Caschi verdi nell’Onu per difendere la popolazione mondiale dalle conseguenze dei cambiamenti climatici? L’ipotesi di creare questo nuovo corpo di sicurezza mondiale è in questi giorni al vaglio del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, anche se la proposta attualmente non starebbe trovando consenso unanime. Ad andarci con i piedi di piombo è soprattutto la Germania che per parola dell’Ambasciatore tedesco all’Onu, Peter Wittig, ha affermato che bisognerebbe prima evidenziare in che cosa una missione di caschi verdi si differenzierebbe da una portata avanti dai caschi blu.
Bisogna considerare infatti, sottolinea Witting, che i caschi blu svolgono un ruolo abbastanza vario, che in parte già contempla azioni di sicurezza verso l’ambiente. Bisognerà quindi, conclude lo stesso Witting, discutere attentamente la questione onde evitare che si crei un corpo di sicurezza che potrebbe rivelarsi poi un doppione di quello già esistente.
La questione comunque rimane aperta: stando agli ultimi studi scientifici, sarebbero infatti circa 200 milioni di persone nel mondo che rischiano di diventare profughi entro il 2050 a causa dei disastri naturali connessi ai cambiamenti climatici.
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Secondo Claudia Kemfert, economista tedesca, in Italia c’è poco fotovoltaico; il nucleare è una tecnologia incerta; dovremmo valutare le nostre scelte di approvvigionamento energetico sulla base del PIL energetico; in futuro ci approvvigioneremo con un mix di rinnovabili.
Lo scenario è stato delineato a Padova durante la conferenza “Energie future: quale sostenibilità per una giusta crescita”, voluta da Segnavie la cui cronaca è stata riportata da Il Giornale di Vicenza. La relatrice, Claudia Kemfert è docente di economia alla Humboldt-Universität di Berlino, autrice nel 2008 del libro Die andere Klima-Zukunft Innovation statt Depression che tradotto sarebbe: “Oltre il futuro del clima, innovazione e non depressione”, nonché consulente di Banca Mondiale, Onu e membro del Gruppo consultivo della Ue su Energia e cambiamenti climatici.
Il nucleare è incerto, perché spiega l’economista:
Al momento le centrali nucleari sono di terza generazione avanzata: per arrivare alla quarta, quella del cosiddetto nucleare pulito in cui lo stoccaggio delle scorie avviene in sicurezza, ci vorranno molti anni. In Germania sono stati spesi nel tempo circa 80 miliardi di euro per 17 centrali nucleari, una cifra incredibile, e 7- 8 impianti sono già obsoleti e superati dal fotovoltaico. Gli impianti nucleari attualmente più all’avanguardia, ma anche i più costosi, si trovano in Francia e in Finlandia e purtroppo oltre all’onere per la realizzazione che si è scaricato sulla collettività, il problema delle scorie non ha trovato soluzione. Non credo sia opportuno costruire nuove centrali nucleari. Il nucleare è una tecnologia incerta che nel prossimo futuro verrà surclassata dalle rinnovabili, tre volte più efficienti.
Molto spesso sul blog abbiamo discusso di cambiamenti climatici, di origini antropiche delle emissioni di CO2, di azioni da intraprendere per contrastarli. Il punto, però come già ci aveva fatto notare Guido Guidi, maggiore dell’aeronautica militare, meteorologo televisivo nonché blogger di climatemonitor è che mancano evidenze scientifiche o meglio modelli di previsione certi che ci dicano come e quando il presunto riscaldamento globale influirà sui cambiamenti climatici.
Dice Franco Prodi, già direttore dell’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr che da 40 anni si occupa di clima:
Non sono negazionista né catastrofista ma la scienza sa ancora troppo poco dell’evoluzione climatica e i nostri modelli, quelli dell’Intergovernmental panel of climate change (Ipcc), sono nella loro infanzia. Questo non significa che il clima non può peggiorare. Anzi, proprio perché non è lineare ed è scarsamente prevedibile, il futuro potrebbe essere peggiore delle peggiori previsioni. Bisogna però evitare che di clima parlino solo gli economisti, gli agronomi o qualsiasi incompetente di passaggio.
