Caserta non ama i ciclisti e lo posso confermare. La foto che vedete a sinistra è solo uno degli ultimi esempi del trattamento che viene riservato a chi gira in bicicletta.
Probabilmente le ostilità verso il popolo della bici è vissuto un po’ in tutte le città dove i ciclisti sono visti come degli impiastri che occupano senza diritto e inutilmente le strade (a Caserta sono pressoché inesistenti le piste ciclabili); oppure come dei soggetti che non hanno possibilità di acquistare e mantenere un Suv; o ancora come dei derelitti incapaci di guidare un auto. Ecco allora che se si sale su un marciapiede, inforcando la bici a mano per parcheggiarla si lamentano i passanti: si occupa spazio destinato alla camminata. Diversamente, e l’ho sperimentato personalmente, se sale un auto sul marciapiedi, i passanti stanno zitti e non si lamentano.
L’accanimento del condomino che si è ribellato al parcheggio di una bici all’interno del cortile di un palazzo a Caserta, per certi versi ha del comico se non ridicolo, quando intima che “sarà rimossa forzatamente”. Insomma, minaccia l’anonimo giustiziere di ciclisti parcheggiatori: se non la togli ti forzo il lucchetto e te la butto per strada. A me questa presa di posizione puzza molto d’invidia. A Caserta (attualmente sotto commissariamento) recentemente e grazie al coraggio dell’ex assessore alla Mobilità, Antonio Ciontoli è stato varato un piano parcheggi. La filosofia è: se occupi suolo pubblico con la tua auto, paghi. I casertani erano abituati a parcheggiare le loro vetture un po’ come capitava. Il piano ha certamente riportato un po’ di ordine per le strade ma ha anche sfruculiato i tanti rosiconi della sosta selvaggia. Ecco che la bici, per sua natura libera e parcheggiabile praticamente ovunque solleva moti di disappunto e invidia verso chi non riesce mentalmente a inforcarla e pedalare verso la libertà.
Foto | Caserta in bici
Dopo aver sforato i 35 giorni di bonus di inquinamento dell’aria concessi dalla Ue, Filippa Lagerbäck lancia la sua lista per avere una Milano da respirare: più piste ciclabili, più biciclette, più civiltà, più rispetto delle strade e sulle strade. D’altronde sembra una ricetta facile, eppure nei fatti complicatissima da applicare.
Filippa è iscritta all’associazione Genitori antismog che prova a creare non solo una consapevolezza nelle scelte degli utenti, ma che si batte perché le amministrazioni incentivino, grazie a strutture ripensamenti della mobilità urbana, l’uso di mezzi ecologici.
Questa che vi vado a raccontare è la storia di un sogno che spero sinceramente si tramuti in realtà. Il sogno in questione, battezzato “Caserta Città Ciclabile” se si vuole non è neanche carissimo: 500mila euro per portare su Caserta 40km di nuove piste ciclabili, rastrelliere per il parcheggio delle bici e stazioni di scambio per il bike sharing (a sinistra un rendering).
Il progetto, è stato ideato dall’associazione Casertainbici- Fiab , presieduta da Alessandro Apperti, assieme al Comune di Caserta (l’ente oggi è commissariato e è intervenuto Antonio Ciontoli ex assessore alla Mobilità che ha sostenuto l’iniziativa) che vi parteciperà al 20%. Il tutto però è nelle mani del Ministero dell’Ambiente che ha a disposizione 14 milioni di euro da girare agli enti. Il bando scaduto lo scorso aprile, era nazionale e ovviamente vi hanno partecipato moltissimi comuni, ma da allora il silenzio è calato sui fondi.
Dunque ieri, per dare un segnale di vita almeno sui media, è stata organizzata la conferenza stampa che ha presentato il progetto: ho visto, che parallelamente alla Ztl ci potrebbero essere corsie riservate ai ciclisti; ho visto le stazioni di bike sharing per 50 biciclette a pedalata assistita accanto ai tre parcheggi principali della città, così da consentire a chi entra in città di posare l’auto e di prendere la bici; ho visto i parcheggi per 200 biciclette, rastrelliere comode, nei punti più necessari, incluso davanti la stazione Fs. Ma purtroppo i soldi sono nelle mani del Ministero che ancora non ha espresso la graduatoria di assegnazione.
Qualche giorno fa Simone vi chiedeva se avevate proposte dirette per la settimana europea della mobilità. Alcuni di voi hanno proposto più autobus e più piste ciclabili. Diciamo che queste due richieste sono comuni un po’ in tutte le città. Ieri ho partecipato alla passeggiata in bici organizzata daL Comune di Caserta e da Fiab. Ebbene con noi, circa 150 ciclisti inclusi i bambini, a pedalare per i 6 Km del percorso c’era anche Antonio Ciontoli assessore alla Mobilità.
