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Tutti gli articoli con tag report

Report RaiTre: dalla Pianura Padana al land grabbing

pubblicato da Marina

land crabbing

Report stasera dalle 21,00 su RaiTre con il dossier firmato da Pietro Riccardi affronta il fenomeno del land grabbing, il furto di terra o accaparramento. La puntata si intitola proprio Corsa alla terra e parte dalla Pianura Padana.

In Italia non conviene più coltivare la terra e ogni giorno perdiamo tra Veneto e Lombardia terreno coltivabile usato per costruirci su. Gli agricoltori preferiscono coltivare all’estero:

Che c’entra per esempio il fallimento di Lehman Brothers con la sorte di qualche centinaio di contadini di un villaggio sperduto del Mali? O ancora, cosa lega la direttiva europea sui biocarburanti con la morte di tre pastori nel nord del Senegal? In un viaggio che va dagli uffici di Washington della Banca Mondiale fino a una rivolta contadina nel cuore dell’Africa Occidentale, la puntata di domenica 18 dicembre cerca di percorrere i fili intrecciati di finanza, politica e modelli di sviluppo economico che stanno muovendo una corsa globale all’accaparramento di terra. Il termine inglese è land grabbing e i principali “accaparratori” sono europei, cinesi, indiani, americani. Il terreno di conquista più propizio è l’Africa dove governi compiacenti aprono le porte a investitori intenzionati a fare profitto nel più breve tempo possibile. Poco importa se milioni di contadini verranno espropriati delle loro terre come lo furono gli indiani d’America ai tempi del conquista del West. Per la Banca Mondiale, così come per molti investitori, si tratta del prezzo da pagare per ottenere il tanto agognato sviluppo. Ma per altri autorevoli osservatori questo è soltanto il preludio di una nuova strategia di conquista della risorsa più preziosa: l’acqua.

Via | Comunicato stampa
Foto | Flickr

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Bollette (ed emissioni) in aumento? Colpa dei gadget elettronici

pubblicato da Nestor Carnevali


L’attuale modello che punta alla riduzione dei consumi energetici “casalinghi” potrebbe avere un problema. Negli ultimi anni i principali elettrodomestici, quelli che erano già diffusi nell’occidente dagli anni 70 del secolo scorso in avanti, hanno migliorato nettamente la loro efficienza energetica. Classe A, AA, AAA+, ormai si trovano sul mercato frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie che consumano relativamente poco, eppure i consumi energetici domestici continuano ad aumentare?

La colpa? Secondo il rapportoL’elefante nel salotto“, realizzato della Energy Saving Trust, un’organizzazione indipendente che fornisce consigli e raccomandazioni per il risparmio energetico e la riduzione delle emissioni di carbonio, i principali responsabili della crescita della domanda energetica (del 600% fra il 1970 e il 2009 in UK) sono i grandi televisori al plasma, i frigoriferi con oltre 600 litri di capacità, i router wireless, i faretti alogeni e poi tutta la serie di notebook, iPad, iPod e gadget che richiedono continuamente di essere ricaricati. Il dottoressa Paula Owen, autrice del report, ha spiegato:

Se guardiamo nel corso degli ultimi cinque anni molte cose sono cambiate e molti progressi sono stati fatti nel tentare di ridurre i consumi puntando ad elettrodomestici più efficienti, ma dove c’è ancora molto da lavorare è con i nostri “gadget” e sul cosiddetto home entertainment che consumano sempre più energia. Quello che stupisce è che persone che valutano molto attentamente i consumi quando comprano un’automobile non fanno lo stesso quando acquistano elettrodomestici.

Il problema è proprio questo, lo centra perfettamente la Owen, al contrario di quanto avviene per le auto quando dobbiamo acquistare un mega televisore al plasma difficilmente ci rendiamo conto di quanto, una volta collegato alla nostra presa di corrente, costerà su base mensile ed annua a noi e al pianeta.

