In occasione della seconda festa regionale dei Gruppi di Acquisto Solidale (Gas) della Sicilia abbiamo incontrato Andrea Saroldi, referente nazionale della rete dei Gas italiani. A lui abbiamo chiesto cosa sono i Gas e come possono influire sul rapporto tra produttore, consumatore e ambiente.
La risposta è positiva: i Gas, infatti, tendono a mettere in contatto i vari agenti economici su una scala più piccola possibile. Nel senso che produttore e consumatore devono essere più vicini possibile in modo da mantenere una relazione di fiducia che permette, negli anni, di ottenere vantaggi economici reciproci.
La conseguenza di questo rapporto di vicinanza è un maggior tutela del territorio e dell’ambiente: i consumatori scelgono prodotti a filiera corta, spesso tradizionali o “in via d’estinzione”, molte volte da filiera biologica.
In un studio volto a scoprire quanta energia consumano le console-video di gioco, Il Consiglio per la Difesa delle Risorse Nazionali (NRDC) ha stimato che le console in uso al giorno d’oggi consumano in tutto “16 miliardi di kwh l’anno”, che tradotto con un paragone, “equivale circa al consumo annuale di elettricità di una città come San Diego”, che conta oltre 1.200.000 abitanti.
Noah Horowitz, scienziato presso l’ NRDC e fra i ricercatori che hanno condotto questo studio, ha osservato che spesso i giocatori lasciano accese le console mentre non stanno giocando per poter riprendere a metà del livello, che non può essere salvato e ricaricato nello stesso punto quando il dispositivo viene spento.
“Questo è il principale motivo per cui alcune persone non spengono le console”, ha detto Horowitz, aggiungendo che “anche se Microsoft e Sony hanno aggiunto delle opzioni di spegnimento automatico dopo un certo lasso di tempo,” i proprietari di console spesso ignorano questa possibilità “perché perderebbero i progressi di gioco fatti”.
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C’è grande fermento in questo ultimo periodo negli Stati Uniti per quel che riguarda il settore trasporto privato. Dopo la notizia riportata su Ecoblog relativa ad nuova “impronta più ecologica” dei SUV, questa volta tocca ai costruttori automobilistici americani. Infatti secondo le dichiarazioni di Robert Lutz, vice presidente di General Motors, questi per potersi sviluppare in ottica più ambientalmente sostenibile avrebbero bisogno di fondi pubblici pari ad almeno 50.000 milioni di dollari (34.000 milioni di euro al tasso di cambio attuale).
Motivo? Tale quantità di denaro - sottolinea Lutz- è necessaria per lo sviluppo di nuovi veicoli a più basso consumo di carburante in modo da ridurre le emissioni. Le case automobilistiche statunitensi sono in crisi a causa del difficile accesso ai finanziamenti dovuto al debole mercato creditizio americano. Sarà pertanto fondamentale tale aiuto per adeguare gli impianti alla produzione di autovetture più efficienti.
Il Vice Presidente ha poi aggiunto che le aziende del settore hanno fatto notevoli progressi in questo senso, ma si è arrivati ad un punto in cui, se si vuole accelerare lo sviluppo, è imprescindibile che ci sia aiuto economico da parte dello stato. I produttori di automobili e il sindacato “Automobile Workers Union” - conclude Lutz - stanno inoltre chiedendo al governo di stanziare almeno 3.750 milioni (2.551 milioni di euro) per il pagamento dei prestiti per oltre 25.000 milioni di dollari (17.006 milioni di euro) richiesto dalle case automobilistiche lo scorso anno.
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I gruppi di acquisto solidale G.A.S. funzionano. E lo dimostrano i dati crescenti di queste auto organizzazioni di consumatori giunte a circa 600 in tutt’Italia (sommando i soli G.A.S. registrati in rete!). Un G.A.S nasce nel momento in cui un gruppo di persone decidono di dire basta ai sistemi di consumo alimentare e non, legate alla grande distribuzione organizzata, che di fatto decide cosa debba esserci sulle nostre tavole.