Spiega Prodi a proposito del vertice di Copenaghen:
A Copenhagen mica ci vanno gli scienziati del Cnr, ci vanno quelli che ha nominato il ministero…Adesso il filone dominante è quello dell’ “adattamento”, ossia si deve correre ai ripari per rimediare a un cambiamento climatico in atto. E si prende come dato di fatto un rapporto (quello dell’Ipcc, NdR) di scenari possibili. Ma se non siamo neppure certi se sarà di 1 grado o di 8, che genere di previsione è mai possibile? Si discute soltanto di “principio di precauzione”. Ricordo una discussione che feci con mio fratello Romano, quando era presidente del Consiglio. Lui sosteneva che il politico deve comunque prendere in mano il problema e provvedere. Io gli risposi che la conoscenza scientifica, quella vera, si ha soltanto con una spiegazione e una previsione. Questo mi hanno insegnato all’università. La spiegazione e la previsione sul clima, oggi, non ci sono.Perché non si conoscono le nubi, la loro variabilità per effetto indiretto dell’aerosol (particelle e corpuscoli in sospensione in atmosfera, ndr), gli effetti diretti dell’aerosol stesso sui bilanci di radiazione… La CO2 influisce, ma lo stesso fa il metano. Se uno prende un modello di radiazione e l’adatta alla CO2 “vede” il riscaldamento, ma poi bisogna tener conto di tante altre variabili e incognite.
Continua a leggere: Franco Prodi:"Pensate all'ambiente e lasciate stare i cambiamenti climatici"
Nessun grande accordo nella conferenza sul clima tenutasi a New York e organizzata dalle Nazioni Unite. Al Gore, presente alla riunione, avrebbe apprezzato solamente le proposte più concrete che sono state portate avanti da Cina e Giappone. Sembrerebbe invece essere stata al di sotto delle attese la parte degli Stati Uniti con il presidente Barack Obama che, pur sottolineando come “il tempo del fare stringe” e che “bisogna agire subito per evitare una catastrofe irreversibile”, non ha offerto nuove soluzioni.
Il vertice sul clima, al quale hanno partecipato oltre cento leader mondiali giunti a New York per la Assemblea Generale dell’Onu, è stato aperto da un appello di Ban Ki-Moon che ha lanciato l’allarme sottolineando come si abbiano meno di dieci anni per evitare gli scenari peggiori. Nonostante le premesse sono parecchi i partecipanti che hanno definito come deludente e poco costruttivo quest’incontro.
Su tutti Nicolas Sarkozy secondo cui i negoziati sono giunti ad un punto morto e che, al fine di dare nuova linfa alla questione, ha proposto un vertice a novembre delle maggiori economie industrializzate in vista della conferenza di Copenaghen che si terrà a dicembre. In questo clima di pessimismo, di parole di allarme, ma di pochi passi concreti per uscire dallo stallo, sono balzati in evidenza gli interventi della Cina e del Giappone.
Continua a leggere: Onu, nessuna grande decisione al vertice di New York sul clima

I grandi paesi industrializzati non mostrano l’ambizione che sarebbe loro necessaria nella lotta contro i cambiamenti climatici. E’ l’opinione di Ivo De Boer, segretario olandese dell’UNFCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), organismo dell’ONU che si occupa di clima, durante una conferenza a Bonn, preparatoria del congresso di Copenaghen in cui si dovrebbe superare il Protocollo di Kyoto.
Gli obiettivi di riduzione dei paesi più ricchi, presentati finora da una trentina tra i paesi più industrializzati, tra cui quasi tutti quelli dell’Unione Europea, prevedono una riduzione delle loro emissioni, da qui al 2020, tra il 17 e il 26%.
Il gruppo ONU intergovernativo di esperti in cambiamenti climatici (IPCC), d’altra parte, ritiene necessario che le emissioni si riducano tra il 25 e il 40%, rispetto ai livelli del 1990, e questo sarebbe lo sforzo minimo da attuare per evitare danni al pianeta maggiori di quelli che si sono già verificati.
Ma la cosa più grave, secondo De Boer, è che tra i paesi che finora hanno presentato proposte, non figurano alcuni dei colossi del mondo industrializzato: in particolare, nell’elenco non figurano gli Stati Uniti (nonostante il new deal di Obama), il Giappone e la Russia.
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Mercoledì scorso, l’UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), ha pubblicato la prima bozza del trattato che dovrebbe sostituire il Protocollo di Kyoto, sottoscritto nel 1997, che scade nel 2012.
Il documento, di 53 pagine, è stato pensato come base per gli accordi che dovrebbero essere sottoscritti nell’incontro internazionale sui cambiamenti climatici che si terrà a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre 2009.
La principale novità consiste nel fatto che il nuovo documento, a differenza di quello di Kyoto, propone significative riduzioni nelle emissioni di gas serra anche per i paesi in via di sviluppo, oltre che per quelli già sviluppati.
