
Fare il pescatore, al giorno d’oggi, è un lavoraccio. Il mare è sempre più povero, il gasolio è carissimo, certe reti non si possono più usare e, come se non bastasse, se fai il pescatore nel Canale di Sicilia ogni tanto ti becchi pure qualche raffica di mitra, come è successo qualche giorno fa al “Luna Rossa” di Mazzara del Vallo (Tp).
Ma, ad essere onesti, c’è un mestiere tipico del grande e bello Mar Mediterraneo che ultimamente è anche peggiore. Il mestiere del tonno. Già il tonno, per la precisione il tonno rosso che è quello tipico del nostro mare. Gli scienziati lo chiamano Thunnus Thynnus e lo considerano una piccola meraviglia della natura a causa delle sue splendide qualità organolettiche e nutrizionali: ha un gran sapore ed è una bomba di proteine.
Ho scoperto il Thunnus Thynnus qualche hanno fa grazie ad un amico che lo ha studiato per la sua tesi in medicina veterinaria. Me ne parlava in continuazione e sempre benissimo, avvertendomi contemporaneamente di quanto era scarso, in confronto, quello che mangiamo quotidianamente. Cioè il Thunnus Albacares, che non è una canzone di Vasco Rossi ma un pesce noto ai più come “tonno pinne gialle” e reso famoso da uno spot televisivo ed è buono per l’industria ma non per lo chef. Devo essere onesto, prima che il mio amico iniziasse la tesi credevo che esistesse un solo tonno: il tonno.
Greenpeace difende il tonno rosso dall’estinzione pubblicando una classifica, la Rompiscatole, particolarmente utile, per imparare ad acquistare scatolette di tonno prodotte secondo un criterio di pesca sostenibile. La classifica è disponibile sul sito tonnointrappola, che per ogni marchio fornisce la scheda di rilevazione e qui in pdf.
Spiega Greenpeace:
Abbiamo valutato 14 dei marchi di tonno in scatola più famosi in Italia e ben 11 finiscono “in rosso” perché non sono in grado di garantire la sostenibilità del proprio prodotto. Zero in pagella per MareAperto STAR, Consorcio e Nostromo. Meglio per Coop, ASdoMar e Mare Blu!
Greenpeace ha inviato alle aziende un questionario in cui, appunto, richiedeva informazioni sui metodi di pesca adottati o tollerati e sulle qualità di tonno usate per conoscere l’effettiva sostenibilità del prodotto. Le sorprese, ovviamente non sono mancate e alcune aziende non conoscevano l’origine del tonno che poi inscatolavano.
Continua a leggere: Tonno in scatola: scopri quello sostenibile
Avete presente i bastoncini di pesce o il surimi? Ebbene sembra, che siano composti per la maggior parte dal pollock,o merluzzo giallo, un pesce molto abbondante nel mare dell’Alaska, simile al merluzzo, ma dalla carne un po’ più stopposa. Secondo Greenpeace, la sua pesca sconsiderata sta mettendo seriamente in pericolo l’ecosistema degli oceani. Il pollok è alla base per molti bastoncini di pesce, polpa di granchio, cotolette impanate ecc. ecc. e spesso lo si trova prepreato nei panini dei fast-food. Questi prodotti sono a diffusione planetaria e sono mangiati da milioni di persone al giorno.
Secondo il National Marine Fisheries Service, invece, la pesca è sostenibile, così come certificato dal Marine Stewardship Council (MSC) e non ne sono intaccate le risorse. Anzi, fanno sapere, in agosto è stata segnalata la pesca più grande degli Stati Uniti, che ha rimpolpato quelle oltre 1,5milioni di tonnellate, pari al 40% del pescato totale degli Usa destinato ai consumi e trasformate ogni anno dall’industria ittica.
John Hocevar, di Greenpeace ha detto:
Mentre l’industria della pesca e gli altri continuano a citare la pesca del merluzzo giallo come un modello di gestione, la popolazione pollock è fortemente diminuita negli ultimi anni. Nonostante le preoccupazioni sollevate da Greenpeace e da molti scienziati, i tassi di pesca non sostenibili sono stati autorizzati a continuare, come quella a strascico che distrugge la deposizione delle uova.