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Wi-fi e cellulari cancerogeni: una preoccupazione di troppo?

pubblicato da Marina

Report sui presunti danni delle radiazioni a radiofrequenze elettromagnetiche emesse da WiFi e cellulari ne parlava qualche tempo fa. In alto il video. Oggi l’Oms con Iarc, International Agency for Research on Cancer ha annunciato uno studio di prossima pubblicazione sui rischi connessi tra l’uso di cellulari e devices wireless classificati come fonti cancerogene 2B e l’insorgenza del glioma e neurinoma acustico, due forme di cancro.

Le onde elettromagnetiche sono finite in classe 2B che definisce gli agenti che possono essere carcinogeni per gli esseri umani e include moltissime sostanze. Intanto in Italia già da qualche giorno è partita la petizione No WiFi e Totem per evitare che sia adottato nelle scuole il sistema wireless.

Lo studio, dicevo, sembra confermare queste preoccupazioni. Anche se avverte l’Oms che sono necessari approfondimenti in merito e invita comunque alla cautela nell’uso di questi dispositivi elettronici.

Via | Iarc

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Report RaiTre, eolico e rinnovabili manna per la speculazione

pubblicato da Marina

a Report RaiTre girano le pale

A Report girano le pale. Nel senso che il servizio presentato ieri “Girano le pale” (qui il testo e qui il video) ha scandagliato quella che è la situazione dell’energia eolica e delle rinnovabili in Italia. Un botto di incentivi, connessioni con la criminalità organizzata e speculazione da parte di chi ha tanti soldi da investire. Ma gira che ti rigira quei soldi finiscono nelle tasche dei soliti noti. Soldi che sborsiamo noi mortali consumatori per non avere in cambio nulla se non le bollette più care d’Europa. E la nuova idea di rientrare nel nucleare, energia sporca, vale la pena ribadirlo, probabilmente porterà alle stesse disastrose conseguenze: bollette elettriche ultra stellari, come già denunciato da Confindustria.

Spiega Milena Gabanelli:

Abbattere le emissioni di CO2. Il 17% deve venire da li. Questa energia viene incentivata dallo stato. In 20 anni al fotovoltaico sono stati dati 20 miliardi. Ma quando si è scoperto che il meccanismo degli incentivi era un affare ci si sono buttati un po’ tutti. Per potenza installata siamo davanti a Giappone e Stati Uniti. Ma siamo sempre indietro e non siamo tra i primi paesi con fonti rinnovabili. Cosa non quadra?

Intanto gli incentivi alle rinnovabili li paghiamo noi consumatori in bolletta e secondo il Sottosegretario Stefano Saglia possiamo anche sapere quanto, controllando la voce A3 in fattura. Ma io ho controllato la mia bolletta Enel e della voce A3 non c’è traccia. Alle rinnovabili vanno più di 3 miliardi di euro, mentre 500milioni di euro sono ancora per il decommissioning del nucleare.

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RaiTre, Report in onda con "L'ultima mattanza" dedicato alla scellerata pesca al tonno rosso

pubblicato da Marina

Milena Gabanelli a report dedica una puntata alla mattanza del tonno rosso Anche Milena Gabanelli con Report si interessa all’estinzione del tonno rosso e domenica 23 maggio alle 21,30 su RaiTre va in onda “L’ultima mattanza” un servizio di Sabrina Giannini dedicato alla scellerata pesca al tonno rosso. Parliamo di pesca che rifornisce l’industria e che sta facendo danni incalcolabili all’ecosistema marino.

Vi lascio la sinossi:

La pesca al tonno e’ l’ultima frontiera di una caccia ancora sfruttabile dall’industria. Ma proprio a causa del sempre piu’ crescente consumo di tonno in scatola molte specie sono eccessivamente sfruttate. La storia del tonno in scatola e del tonno rosso del Mediterraneo, quasi in estinzione a causa dei giapponesi e della ”moda” del sushi, sono il paradigma per capire quanto sia stupido l’uomo nel gestire le risorse del pianeta.
Troppi interessi e le ipocrisie dei politici ruotano intorno all’industria e alla pesca industriale del tonno e alle politiche mondiali per la conservazione delle specie sull’orlo dell’estinzione. E il consumatore che, a causa della scarsa informazione in etichetta, non sempre e’ in grado di capire che con il proprio comportamento alimentare rischia di far sparire per sempre il pesce piu’ importante per gli equilibri del mare. Andando avanti cosi’ ai nostri figli lasceremo in eredita’ il sushi a base di riso e fagioli azuki.