I gruppi, che possono nascere nella cerchia di amici e parenti, si attivano per trovare prodotti sani provenienti da piccole fattorie locali che vanno a conoscere direttamente sia per stabilire un rapporto di fiducia, sia per ridurre drasticamente i consumi energetici. I prodotti devono essere ottenuti in condizioni di lavoro rispettose della dignità umana e dei ritmi e dei tempi delle stagioni e della terra.
Ad Aversa in provincia di Caserta c’è uno splendido esempio di G.A.S. che conta circa 120 iscritti. Il suo coordinatore Nicola Ciccarelli è volontario presso l’Ospedale psichiatrico di Aversa e con i degenti ha organizzato degli orti naturali che forniscono prodotti biologici e di stagione rivenduti al G.A.S.
La ricerca “ Gender and Equity Issues in Liquid Biofuels Production” presentata dalla Fao sottolinea che le colture su larga scala destinate alla produzione di biocombustibili liquidi quali bioetanolo e biodiesel, richiedano un uso intensivo delle risorse a cui i piccoli agricoltori, in particolare le donne, hanno tradizionalmente accesso limitato. Insomma, l’avanzata dei biocarburanti porterebbe al collasso quelle micro-economie che si reggono sul lavoro femminile nei campi.
Infatti nei paesi poveri presi in considerazione sono le donne a gestire le coltivazioni agricole: ad esempio in Brasile l’11 % dei produttori di bioetanolo da canna da zucchero sono agricoltori donne, male organizzate in piccoli possedimenti terrieri che a causa delle impennate dei prezzi delle risorse (fertilizzanti, diserbanti, concimi,ecc) non saranno più in grado di gestire i costi di produzione.
Lo studio auspica che sia presto intrapresa una strategia di sviluppo dei biocombustibili sia a livello sostenibile e dunque economicamente conveniente, sia ambientale e che dunque consenta alle popolazioni più svantaggiate spesso rette da un economia al femminile di non soccombere. La proposta è quella di integrare le coltivazioni di biocarburanti con i sistemi agricoli locali al fine di proteggere le attività agricole tradizionali dei piccoli agricoltori, le competenze e la loro conoscenza specializzata - fattori cruciali per la sicurezza alimentare ed il rafforzamento delle comunità rurali nel lungo periodo.

Non solo mercatino del biologico. Da ieri a Napoli, nel cuore dei decumani della città, una serie di iniziative progettate dalla II municipalità in collaborazione con l’Associazione Jerusalem e con la Consulta delle Associazioni di Volontariato : per cinque fine settimana ci sarà la promozione di produzioni biologiche grazie a 15 stand per mostre-mercato di prodotti anche tipici dedicate agli operatori iscritti all’ERAB (Elenco Regionale Agricoltura Biologica).
Gli appuntamenti hanno lo scopo di promuovere la cultura del rispetto dell’ambiente, di favorire la conoscenza dei prodotti biologici e del mangiar sano, di valorizzare le produzioni eno-gastronomiche locali, di favorire l’incontro tra i produttori del biologico ed i consumatori, evitando così passaggi intermedi che comportano la lievitazione dei prezzi, ed infine stimolare le aziende a preferire la produzione biologica.
Largo Banchi Nuovi - Napoli (zona Centro Storico)
Oggi:
dalle ore 9.00 alle 19.00
Altre date:
16-17 MAGGIO
13-14 GIUGNO
04-05 LUGLIO
11-12 LUGLIO
Comprare jeans. Una pratica ovvia. Ma può diventare una buona pratica se iniziamo ad acquistarli equosolidali . Prodotti cioè secondo un commercio etico e senza strombazzamenti ideologici e al prezzo di circa 50 euro.
Il progetto è iniziato nel Mali, con la certificazione di 4 cooperative di produttori: Dougourakoroni, Dougourakoroba, Batimakana e Baleani, che si trovano nella regione di Kita, dove nel 2003 la produzione di cotone equo solidale era dello 0,3%, passata nel 2004 ad 1,58%. La domanda sempre più crescente preannuncia ottime prospettive di sviluppo ed è in corso anche la certificazione di nuovi villaggi. Gli standard del Commercio Equo Solidale impongono un prezzo d’acquisto che includa tutti i costi e i bisogni monetari dei produttori. I fiocchi di cotone raccolti in Mali sono di qualità scelta, con poche impurità e buona resistenza.