Continua a leggere: Bozza ONU per accordi post-Kyoto: tagli alle emissioni in India e Cina
Home è un film-documentario composto da immagini aeree del pianeta Terra, girato da Yann Arthus-Bertrand e prodotto da Luc Besson. Il lancio del film avverrà il 5 Giugno 2009, durante la Giornata Mondiale dell’Ambiente dell’Onu, nei cinema, in televisione, e in rete, per far sì che attraverso la trasmissione simultanea in tutto il mondo, il maggior numero di persone possa guardarlo allo stesso tempo.
Home mostra le bellezze della natura del pianeta Terra, ma anche i cambiamenti ambientali che sta subendo. Il film non ha fini di lucro e il suo obiettivo è contribuire ad accrescere il livello di consapevolezza sulla responsabilità di ogni individuo nei confronti del pianeta.
I profitti degli incassi saranno donati a Goodplanet.org, l’associazione no-profit creata da Yann Arthus-Bertrand nel 2005. Inoltre, le emissioni di gas serra causate dai viaggi aerei e dalle ore impiegate negli scatti fotografici in elicottero verranno compensate attraverso il sostegno a progetti non inquinanti. Se volete vedere uno spezzone di Home in anteprima, è su Cineblog.
Dopo le buone intenzioni dichiarate da Boeing e Lufthansa,, nasce in Costa Rica la prima linea aerea carbon neutral: la NatureAir, che ha aderito al Climate neutral network dell’Unep, il Programma Onu per l´ambiente nato per promuovere un’azione globale per una società low-carbon. La linea aerea del Costa Rica compensa le sue emissioni con la protezione di aree di foreste tropicali nel sud della Costa Rica ed acquisto di carbon credits, dei versamenti destinati all’ambiente già pagati dal Governo.
Riguardo all’efficienza della carburazione nelle operazioni di volo, la Nature Air ha invece puntato su pratiche quali la riduzione del peso degli aerei e lavorato per portare sui suoi veicoli un sistema di biocarburazione, motivo per cui ha richiesto al Governo, grazie anche all’appoggio del CnNet, l’inserimento di stazioni biodiesel all’interno dei suoi aeroporti.
In pratica, però, la Nature Air ha aumentato il traffico aereo del Paese: il 20% annuo dal 2001 e nel 2008 ha trasportato più di 140 mila passeggeri, il 60% dei quali sono diretti nei parchi nazionali o altre destinazioni eco-turistiche.
Via| Climate Neutral Network
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Il Prix Pictet è il primo premio al mondo dedicato alla fotografia ed alla sostenibilità. I 100.000 franchi svizzeri riservati al vincitore, sono andati quest’anno al fotografo canadese Benoit Aquin per le sue immagini sulla desertificazione in Cina, “causata da cattive pratiche agricole” - sono le parole del vincitore - “che mostrano le tragedie provocate dalla mancanza d’acqua”. Le foto sono state pubblicate per la prima volta l’anno scorso sulla rivista canadese Walrus accompagnate da un reportage del giornalista Patrick Alleyn.
“Fino a 7-8 anni fa, era difficile diffondere dei reportage sull’ambiente nei media - ha detto Benoit Aquin”. “Il nostro lavoro non era valorizzato. Ma questo genere di premi sostiene il lavoro dei fotografi che cercano di sensibilizzare le persone sull’ambiente”. Le foto del Premio sono esposte al Palais de Tokyo, a Parigi. Visto che non è proprio dietro l’angolo, sul sito del Prix Pictet c’è una ricca gallery a cui si può accedere da qui.
Via ⎥ Cyberpresse.ca, FT.com
Ted Turner, fondatore e presidente della Fondazione delle Nazioni Unite, ha presentato le norme globali per l’attuazione in tutto il mondo di un turismo più sostenibile. Queste norme, afferma Turner, aiuteranno gli addetti al settore turismo, oltre che i servizi offerti, anche ad avere un impatto positivo degli stessi sulla comunità e l’ambiente.
I nuovi criteri di turismo sostenibile sono stati selezionati sulla base di migliaia di buone pratiche di buone norme che sono attualmente utilizzate in tutto il mondo. Il fine è quello di fornire un quadro comune per indirizzare ad un turismo più sostenibile che permetta di aiutare le imprese, i consumatori, i governi, le ONG e le istituzioni affinché il turismo contribuisca, piuttosto che con i danni, allo sviluppo sostenibile delle comunità locali e all’ambiente.
Continua a leggere: Nasce la guida di turismo sostenibile dell'ONU