Ho scambiato con lui poche battute e la promessa di vederci con calma per chiacchierare della situazione mobilità a Caserta. Mentre pedalavamo al centro, un folata di gas puzzolente emessa da un motorino stravecchio, investe me e l’assessore che pedalava accanto. Ecco, dico, vede? E’ la norma.Questo accade ai ciclisti che non sono su una pista ciclabile e a gente che percorre le strade con mezzi vecchi. Lui mi ha risposto:
Lo so. Io cammino a piedi e in bicicletta. Purtroppo dare risposte non è semplice. Noi non abbiamo la bacchetta magica. Posso solo dire che nessuno fa la propria parte. Noi politici non facciamo la nostra ma neanche i cittadini fanno la loro e aspettano che ci sia sempre qualcuno a risolvere i problemi.

Fra i limiti alla diffusione del trasporto su bici nelle nostre città, oltre alla cronica mancanza di piste ciclabili ed alla scarsa coordinazione fra le due ruote ed il trasporto pubblico, vi è anche quello della paura dei furti una volta parcheggiato il mezzo. Per ovviare a quest’ultimo problema mi ha particolarmente incuriosito un nuovo modello di bicicletta (non ancora lanciato sul mercato, ma davvero originale) che i nostri colleghi di Designerblog.it ci hanno segnalato. La bici si chiama Bendy Bike ed ha la particolarità di avvolgersi su se stessa.
Il suo inventore, Kevin Scott, l’ha messa a punto per risolvere un paio di problemi particolarmente sentiti dal popolo delle due ruote a pedali: i furti e la necessità di riporre il mezzo in uno spazio ristretto. Il funzionamento è particolarmente semplice: la parte centrale del telaio è costituita da un sistema a cremagliera che, una volta sbloccato, permette di piegare agevolmente la struttura del velocipede per avvolgerla intorno ad un palo.
L’originale caratteristica consente quindi di assicurare il mezzo impiegando un unico lucchetto per bloccare contemporaneamente le due ruote e il telaio. Kevin Scott è un inventore inglese di appena 21 anni, studente di disegno industriale presso la De Montfort University di Leicester e grazie al brevetto si è aggiudicato l’ambito riconoscimento per le brillanti invenzioni ovvero il New Designer of the Year Award. Il ragazzo non darà sfogo però a nessuna pazzia adolescenziale: infatti ha già deciso che i soldi del premio verranno investiti per sviluppare il progetto e lanciarlo sul mercato.
Via | Designerblog.it; Dalymail.co.uk

La fotografia scattata dall’Istat a proposito degli Indicatori sui trasporti urbani 2008 nei 111 capoluoghi di provincia fa emergere una crescita del trasporto pubblico, con un aumento di mezzi pubblici a disposizione, aree pedonali, parcheggi di scambio, isole pedonali e piste ciclabili.
Ecco cosa scrive Istat:
La domanda di trasporto pubblico urbano (numero di passeggeri per abitante) è cresciuta del 2,2% rispetto al 2007. Gli aumenti hanno riguardato, in particolare, il numero di autobus per abitante (+2,9%), i posti-km (+1,3%), ossia il numero di posti offerti agli utenti dai mezzi di trasporto pubblico, la densità delle reti percorse dagli autobus (+1,4) e la densità di fermate (0,6%). Nei comuni capoluogo di provincia sono state create nuove aree pedonali (+2,9% rispetto al 2007) e sono state ampliate le zone a traffico limitato (+2,1%). In aumento dello 0,4% anche la disponibilità degli stalli di sosta in parcheggi di scambio, volti a favorire l’uso del mezzo pubblico nel centro cittadino, mentre sono risultati in calo dell’1,8% gli stalli di sosta a pagamento (Figura 3). Da segnalare , infine, l’incremento, pari all’8,6%, della densità delle piste ciclabili.
La percezione però, per chi vive in una metropoli, è nettamente opposta.
Foto | Flickr
Venti morti al giorno. Quasi 8000 in un anno. Oltre 4,5 miliardi di euro andati in fumo tra assistenza medica e farmaceutica e giornate lavorative perse. Questo il quadro presentato dai Verdi- insieme a Mario Tozzi e Roberto della Seta - nel dossier “Le polveri assassine”, vero banco d’accusa per i politici italiani troppo spesso decisi a non prendere troppo sul serio la questione dell’inquinamento atmosferico nelle nostre città. Eppure, le polveri sottili hanno un costo non trascurabile non solo nel senso della ridotta qualità della vita dei cittadini ma anche per le inevitabili ricadute sul Pil nazionale.
Si legge nel dossier (peraltro in più punti riprendendo dati dell’OMS):
L’Italia è tra i Paesi europei in cui si registra la maggior percentuale di popolazione urbana esposta ad elevate concentrazioni di sostanze inquinanti: oltre il 90% di polveri sottili e più del 50% di biossido di azoto. Oltre 6.000 ricoveri per problemi cardiovascolari e respiratori e circa 65.000 casi di bronchite acuta e attacchi di asma concentrati in modo particolare tra i giovani, ogni anno.