Vengono filati e tessuti nei pressi di Vicenza dal Gruppo Montebello, certificato FLO dal 2005 quindi conforme al codice sociale di condotta stabilito dall’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro). I tessuti sono poi confezionati nel villaggio di M’Saken, in Tunisia, dal gruppo Speed Confection a 12 chilometri da Sousse.
Finalmente un primo esempio in Italia di spesa a Km zero. Lo mette in atto il Politecnico di Torino che per rifornire la sua mensa riservata al personale docente e non, sceglie di acquistare i prodotti presenti sul territorio.
Menu a Km Zero è promossa da Politecnico, CIR food, Coldiretti e riguarda la ristorazione con prodotti tipici regionali e stagionali. E per la presentazione del progetto è stato offerto un menù tipo: risotto al Castelmagno, coniglio al civet e frittata ai porri; mentre Coldiretti ha allestito il tavolo delle mele offrendo mele golden, mele delizia, succo di mela filtrato e non, mele essiccate al naturale e alla cannella.
In questo modo si abbattono i costi di trasporto e logistica dei prodotti agroalimentari, voci che incidono sul fatturato delle imprese di produzione per oltre il 30%. I ristoranti propongono piatti con i sapori della terra d’origine, garantiti e rintracciabili attraverso un’etichetta che ne certifica la provenienza, perché offerti dai produttori agricoli del luogo.
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Nei giorni in cui il Vinitaly consacra la bevanda nazionale vettore dell’export agroalimentare “Made in Italy” , louie ci segnala il reportage curato da l’Espresso in edicola questa settimana dove si denuncia la messa in vendita di 40 mila bottiglie di vino avvelenato.
Le aziende coinvolte sono già 20: otto si trovano al Nord, in provincia di Brescia, Cuneo, Alessandria, Bologna, Modena, Verona, Perugia. Il resto invece è sparso tra Puglia e Sicilia. Con i veleni sono state confezionati 70 milioni di litri e messi in vendita nei negozi e nei supermercati come vino a basso costo anche dai marchi più pubblicizzati del settore per un totale di 40 milioni di fiaschi e confezioni di tetrapack d’ogni volume, offerte a un prezzo modestissimo: da 70 centesimi a 2 euro al litro.
Tutto solo per soldi: con questo sistema criminale i produttori riuscivano a risparmiare anche il 90 per cento: una cisterna da 300 ettolitri costava 1.300 euro, un decimo del prezzo normalmente chiesto dai grossisti del vino di bassa qualità. L’istruttoria è nata partendo da uno dei soliti sospetti: una cantina di Veronella che 22 anni fa venne coinvolta dal dramma delle bottiglie al metanolo.
Supermercati vuoti, blocchi stradali, sospensione delle forniture. L’Argentina vive la sua nuova crisi economica. Questa volta sul piede di guerra gli agricoltori che protestano contro gli aumenti sui prodotti da esportazione, decisi dal decreto presidenziale dell’11 marzo, che fanno schizzare le tasse fino al 45% in più. Le associazioni degli agricoltori argentini hanno deciso di proseguire lo sciopero in atto da 19 giorni, a seguito della reticenza del governo a ritirare le sue proposte di stretta fiscale.
L’aumento della pressione fiscale colpisce soprattutto gli esportatori di soia, leguminosa di cui l’Argentina è il terzo produttore mondiale e che rende al Paese circa 12 miliardi di dollari all’anno. Secondo i sindacati l’aumento metterebbe in ginocchio soprattutto i piccoli e medi produttori, protagonisti, secondo molti analisti, della ripresa economica argentina dopo la crisi del 2001.
Aumenti simili, comunque, sono previsti anche sul granoturco e su molti altri prodotti agricoli.
La protesta degli agricoltori è stata sposata anche dagli autotrasportatori, che hanno bloccato buona parte delle principali arterie di comunicazione del paese. Sugli scaffali dei supermercati scarseggiano da tempo carne, latte e derivati.
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