Via | Comunicato stampa

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Legambiente, dossier Mal'Aria 2010: Napoli, Torino e Ancona le città più inquinate da PM10

pubblicato da Marina

Legambiente denuncia: le città italiane inquinate da PM10 L’aria che respiriamo è inquinata, sopratutto nelle metropoli: l’ennesima classifica, questa volta di Legambiente, dà la maglia nera a Napoli. Ma neanche sono promosse altre città come Milano (108), Roma (67) e Venezia (60) e tra parentesi gli sforamenti del limite medio giornaliero di 50 microgrammi/metrocubo di PM10. A nulla è valsa l’avvio di procedura d’infrazione e messa in mora da parte dell’Europa.

Spiega Legambiente nel suo dossier Mal’Aria 2010 che:

Napoli (156 superamenti), Torino (151), Ancona (129) e Ravenna (126). La Pianura Padana si conferma come area critica anche in questo caso con 8 città tra le prime dieci per superamenti del valore di legge. Al primo posto troviamo Novara con 83 superamenti, seguita da Alessandria (73), Lecco (70) e Mantova (68). Le principali fonti di inquinamento atmosferico a livello nazionale sono rappresentate dal settore industriale e della produzione di energia (responsabili del 26% delle emissioni di Pm10, del 23% di NO2, 79% di SOx e 34% di idrocarburi policiclici aromatici rispetto al totale nazionale) e dai trasporti, dove il contributo maggiore è attribuibile a quello su strada che contribuisce per il 22% alle emissioni totali di Pm10, 50% di NO2 e il 45% di CO e il 55% del benzene rispetto al totale nazionale.

Come per i servizi di Report, all’indomani dello snocciolamento di fatti e cifre scandalose non succede mai nulla. Questa volta, al di la dei proclami vari, non sarebbe ora che ognuno di noi prendesse coscienza del fatto che inquina l’aria ogni santa mattina che si mette al volante? Milano ha l’Ecopass, riconfermato anche quest’anno, l’aria inquinata e 73 ricoveri al giorno causa smog. Vogliamo iniziare a chiedere una mobilità pubblica più efficiente? Vogliamo pretendere che chi può usi la bicicletta per gli spostamenti brevi? Vogliamo pretendere piste ciclabili? Vogliamo pretendere di non inquinare l’aria che respiriamo?

Foto | Legambiente

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Qualità dell'acqua potabile: a Ferrara, Lecce e Reggio Calabria situazioni critiche

pubblicato da missunderstanding

qaulitÃ�  acqua cittÃ�  italianeL’ultimo rapporto di Altroconsumo ha censito 35 città italiane sulla qualità dell’acqua potabile e in fondo alla classifica si sono piazzate a pari merito al penultimo posto Ferrara e Lecce, all’ultimo Reggio Calabria.

Ferrara è preoccupata, perché la qualità della sua acqua, definita buona nei controlli del 1998 e del 2003, è definita mediocre secondo i dati del 2009. A Lecce, alla qualità dell’acqua non proprio ottima, si aggiunge il prezzo della bolletta, che si aggira intorno ai 300 euro e costa ad una famiglia salentina quasi quanto alla carissima Firenze, e quasi il triplo di una famiglia di Milano.