Lo sforamento sarebbe pari a un milione di sterline e se il pollock e la sua riproduzione dovessero diminuire allora ne risentirebbe tutto l’ecosistema marino poiché sono anche cibo per foche, leoni marini e uccelli.
Via | The daily green, Alaska sea food
Foto | Flickr
Continua a leggere: Pollock, Greenpeace denuncia una pesca sconsiderata
Della questione del tonno rosso e dei seri problemi di estinzione a cui sta andando incontro questa specie abbiamo più volte parlato su Ecoblog. A tal proposito è notizia di questi giorni come la Gran Bretagna abbia preso la decisione di affiancare la Francia per porre un freno alla pesca di questa pregiata specie.
Il Regno Unito appoggerà infatti la proposta di divieto di pesca della Convenzione Cites (Convention on the International Trade in Endangered Species) ovvero l’associazione che regola il commercio internazionale di specie in pericolo. La decisione è stata presa dopo un lungo colloquio il cui obiettivo era quello di trovare soluzioni per impedire che la specie potesse andare incontro ad una diminuzione senza possibilità di ritorno del suo stock.
La soluzione trovata è stata ovviamente quella obbligata ovvero porre un fermo illimitato al tonno rosso ed evitare qualsiasi forma di pesca della specie. Il presidente francese Nicolas Sarkozy si è detto compiaciuto commentando come la presa di tale decisione non solo sia stata una scelta obbligata, ma soprattutto un importante segnale nel senso che o si sarebbe agito ora o sarebbe stato poi troppo tardi.
Continua a leggere: Tonno rosso: stop alla pesca per Francia e Gran Bretagna

Il Mediterraneo, un mare “giovane” ma sottoposto a un forte stress dalla pressione della popolazione che abita le sue coste, oltre che da cambiamenti climatici e inquinamento.
Questa descrizione del Mare nostrum è stata proposta a Geo & Geo da Franco Andaloro, Capo dipartimento uso sostenibile delle risorse dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale), secondo cui:
Il Mediterraneo ha “solo” cinque milioni di anni, ma è antico in quanto culla dei popoli che vivono sulle sue coste, una popolazione che nel suo bacino è aumentata dai 50 milioni di cinquant’anni fa ai quasi 250 milioni di oggi.
Per quanto riguarda le politiche di sostenibilità, il nord del Mediterraneo sta facendo uno sforzo notevole, mentre nel sud, secondo Andaloro:
Gli enormi problemi impediscono di dedicarsi al degrado del mare, ad esempio a un inquinamento che porta modifiche nella biodiversità, ma anche a cambiamenti meno visibili, legati alla presenza di metalli pesanti e pesticidi, specie in alto mare.
Continua a leggere: Franco Andaloro (Ispra): " Il Mediterraneo mare troppo sfruttato"

Pesca sostenibile, consumo stostenibile, le qualità migliori, come e cosa mangiare: signori, arriva Slowfish il pesce declinato in tutte le sua qualità e profumi a Genova dal 17 al 20 aprile.
La fiera, al suo quarto anno, alla Fiera di Genova si propone attraverso attraverso convegni, incontri, laboratori e degustazioni di far conoscere questo prodotto portando il consumatore a riconoscere le diverse specie e a smetterla di acquistare prodotti di importazione. Il Mediterraneo è un mare ricco di biodiversità e alla Fiera sono coinvolte 18 nazioni che si affacciano su di esso e con loro tutta la ricchezza ittica di cui disponiamo.
Se andrete a Slowfish conoscerete 23 presìdi del mare e 5 comunità del cibo che portano l’esempio di comunità integrate con la risorsa mare: non la sfruttano ma con essa ci convivono, preservano la fauna ittica e pescano e trasformano solo quello che davverso serve alla loro sussistenza, senza sprecare nulla.
Le novità di quest’anno prevedono la spesa con il personal shopper una specie di consigliere degli acquisti, che aiuta a scegliere le specie della zona di provenienza e i laboratori didattici riservati ai bambini “che pesci piagliare” che educano i più piccoli ad imparare a scegliere le specie ittiche autoctone.
Continua a leggere: Genova: al via Slowfish dal 17 al 20 aprile