altre case automobilistiche come Nissan, Renault, Opel, Chevrolet, Peugeot, Citroën e Ford.
Le spezie, amate o detestate, sono da sempre uno degli infallibili “rimedi della nonna”. Forti delle loro propietà batttericida, antisettiche, digestive e chi più ne ha più ne metta, sono da secoli al centro delle nostre tavole e utilissimi in casi specifici di problemi intestinali o allo stomanco. Ciò che, però, non ci aspettavamo era che potessero influire anche sulla riduzione di gas serra nell’atmosfera specie per quella porzione di esso proveniente dagli allevamenti e dalle deiezioni animali…
Secondo un ricerca dell’Università di Newcastle (Gran Bretagna), capeggiata dal dottor Abdul Shakoor Chaudhry e pubblicata da “Asian-Australasian Journal of Animal Sciences 2010″, infatti, le spezie diminuirebbero il gas metano prodotto dall’organismo di ovini e di bovini.
Il coriandolo nella fattispecie, grazie alla sua composizione chimica ricca di acidi insaturi, permetterebbe quasi di dimezzare la produzione di metano, passando da 14ml/g per alimento a 8ml/g, e favorendo un calo nella produzione di gas pari al 40%. La curcuma e i chiodi di garofano invece, prometterebbero riduzioni rispettivamente nell’ordine del 30% e del 22%. A tutto vantaggio dell’ambiente, della salute e delle papille gustative degli animali da allevamento..

La tecnica dell’estrazione idraulica dello “shale gas” è sotto accusa negli Stati Uniti: l’agenzia per la sicurezza ambientale (Epa) ritiene che possa inquinare le falde acquifere e ha messo sotto indagine le attività del colosso Exxon Mobil.
Lo shale gas, in italiano gas degli scisti, è un gas “non convenzionale”. Né più né meno del petrolio non convenzionale, si tratta di idrocarburi contenuti nelle rocce (in questo caso) o in altre formazioni geologiche che non si possono definire propriamente un giacimento.
Ma è sempre gas e fa gola alle compagnie che ritengono che, nella sola Europa, ci siano almeno 1.200 trilioni di piedi cubi di metano da tirar fuori dagli scisti. E, per farlo, iniettano acqua, sabbia e una piccola quantità di agenti chimici nelle rocce per far salire a galla il gas.
Un segno dei tempi che cambiano? La risposta è sicuramente affermativa, anche se la motivazione non è ovviamente ambientale, ma naturalmente economica. Ebbene, come si evince dal titolo, per la prima volta nella storia in Italia la vendita delle auto “alternative” alimentate a GPL e Metano ha superato quella delle vetture a benzina.
A svelarlo sono i dati dell’Unrae, l’Unione Nazionale dei Rappresentanti Autoveicoli Esteri, i quali ci dicono che la percentuale record di vendite ha toccato il 30,27% di quota di mercato, mentre le immatricolazioni delle auto a benzina si sono fermate al 30,07%.
Negli ultimi 11 mesi le auto con alimentazione alternativa sono arrivate a rappresentare il 21% delle nuove immatricolazioni: un incremento più che evidente rispetto al 6,9% del 2008. L’anno scorso, un italiano su quindici sceglieva un’auto bifuel, oggi il rapporto è di uno su cinque.
Secondo uno sconcertante video girato e postato su YouTube da una coppia del Colorado, gli Ellsworths, fra il gas naturale e le loro tubature dell’acqua potabile c’è una tale forma di comunicazione - ovvero una tale perdita - che l’acqua del rubinetto è letteralmente infiammabile. Guardare per credere.
Le due compagnie rivali nella distribuzione del gas, in quella parte d’America, stanno facendo di tutto per trovare una soluzione al problema, ora che è di diventata dominio pubblico, dopo qualche giorno in cui hanno ignorato l’appello di aiuto che gli Ellsworths avevano emesso.
Secondo Federmetano, l’associazione nazionale dei distributori di metano per autotrazione, gli ecoincentivi recentemente approvati stanno avendo un effetto immediato sul mercato delle auto a metano. Già nel 2008 il mercato degli autoveicoli a metano aveva sorpreso tutti, facendo registrare tassi di crescita superiori al 30% in un mercato depresso, ma ora i provvedimenti governativi, chiaramente a favore dei veicoli ecologici, stanno triplicando gli ordini rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Come al solito, non è solo l’ambiente a motivare il mercato. Il prezzo innanzitutto; grazie ai nuovi incentivi, che arrivano a € 5.000 per le autovetture e a € 6.500 per i mezzi commerciali, un veicolo a metano costa praticamente quanto uno a benzina. Poi viene la varietà di modelli a doppia alimentazione benzina-metano che, assicurando una vasta scelta, garantisce la libertà di circolare anche nelle provincie meno coperte dalla rete di distribuzione. Infine, i costi chilometrici, tutti a favore del metano, rispetto agli altri carburanti.
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Anche per il 2009 tornano gli incentivi statali per convertire gli autoveicoli al Gpl o al Metano gli autoveicoli. Il fondo è stato messo messo a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico ed è di circa 102 milioni di euro. Hanno diritto al contributo le persone che decidono di trasformare il proprio autoveicolo a Gpl o Metano presso un operatore che abbia aderito all’iniziativa di incentivazione, la cui lista è disponibile on-line.
L’ammontare del contributo è identico a quello dello scorso anno, ovvero di 350 euro per la conversione a Gpl e di 500 per quella a metano. Gli autoveicoli oggetto dell’incentivazione sono gli M1 (trasporto di persone, aventi al massimo otto posti a sedere oltre al sedile del conducente) e gli N1 (trasporto merci, aventi massa massima non superiore a 3,5 t) appartenenti a qualsiasi categoria Euro.
Rientrano tra gli autoveicoli aventi diritto anche quelli acquistati nuovi dal concessionario già equipaggiati a Gpl o a metano, ma non omologati per quel che riguarda il gas anche dal costruttore. I contributo viene detratto direttamente in fattura dall’officina di installazione o dal concessionario.
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