In generale l’acqua delle città appare abbastanza buona, eccellente a Potenza e a Campobasso, bocciata soltanto a Reggio Calabria, per la presenza si sale oltre i limiti consentiti dalla legge. Ad ogni modo, queste sono le conclusioni riportate dal report di Altroconsumo sulla qualità dell’acqua nelle città italiane e sull’importanza di bere l’acqua del rubinetto invece di quella in bottiglia, che è il più grande nemico dell’ambiente:

I risultati dell’inchiesta che abbiamo realizzato nei capoluoghi di regione e provincia in giro per lo Stivale (isole comprese) sono cristallini. Non bere l’acqua di casa significa rinunciare a un prodotto buono, equilibrato perché oligominerale e super-economico: costa 250 volte meno che l’acqua griffata e venduta in bottiglia.

Foto | Flickr

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Combattere insieme i cambiamenti climatici potrebbe creare 10 milioni di posti di lavoro, intuizione di Tony Blair

pubblicato da missunderstanding

tony blairTony Blair è pronto a presentare al segretario della Nazioni Unite Ban Ki-Moon una richiesta affinchè i leader mondiali si incontrino per discutere degli effetti del riscaldamento globale e delle misure per arginarne le consguenze, da lui trattati nel report “Cutting the Cost”.

Nel report Blair descrive i vantaggi economici che i paesi avrebbero adottando una risposta strutturata e coordinata nel combattere il global warming e limitare le emissioni. Secondo l’analisi di Blair, inoltre, un processo coordinato e internazionale, potrebbe creare complessivamente circa 10 milioni di posti di lavoro.

Nonostante tutto, secondo quanto riportato dal Telegraph, dal report e dalle parole di Tony Blair sembra emergere più l’urgenza di risollevare le sorti economiche del mondo che non una vera e propria preoccupazione per la questione ambientale:

Anche ignorando i costi del cambiamento climatico in se stesso, il mondo avrebbe benefici economici da un’azione mirata sulla riduzione delle emissioni.

Foto | Flickr

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L'Europa e l'acqua: uno studio europeo per ridurre gli sprechi

pubblicato da Luca

Acqua: usare con cautela. Foto Snap® L’European Environment Agency (EEA) ha pubblicato recentemente un report sull’acqua: le riserve, gli usi e soprattutto gli sprechi di questa importante risorsa. I risultati non sono troppo confortanti e si consiglia un uso parsimonioso, considerando soprattutto l’incremento dei fenomeni siccitosi negli ultimi anni.

Tra i settori maggiormente coinvolti ovviamente l’agricoltura ha un ruolo cardine, con percentuali che raggiungono in alcune aree l’80% di tutta l’acqua estratta. Difficile però considerare la media del 24% per il settore primario e paragonare le precipitazioni inglesi con quelle siciliane.

L’unica strada percorribile tuttavia rimane quella di ridurre la domanda, minimizzare la quantità di acqua che estraiamo e aumentarne l’efficienza nell’utilizzo. I ricercatori hanno quindi elencato una serie di provvedimenti utili per una corretta gestione della risorsa.

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In Austria una casa nuova su quattro sarà passiva

pubblicato da Roberto Bosio

Fino ad ora in Austria le case passive erano più di quattromila. Non poche - soprattutto se paragonate agli standard italiani - ma nemmeno tante. In futuro però i numeri dovrebbero cambiare. Secondo l’Istituto IG Passivhaus, nel 2009, a Vienna, il 25% degli edifici di nuova costruzione verrà costruito secondo gli standard della casa passiva. Il numero comprende anche le case popolari e quelle per gli studenti.

Questa crescita sembra non riguardare solo la capitale: nel 2010 il rapporto di una casa passiva su quattro edifici di nuova costruzione dovrebbe valere per tutta l’Austria. Secondo il direttore commerciale dell’Istituto - Günter Lang -, dal 2011 la casa passiva sarà lo standard generale costruttivo. Del resto questa sarebbe anche una richiesta urgente del Parlamento Europeo.

Le ragioni per scegliere una casa passiva sono evidenti: oltre ai forti vantaggi in termini energetici, economici e di comfort, chi vive in una casa passiva non deve più preoccuparsi dei problemi e dei costi legati all’approvvigionamento energetico.

Il video allegato alla notizia riguarda una puntata un po’ datata, ma sempre valida di Report sulle case passive. Dopo il salto troverete la seconda parte del video.

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