Abbiamo smesso da una ventina di anni di mangiare pesce locale e ciò non solo si ripercuote sull’economia ma sulla biodiversità, il controllo della pesca intensiva e la tutela dei mari.
Sembrerà strano, ma per tutelare la natura diventa necessario saper fare la spesa. L’Acquario di Genova spiega e divulga con il progetto Pesce ritrovato, la necessità di diversifficare l’acquisto del pesce. Stop a tonno, salmone, persico e via libera a 19 specie tutte locali quali:
Aguglia, Alaccia, Alalunga, Barracuda, Boga, Cefalo, Lampuga, Leccia Stella, Menola, Mostella, Palamita, Pesce Sciabola, Pesce Serra, Potassolo, Sardina, Sugarello, Tombarello, Tonnetto Alletterato.

I pescatori conoscono bene queste specie ma le ributtano in mare (stima la Fao che ogni anno lo scarto a livello mondiale è del 25%, ossia oltre 40 tonnellate) una volta pescate a causa dello scarso interesse del consumatore. Infatti i biologi dell’acquario di Genova hanno distribuito 800 questionari chiedendo alle persone se conoscevano e se consumavano alcune delle 18 specie consigliate. Ebbene la stragrande maggioranza non conosce nessuna di queste specie. Diventa necessario perciò rieducare i consumatori. Il progetto Pesce ritrovato è partito nel 2010 e dovrebbe continuare fino al 2013.
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Secondo i ricercatori dell’Università de Oviedo, in Spagna, guidati dal Prof. José Luis Acuña, le meduse, a causa della progressiva scomparsa dei loro naturali predatori (per pesca intensiva) potrebbero prendere il sopravvento nei mari e trasformarsi esse stesse in predatori.
Lo studio è stato pubblicato su Science. Scrive GalileoNet:
Nello studio gli scienziati hanno confrontato il bilancio energetico (un indicatore della biomassa) di diverse specie di pesci e meduse, calcolato sottraendo il tasso di respirazione all’energia ottenuta dall’ingestione delle prede. Ai fini del calcolo, inoltre, sono stati valutati e messi a confronto per ogni specie anche altri parametri, come il tempo impiegato ogni giorno per la ricerca di cibo, la densità delle prede e il tasso di cattura. I risultati ottenuti indicano che, a parità di biomassa, le due classi di predatori hanno tassi di cattura e di respirazione sovrapponibili, e simili probabilità di crescita. Quindi, come spiega Acuña, le meduse non sembrano essere svantaggiate dal meccanismo di predazione adottato, anzi si ingegnano per ottimizzare al massimo quanto a loro disposizione. Così non potendo contare sulla vista, tendono ad aumentare le dimensioni corporee per incrementare le probabilità di cattura e limitano gli sprechi energetici muovendosi lentamente o sfruttando le correnti marine per gli spostamenti.
Probabilmente ci dovremo abituare ad avere un mare più gelatinoso?
Via | GalileoNet
Foto | Flickr

Qualche post fa scrivevo dell’allarme lanciato a livello planetario sull’ impoverimento delle specie ittiche negli oceani causa pesca intensiva. Ebbene la differenza rispetto alla tutela della biodiversità la possiamo fare noi consumatori quando decidiamo di acquistare pesce.
Dunque al banco pescheria conviene chiedere (qui il calendario per la stagionalità): alaccia, mostella, aguglia, barracuda, boga, cefalo, lampuga, menola, palamita, pesce sciabola, sardina, sugarello, tonnarello, tonnetto, potasciolo, leccia stellata, ala lunga, pesce serra.
Infatti per pigrizia alimentare mangiamo sempre le stesse specie e così facendo contribuiamo al sovrasfruttamento degli stock ittici, infatti leggo dal comunicato stampa:
Così mentre il 35% delle risorse ittiche è attualmente sovra pescato, a causa di mode culturali o alimentari ormai consolidate, noi consumiamo solo il 10% delle specie ittiche esistenti. Un quarto del pesce pescato, circa 27 milioni di tonnellate, quindi, viene preso accidentalmente e rigettato in mare ormai morto, semplicemente perché sconosciuto al mercato dei consumatori e quindi privo di valore commerciale.
A pubblicizzare le 18 specie ittiche minori ma che dovremmo imparare a ri-conoscere e a reintrodurre nella nostra dieta è FishScale, un progetto sostenuto da Life + della Commissione europea, Acquario di Genova, Legambiente, Lega Pesca, ACGI Agrital, Softeco Sismat e Coop Liguria. Infine, se passate da Roma al Ristorante Antica Biblioteca Valle di Roma ogni martedì il menù avrà una di queste specie.
Via | Comunicato stampa
Foto | FishScale

A Napoli c’è una famosa ricetta: spaghetti alle vongole fujute. Ossia sono spaghetti conditi da pomodorini freschi fatti saltare in padella con aglio e profumati al prezzemolo anziché al basilico, il che fa esclamare: e le vongole dove sono? Fujute!, cioè scappate via. Il fatto che le vongole non ci siano è per ragioni puramente economiche! Ma vi assicuro che gli spaghetti sono altrettanto squisiti anche in assenza dei bivalve.
Ebbene, gli amici di veganblog, adottano lo stesso principio di fuga per questioni etiche e propongono una ricetta estiva, che ci ricorda il mare e le vacanze ma senza il tonno. Il che gioca doppiamente a nostro favore: con un piccolo gesto evitiamo di mettere nei nostri piatti un po’ di tonno che in questo momento, causa pesca intensiva, rischia l’estinzione. Nel caso, valutaste che proprio, no, non ne riuscite a fare a meno, consultate la lista delle scatolette da evitare stilata da Greenpeace.
Ingredienti per due persone:
2 etti di spaghetti (meglio integrali o se non integrali Senatore Cappelli); mezza bottiglia salsa di pomodoro bio, 80 g granulare di soia; un gambetto di sedano; una carotina; mezza cipolla (se grande, intera se piccola); uno spicchio d’aglio nudo; un pugnettino d’alghe (io ho usato arame, kombu, spirulina); una grattugiata di noce moscata; peperoncino, 1 foglia di alloro; prezzemolo; olio extra vergine d’oliva (bono) sabino; pecorino veg.
Dopo il salto la realizzazione del piatto.
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