I maggiori responsabili di tutto ciò, al solito, sono i trasporti privati, troppo spesso utilizzati per percorsi anche inferiori ai 3 Km. Forse una soluzione ci sarebbe: incrementare piste ciclabili e trasporto pubblico, sull’esempio di Londra - il sindaco Jonhson vuole incrementare i viaggi in bicicletta dei londinesi del 400% entro il 2025 grazie alla costruzione di ben 12 cycle superhighways - o Parigi. Eppure, nessuno fa nulla. O si fa troppo poco. Evitando le responsabilità. In fondo, basterebbe destinare gli 8 miliardi di euro stanziati dal governo per la costruzione del Ponte sullo Stretto a opere sulla mobilità sostenibile. Guadagneremmo, secondo le proiezioni dei Verdi, 90 chilometri di metropolitana o 621 chilometri di rete tranviaria, 3.273 tram e 23mila autobus ecologici in più. E molta salute.
L’aria che respiriamo è inquinata, sopratutto nelle metropoli: l’ennesima classifica, questa volta di Legambiente, dà la maglia nera a Napoli. Ma neanche sono promosse altre città come Milano (108), Roma (67) e Venezia (60) e tra parentesi gli sforamenti del limite medio giornaliero di 50 microgrammi/metrocubo di PM10. A nulla è valsa l’avvio di procedura d’infrazione e messa in mora da parte dell’Europa.
Spiega Legambiente nel suo dossier Mal’Aria 2010 che:
Napoli (156 superamenti), Torino (151), Ancona (129) e Ravenna (126). La Pianura Padana si conferma come area critica anche in questo caso con 8 città tra le prime dieci per superamenti del valore di legge. Al primo posto troviamo Novara con 83 superamenti, seguita da Alessandria (73), Lecco (70) e Mantova (68). Le principali fonti di inquinamento atmosferico a livello nazionale sono rappresentate dal settore industriale e della produzione di energia (responsabili del 26% delle emissioni di Pm10, del 23% di NO2, 79% di SOx e 34% di idrocarburi policiclici aromatici rispetto al totale nazionale) e dai trasporti, dove il contributo maggiore è attribuibile a quello su strada che contribuisce per il 22% alle emissioni totali di Pm10, 50% di NO2 e il 45% di CO e il 55% del benzene rispetto al totale nazionale.
Come per i servizi di Report, all’indomani dello snocciolamento di fatti e cifre scandalose non succede mai nulla. Questa volta, al di la dei proclami vari, non sarebbe ora che ognuno di noi prendesse coscienza del fatto che inquina l’aria ogni santa mattina che si mette al volante? Milano ha l’Ecopass, riconfermato anche quest’anno, l’aria inquinata e 73 ricoveri al giorno causa smog. Vogliamo iniziare a chiedere una mobilità pubblica più efficiente? Vogliamo pretendere che chi può usi la bicicletta per gli spostamenti brevi? Vogliamo pretendere piste ciclabili? Vogliamo pretendere di non inquinare l’aria che respiriamo?
Foto | Legambiente

Dopo le piste ciclabili a LED e gli accessori per la bicicletta, hanno inventato degli accessori ecologici per colui che guida la bicicletta. Finalmente si potrà sfrecciare nella notte, al riparo dal freddo, ma illuminati dai LED.
Sciarpe, guanti e cappellini di Leflect sono realizzati a mano con la lana scozzese e di giorno sono dei normali accessori per l’inverno. Di notte, i LED lavorati con la lana si illuminano e proteggono chi li indossa da spiacevoli incidenti in bicicletta, per mancanza di luce.
La linea Leflect sarà disponibile dal 27 novembre in un negozio dedicato a Londra, ma se proprio non riuscite a resistere, potete scegliere il vostro gomitolo di Led online su LostValues, e darvi alla Maglia&Crochet prima dell’arrivo del freddo polare.
Via | ecouterre

La città di Pescara è malata di inquinamento acustico, secondo i dati rilasciati da una ricerca dell’Agenzia regionale per la Tutela dell’ambiente, sulla base dei quali il WWF Abruzzo ha chiesto chiarimenti alle autorità competenti.
Dal dossier emergono notevoli criticità per quanto riguarda i livelli di rumore della città di Pescara, soprattutto per alcuni siti particolarmente sensibili, quali il Liceo Classico di via Firenze, il Conservatorio, l’Università, l’Ospedale Civile. In tutti questi siti i livelli di inquinamento acustico superano abbondantemente i limiti imposti dalle norme.
I dati superano anche i limiti di inquinamento suggeriti dall’OMS per le ore notturne, mettendo a rischio le ore di riposo degli abitanti, con conseguenze sulla salute e sul sistema cognitivo.
I numeri del 2009 confermano i dati sull’elevato livello di inquinamento acustico già registrati nel 2004, senza che nessuno, in questi 5 anni, abbia preso decisioni in materia di sicurezza e prevenzione. Per questo il WWF Abruzzo ha chiesto al sindaco di Pescara di provvedimenti per la regolamentazione del traffico, come l’aumento di piste ciclabili, la creazione di corsie preferenziali per i mezzi pubblici, progetti di car sharing, perchè è proprio il traffico cittadino che crea la situazione di rumore di cui è malata Pescara.
Foto | Flickr